CRONACA

La crescita (non l’età) controlla la crescita

Il processo di sviluppo di un organismo è autoregolato e non dipenderebbe dall’età, dicono gli scienziati dei NIH

NOTIZIE – Bisogna immaginare l’organismo (sano) come una sinfonia, in cui l’equilibrio di ogni singolo contributo (organo) è il segreto della perfezione del risultato. È in questo modo che Julian Lui, dei National Institutes of Health di Bethesda, negli Stati Uniti, immagina il processo di crescita dell’organismo animale. In un articolo su the FASEB journal, Lui e colleghi hanno infatti dimostrato che la crescita non è un processo controllato dall’età dell’organismo, bensì appare come una sorta di omeostasi dinamica, un processo di autoregolazione guidato dalla crescita stessa. In pratica l’organismo e gli organi crescono più o meno a seconda della progressione complessiva della crescita di tutto il corpo.

Questa osservazione oltre a chiarire i dettagli sullo sviluppo degli esseri viventi, spiega anche come vengono mantenute correttamente le proporzioni corporee durante la maturazione. La ricerca di Lui prevedeva due fasi, una in vivo e una in vitro. Nella prima fase gli scienziati hanno osservato quali geni per la crescita sono attivi in organismi giovani (crescita rapida) e li hanno confrontati con quelli attivi in organismi adulti (crescita lenta), per individuare i geni che si disattivano nei vari organi con l’età. Successivamente hanno “spento” i geni individuati in culture di cellule e hanno osservato il risultato.

Gli scienziati hanno osservato che la crescita rapida in giovane età è una risposta all’attivazione di geni multipli per la crescita. Questi stessi geni vengono progressivamente spenti durante la maturazione, provocando un rallentamento dello sviluppo. È un processo che avviene simultaneamente in tanti organi, e questo spiegherebbe perché durante lo sviluppo del corpo le proporzioni rimangono armoniche. Questo processo non è controllato dall’età dell’organismo, perché come hanno osservato Lui e colleghi i geni vengono spenti quando l’organo raggiunge un certo livello di crescita (indipendente dal tempo che ci mette per farlo)

Lui spera che questi studi possano aprire una nuova strada per comprendere sia le disfunzioni della crescita nell’essere umano, che i meccanismi di crescita cellulare incontrollata alla base del cancro. Spera inoltre che approfondendo le conoscenze sulla genetica della crescita si possano sviluppare delle tecniche di controllo della rigenerazione cellulare per la ricrescita di organi danneggiati.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

1 Commento

  1. A mè sembra che abbia scoperto l’acqua calda. Il fattore tempo non è un processo attivo, ma semplicemente quanto impiegano i processi vitali perchè avvengano. Non è il tempo che fa crescere i grattacieli, ma gli uomini che ci lavorano e non è l’usura del tempo che li fa crollare, ma gli agenti che li corrodono o le azioni traumatiche di particolari eventi. Che ci siano geni preposti allo sviluppo ordinato di un organismo è noto sin dagli albori della genetica e che tutte le cellule di un organismo si controllino fra di loro è abbastanza intuitivo, come avviene in qualsiasi società ben strutturata, che tende tuttavia a disgregarsi col trascorrere del tempo per il venir meno del reciproco controllo fra gli individui che la compongono o per l’influenza di fattori esterni. Ogni processo vitale ha la sua carica ad orologeria. Esaurita le loro funzione, i geni preposti alle funzioni vitali si estinguono. C’è sempre una scorta di cellule staminali e nel tentativo di riprodurle in vitro sta la speranza di prolungare all’infinito la vita, o almeno di soppiantare lo sviluppo dei tumori, come già sta avvenendo per le leucemie linfoidi, dopo la distruzione di tutte le cellule ammalate mediante la chemioterapia.

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