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O tempora, o more!

Se vi andava, dicevo a metà agosto, c’era da firmare l’appello al presidente Medvedev per fermare le ruspe che minacciavano la stazione botanica di Pavlosk, vicino a San Pietroburgo, e le sue cinquemila piante selvatiche ormai estinte nel resto d’Europa.

Sotto l’appello sono arrivate tante firme italiane. Anche le vostre? Se sì, avete vinto una prima battaglia. La vendita dei terreni ai furbetti del quartierino è rimandata a ottobre.

Ma sono furbetti con amici potenti, così quel rinvio riguarda soltanto i 20 ettari di piante da foraggio, in attesa che una commissione indipendente ne valuti l’importanza. Nessun rinvio per i 50 ettari di ribes prugne mirtilli lamponi e anche quelle fragoline che avreste potuto gustare quest’estate sulle Dolomiti se prima non fossero arrivate altre ruspe. Le more no, quelle non rischiano l’estinzione sono lì solo per farmi perdonare il titolo. Il punto è che la petizione del Global Crop Diversity Trust aspetta rinforzi, provereste a reclutarne?

Se vi va, nel frattempo potete firmare quella di Food Democracy Now che è rivolta anche al primo ministro Vladimir Putin.

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