APPROFONDIMENTO

Troppo perché?

Per una volta, ci sorprende un giudizio di Jon Cohen di Science. Pubblica oggi una bella e lunga panoramica degli studi sugli scimpanzé a cinquant’anni dalle scoperte sulla loro “cultura materiale” fatte da Jane Goodall. Dopo aver intervistato decine di specialisti, Jon trova che la linea di demarcazione tra conservazione e ricerca sia ormai molto sfumata. Molti ricercatori, scrive,

condividono un potente legame con i soggetti della propria ricerca – a volte troppo potente – e la convinzione che lo studio dei nostri parenti più prossimi fornisca prospettive (insights) uniche sull’evoluzione umana.

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A chi è andato da turista o da cronista in uno dei “santuari” dove scimpanzé e bonobo vengono osservati, quel legame sembra normale e semmai non abbastanza potente negli indifferenti alla sorte dei grandi primati (e dei piccoli, ma sarà per un’altra volta).  È difficile incontrare il loro sguardo senza sentirsi parenti prossimi e pensare a “Una relazione all’accademia” di Kafka.

2 Commenti

  1. un legame troppo potente? ma questo tizio ha mai letto Konrad Lorentz? si può fare ottima ricerca pur coltivando il lato migliore della propria umanità. o dovrei dire “bestinità”, visto che noi e gli animali siamo tutti fratelli, diversi per grado ma non per natura

  2. Sono d’accordo, noi umani, gli animali e i vegetali di ogni specie, dimensione e utilità e anche gli oggetti inanimati, facciamo tutti parte della stessa stramberia celeste. Tanto vale instaurare rapporti di fratellanza rispettando e ammirando la creatività della Natura nelle sue diverse espressioni. Unica eccezione, le zanzare ematofaghe: poteva risparmiarcele.

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