CRONACA

Plastica senza petrolio

L’obiettivo è chiaro: sostituire la plastica con materiali a base d’acqua. Riuscirci non è banale, ma un nuovo materiale giapponese promette molto bene.

NOTIZIE – Mescolare in un bel bicchiere d’acqua un cucchiaino d’argilla, un pizzico di “colla molecolare organica” e uno di poliacrilato di sodio, poi attendere qualche minuto. Il risultato non sarà un mucchietto di fango, ma un nuovo tipo di materiale, oil-free (senza petrolio), che potrebbe addirittura diventare la plastica del futuro .

La ricetta è del giapponese Tazuko Aida (e collaboratori), che descrive il nuovo materiale, un idrogel per la precisione, in un articolo pubblicato oggi su “Nature”.
“Siamo tutti concentrati a cercare di ridurre la dipendenza da fonti fossili di energia, ma anche sostituire la plastica derivata dal petrolio con sostanze a base di acqua sarebbe utile, e l’idea è molto stimolante”, hanno dichiarato gli autori. In effetti, già da diversi anni si lavora alla creazione di idrogel sintetici, con risultati però sempre piuttosto “traballanti”.

Alcuni sono fragili, poco trasparenti e incapaci di “auto-ripararsi”, cioè di rimettersi insieme dopo aver subito un piccolo danno: insomma, un disastro su tutta la linea. In altri casi va un po’ meglio: ci sono idrogel abbastanza resistenti e anche gradevolmente trasparenti. Le qualità vantate dal nuovo materiale di Aida, tuttavia, sembrano finora le migliori. L’idrogel può essere facilmente plasmato nelle forme desiderate (quadrifogli, cuori, bastoncini…), che riescono anche a stare in piedi da sole grazie una straordinaria forza meccanica. Inoltre, se danneggiato è in grado di ricostituirsi da solo e rapidamente.

Merito del particolare tipo di legami che si formano tra i componenti del nuovo materiale, spiegano gli autori. In gioco ci sono infatti forze sopramolecolari, come i legami a idrogeno, più intense e resistenti dei legami covalenti che caratterizzano la maggior parte degli altri idrogel.

Valentina Murelli
Giornalista scientifica, science writer, editor freelance

4 Commenti

  1. Io pensavo che fossero i legami covalenti (come, per esempio, tra gli atomi di ossigeno e di idrogeno nell’acqua) più “resistenti” di quelli a idrogeno (come, per esempio, quelli tra le molecole di acqua)…

    1. In linea di principio sì. In questo caso, però, c’è in gioco la particolare struttura del materiale, che è fatto di nanofogli sovrapposti di argilla, collegati insieme da una colla molecolare organica attraverso legami a idrogeno e legami elettrostatici. Nel complesso, questi legami sono molto resistenti e conferiscono al materiale altre caratteristiche che non sarebbero garantite da altri tipi di legami.

  2. difatti, è così: i legami covalenti sono più forti e più stabili di quelli di idrogeno…sara stato un errore di stampa. Cmq un bel articolo….speriamo sia non solo vero ma anche presto in applicazione quotidiana

  3. la pubblicazione tratta da Nature dice che i legami ad idrogeno vanno a rafforzare quelli già esistenti costituiti dunque da legami covalenti.

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