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La primavera di Copenhagen

Ascolta l’intervista a John Holten Andersen (inglese)

Migliaia di persone provenienti da paesi di tutto mondo riscaldano l’aria della capitale danese mentre rimbalzano tra seminari, mostre, concerti, spettacoli. Al centro di tutti gli eventi, tra le persone, c’è la Terra e il suo clima

Il cielo invernale del nord fa da sfondo ai mille colori di Copenhagen, dove il clima è cambiato davvero. Del riscaldamento globale non si parla solo al Bella Centre, il lussuoso centro congressi dove sono riuniti politici e rappresentanti delle istituzioni, a sud della capitale. La città è invasa da persone che vogliono capire cosa sta accadendo alla Terra, che vogliono raccontare le loro storie, raccoglierne di nuove. Ci sono iniziative di ogni sorta organizzate da una miriade di gruppi di diverso colore o provenienza. A un passo dalla stazione centrale, il fulcro principale dell’altra Copenhagen: il KlimaForum09. “Questo è uno spazio aperto, è il primo vero summit dei cittadini sul cambiamento climatico” racconta Niels Fastrup, del comitato organizzatore del forum della società civile, mentre corre tra una conferenza stampa e un’altra. Cinquemila persone ogni giorno passano di qui e a partire dal prossimo fine settimana ci si aspetta che il numero raddoppi. I protagonisti di questa Copenhagen sono gli abitanti del pianeta. Quelli che vengono dalle città industrializzate d’Europa, dalle montagne del Tibet, dall’Alaska, gli attivisti delle foreste pluviali del Paraguay. Sono ambientalisti, scienziati, pescatori, contadini, artisti, studenti e tanta gente comune.

John Holten Andersen, professore dell’Università danese Technical University of Denmark, è ottimista: “Dicembre 2009 è una data importante. Non solo per le negoziazioni che verranno discusse nell’incontro ufficiale di COP15. Esistono le soluzioni ai problemi del pianeta e dobbiamo darci da fare”. Su questa convinzione Andersen ha costruito la sua attività di scienziato e di ambientalista. Ha lavorato al Dipartimento di ricerca danese sull’ambiente National Environmental Research Institute poi direttore Danish Nature Council ed è tra i fondatori del movimento danese di decrescita economica. “Noi possiamo e dobbiamocambiare; dobbiamo andare alla radice della questione, capire quali sono le cause dei cambiamenti climatici e poi intervenire. Gli eventi del KlimaForum09 non sono un tavolo di discussione chiuso. Qui possiamo parlare e confrontarci, ragionare per capire come intervenire”.

In questi giorni a Copenhagen l’aumento di temperatura globale del pianeta non è solo un parametro fisico: è la storia degli indigeni delle foreste dell’Amazzonia che non capiscono più la natura con cui hanno vissuto per migliaia di anni anni, sono gli alberi piantati per combattere la deforestazione e l’aumento di anidride carbonica, è un maiale enorme che ha viaggiato da Vienna alla capitale della Danimarca per raccontare quanta CO2 emette in atmosfera un modello alimentare che non è più sostenibile. La Terra che cambia qui è un occasione per pensare a un modello di sviluppo più rispettoso della natura e dei diritti delle persone.

Tra gli stand, nei corridoi e nelle sale del KlimaForum si parla di inondazioni, dello scioglimento dei ghiacciai, della siccità, di migrazioni e della fame. Ma la gravità dei tematiche discusse non stride affatto con i colori del forum e con i sorrisi degli ospiti e del pubblico. C’è voglia di cambiare. La si sente nell’aria, se ne parla nei talk, si legge negli adesivi, nei giornali, nei volantini. Il messaggio chiama e coinvolge tutti: bisogna cambia qualcosa che non va in questo mondo, non il clima.

3 Commenti

  1. Il cambiamento è urgente, imprescindibile.
    Un vento innovatore dovrebbe trasportare l’aria che si sta respirando a Copenhagen in tutto il mondo, attraversando, possibilmente, l’Italia per prima.

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