Beagle 2, il riscatto

La missione spaziale fu un flop. Cinque anni dopo, lo strumento costruito per esplorare Marte diventa un test per diagnosticare la tubercolosi. Al via la sperimentazione in Malawi

 CRONACA – Ricordate il robot marziano Beagle 2? La missione avrebbe dovuto cercare la vita sul Pianeta Rosso ma fallì clamorosamente. Il segnale di atterraggio, atteso con grande risonanza mediatica per il giorno di Natale del 2003, non arrivò mai, e di Beagle 2 si persero per sempre le tracce. Cinque anni dopo, quel flop nello spazio sta portando inaspettati frutti sulla Terra. Lo strumento costruito per analizzare la composizione del suolo alieno potrebbe cambiare la diagnosi della tubercolosi, malattia che nel mondo uccide un milione e mezzo di persone.

Ad annunciare l’avvio della sperimentazione in Malawi è proprio lo scienziato che progettò Beagle 2: Colin Pillinger, 66 anni, che un lustro fa guidò il suo team della Open University, in collaborazione l’Università di Leicester e l’Agenzia Spaziale Europa. Per un po’ fu lo scienziato più famoso della Gran Bretagna, ma restò a un passo dalla gloria. All’indomani dello smarrimento della sonda, diventò il capro espiatorio di quell’insuccesso. Venne travolto di critiche feroci, messo all’indice e marginalizzato. Ma non si perse d’animo.
Per Beagle 2il professor Pillinger  aveva messo a punto un sofisticato spettrometro di massa, strumento capace di misurare le masse atomiche e capace di rilevare e quantificare composti sconosciuti sul pianeta Marte. Lo strumento era leggero e robusto, capace di sopportare le bassissime temperature di Marte e il caldo estremo della sterilizzazione, e funzionava con un bassissimo consumo energetico, meno di una normale lampadina. Grazie a un finanziamento della fondazione Wellcome Trust, il professor Pillinger iniziò a valutare le possibili applicazioni del macchinario in campo medico, scoprendo che lo spettrometro di Beagle 2 sembrava fatto apposta per la diagnosi della tubercolosi. Attualmente la malattia, causata da un batterio, viene diagnosticata con un esame della saliva. Per avere i risultati del test, occorrono dalle sei alle otto settimane, il tempo necessario per moltiplicare la carica batterica in vitro. Test più veloci non si sono rivelati molto accurati. Secondo Pillinger, lo spettrometro di massa potrebbe fornire risposte accurate e rapide, nell’arco di pochi giorni. Questo permetterebbe di avvisare con anticipo le persone infette e di frenare la diffusione del contagio. Un sistema diagnostico, quindi, in grado di salvare numerose vite nei paesi in via di sviluppo. Ironia della sorte, concepito inizialmente per cercare altre forme di vita nel passato cosmologico del pianeta Rosso.
Per Pillinger, oggi immobilizzato su una sedia a rotelle a causa della sclerosi multipla che lo ha colpito, è arrivato il momento del riscatto: “Siamo stati accusati di aver buttato milioni per mandare una navicella su Marte”, ha dichiarato alla stampa inglese. “Ma l’avanzamento delle conoscenze scientifiche ha portato benefici sulla Terra. Qual è il prezzo di provare a salvare centinaia di migliaia di vite?”

1 Commento

  1. Santo cielo Bruno, sei sempre forte !
    E mi fa piacere che la scienza abbia tante pagine che se ne vanno per i fatti loro e si compongono e ricompongono aldifuori delle nostre aspettative.
    Michele

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