CRONACA

Cretaceo in technicolor

Grazie a una nuova tecnica di analisi dei fossili gli scienziati dimostrano che i dinosauri erano colorati


NOTIZIE
– Finora i paleontologi erano convinti che non ci fosse modo di sapere quali colori sfoggiasse la livrea dei dinosauri, perché i fossili sembravano non poter offrire questo tipo di informazione. Una tecnica innovativa però sembra destinata a rivoluzionare il nostro immaginario su questi bestioni primitivi: Michael Benton, dell’Università di Bristol nel Regno Unito, e colleghi qualche giorno fa hanno pubblicato su Nature online uno studio dove hanno ricostruito i colori che adornavano il piumaggio di una specie di uccello primitivo e di un dinosauro del periodo cretaceo. Si avete letto bene, piumaggio. Benton è infatti un sostenitore della teoria secondo cui i dinosauri avevano le piume e secondo lui questo studio oltre svelarne i colori stabilisce definitivamente che le setole fossili dell’esemplare di dinosauro fossile oggetto della ricerca erano in realtà piume.

Le setole del Sinosauropteryx e quelle dell’uccello Confuciusornis (entrambi risalenti al periodo cretaceo) esaminate da Benton contengono melanosomi fossili. Si tratta di organelli in cui è racchiusa la  melanina, una famiglia di pigmenti che normalmente dà il colore a pelle, pelo e penne. Fortunatamente, per i ricercatori, ogni diverso colore corrisponde  a una forma specifica di melanosoma, ed è dunque possibile capire la tinta che l’organo determina dalla sola analisi morfologica.

Benton e colleghi hanno individuato nei fossili due tipi di melanosoma: gli eumelanosomi (che danno un colore nero-grigio) e i feomelanosomi (che provocano un rosso-marrone).
Secondo Benton il  Sinosauropteryx doveva avere una coda coperta di penne adornate da strisce rossastre. “Possiamo ora affermare con sicurezza che le setole erano in realtà penne,” ha dichiarato Benton, perché è molto difficile che materia organica proveniente dalla pelle si conservi così a lungo, mentre le penne sono molto più resistenti. Altri scienziati restano però scettici, e sostengono che il materiale organico potrebbe per esempio provenire da batteri, o che comunque nulla da la certezza che non si tratti di quel che rimane dell’epidermide del dinosauro.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

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