CRONACA

Problemi globali: la resistenza agli antibiotici

190 delegati di 45 paesi di sono riuniti mercoledì a Uppsala per discutere dell’emergente problema della resistenza agli antibiotici

NOTIZIE – Spiace dirlo, ma la sensazione talvolta è che sugli antibiotici regni sovrana l’ignoranza. Probabilmente non è il caso dei nostri lettori che interessandosi attivamente di fatti scientifici, hanno sicuramente per esempio ben chiara la differenza fra un virus e un batterio (e anche  quali sono infezioni virali – come l’influenza stagionale – e quali batteriche – la congiutivite per esempio, o la salmonella ) e sanno anche che è completamente inutile prendere un antibiotico per l’influenza (e qualsiasi altra infezione virale).

Do per scontato che la maggior parte di voi sappia queste cose, ma temo che la situazione generale non sia così rosea. Per esperienza diretta ho sentito più di qualcuno (persone di media cultura, con tanto di titoli di studio altisonanti) dichiarare di volere prendere l’antibiotico per il raffreddore. Certo non è che la mia personalissima casistica abbia qualche valore statistico, ma visto che mercoledì scorso ben 190 delegati di 45 paesi si sono riuniti in Svezia proprio per affrontare il grave problema della “resistenza agli antibiotici”, forse la mia personalissima percezione non è poi tanto lontana dal vero.

L’uso massiccio di antibiotici infatti ha la spiacevole conseguenza (frutto della selezione naturale) di stimolare i batteri a “farsi furbi” sviluppando di generazione in generazione nuovi ceppi resistenti all’antibiotico.

In pratica più antibiotici assumiamo (tutti quanti in tutto il mondo), più batteri uccidiamo, più stimoliamo questi efficienti esseri viventi ad adattarsi e diventare resistenti allo specifico antibiotico. La conseguenza più grave, secondo quanto è emerso nell’incontro di Uppsala è che infezioni ordinarie, che da secoli non fanno più paura, potrebbero ridiventare fatali.

I delegati riuniti per tre giorni nella città svedese hanno stabilito la necessità per un’azione sinergica nel contrastare la resistenza agli antibiotici. “Questo è un punto di partenza per una convenzione globale sulla resistenza agli antibiotici,” ha commentato Otto Cars, presidente di ReAct, il network internazionale per un’azione sulla resistenza agli antibiotici.

Durante l’incontro di Uppsala sono emersi alcuni punti cruciali. Li riassumo qui in breve:

–       La resistenza agli antibiotici è un problema globale, e proprio come altri problemi globali (vedi cambiamenti climatici) ha bisogno di un’azione globale per essere contrastato

–       È necessario spingere le case farmaceutiche a far sì che il ritorno economico degli investimenti per lo sviluppo dei nuovi antibiotici venga scollegato dalle vendite, in modo che la necessaria innovazione continui ad essere stimolata mantenendo però limitato l’utilizzo dei nuovi antibiotici (va quindi sviluppato un nuovo modello di business)

–       Bisogna spingere chi gestisce le politiche sanitarie a moltiplicare gli sforzi per limitare l’uso non necessario di antibiotici (e insieme rendere più accessibili le medicine nei paesi in via di sviluppo)

–       È necessario un impegno globale nel monitorare la resistenza agli antibiotici in tutto il mondo, con una rete di sorveglianza

Una buona notizia per il 2011 in questo senso è che la Giornata Mondiale per la Salute sarà dedicata propri alla resistenza agli antibiotici.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

5 Commenti

  1. La maggior parte dei batteri con l’enzima NDM-1, isolati di recente, sono resistenti a tutti gli antibiotici per via endovenosa standard.
    Il problema è serio ma la consapevolezza è ancora scarsa. I risultati di un’indagine dell’Istituto Superiore di Sanità rivelano che quasi il 70% dei giovani italiani non ha mai sentito parlare di antibioticoresistenza e che il 40% pensa di poter comprare gli antibiotici autonomamente (vedi: Eumed.org – Gli italiani e il consumo di antibiotici).
    L’uso improprio degli antibiotici ha fatto sì che oggi la loro efficacia non sia più un bene garantito, come a lungo siamo stati abituati a pensare. Le molecole disponibili oggi devono essere considerate risorse non rinnovabili e maggiormente difese se la ricerca continuerà a segnare il passo.

  2. Io conosco la differenza ma pare che i miei vari medici di famiglia nel corso degli anni pensino che gli antibiotici abbiano una qualche efficacia sui sintomi da infezioni virali e perciò non lesinano cure antibiotiche: conosco persone che ritengono sufficienti appena tre giorni di somministrazione di antibiotici e così anche quando questi sono prescrivibili l’errore nella assunzione diventa grave.

  3. E’ evidente che va trovato un equilibrio: gli antibiotici non sono caramelle per la gola e, allo stesso tempo, non sono da demonizzare né per l’uso umano (esistono situazioni e molecole per cui è necessario e sufficiente addirittura una sola somministrazione) né per quello animale. Vanno solo rispettate le indicazioni sulla base delle evidenze scientifiche.
    Quanto all’approvvigionamento, per noi stessi o per gli animali che possediamo e alleviamo, ho la sensazione che le maglie siano larghe. Su questo punto bisognerebbe fare di più.

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