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Ritorno al Futuro, ovvero archeologia 2.0

FUTURO – Oggi, per un giorno, torna nelle sale il cult degli anni ’80 Ritorno al Futuro, di Robert Zemeckis, dove la macchina del tempo è un’ automobile Delorean modificata da un geniale e eccentrico scienziato(sic) che catapulta, suo malgrado, il teenager Marty McFly nel passato.

Il viaggio nel tempo è da sempre uno dei topoi più fecondi della fantascienza, ma dovremmo forse riconoscere che gli uomini un modo per viaggiare nel tempo e conoscere i propri antenati lo hanno già inventato, perché è quello che ogni giorno tentano di fare gli archeologi, che ora utilizzano sempre più le risorse dell’informatica, social network compresi.

L’archeologia è un campo di studi che poggia su discipline che vanno dalla storia alla fisica, passando per linguistica, etnologia, statistica, paleontologia e molte altre. Per trarre conclusioni razionali, deve allora riuscire a integrare una mole enorme di informazioni eterogenee, provenienti da una molteplicità di fonti.

Queste informazioni, in continuo aggiornamento, non devono quindi essere semplicemente archiviate, ma anche facilmente ed efficientemente condivise, codificate secondo opportuni standard: il computer è così diventato uno strumento indispensabile tanto quanto possono esserlo gli strumenti di scavo, e il Web 2.0, ancora una volta, diventa deus ex machina.

Almeno per quanto riguarda il Medioevo, in Italia lo stato dell’arte di questo connubio tra informatica e archeologia, lo possiamo vedere nei progetti del LIAAM (Laboratorio di Informatica Applicata all’Archeologia Medievale) che fa riferimento al Dipartimento di Archeologia dell’Università di Siena, e in particolare riguardo allo scavo del Castello di Miranduolo.

Il Castello si trova nel comune di Chiusdino (SI), Alta Val di Merse, e i primi scavi sono iniziati nel 2001. Ora l’intero progetto è portato avanti con tecnologie all’avanguardia, all’insegna dell’OpenAccess.

Infatti, non solo i dati sono raccolti (anche) con tecnologie piuttosto sofisticate come il 3D laser scanning del rilievo o l’analisi al carbonio 14 dei reperti vegetali, ma i risultati sono disponibili a tutti attraverso il sito, dove è possibile scaricare ogni tipo di documentazione.

Ad esempio, il WebGIS di Miranduolo consente a chiunque abbia una normale connessione a banda larga di accedere a un’interfaccia di immediato utilizzo da cui estrarre i dati GIS. Il tutto, ovviamente, creato con software Open Source.

 

In via sperimentale, è stato creato anche un primo modello in 3D dello scavo, visibile attraverso Google Earth.Qui di seguito una schermata.

Seguire quotidianamente  un lavoro di scavo, di norma, è un’attività che i cittadini non possono compiere, anche nel caso il sito archeologico si trovi sul loro territorio.

Con lo scavo di Miranduolo invece basta visitare il gruppo Facebook dedicato. Qui chi prende parte agli scavi carica costantemente nuovo materiale (foto, osservazioni, ecc…) e grazie a dispositivi portatili come smartphone e netbook, l’aggiornamento può avvenire anche in tempo reale. Il gruppo è aperto, ed è possibile per chiunque commentare e prendere parte alle discussioni. Tutte queste informazioni sono successivamente redatte e inserite nel sito.

Il gruppo non è quindi semplicemente una “vetrina” attraverso la quale osservare cosa fanno “gli scienziati”, ma un reale e dinamico strumento di collaborazione.

Insomma, tutto il progetto è all’insegna di divulgazione, condivisione e contribuzione.

Chiunque voglia non solo iniziare a seguire i progressi, ma anche mettersi in pari, può scaricare gratuitamente due e-books e visionare numerosi video divulgativi sullo scavo e la regione.

Non ci sono altri modi per esprimerlo: al Castello di Miranduolo si fa Archeologia 2.0.


 

Stefano Dalla Casa
Giornalista e comunicatore scientifico, mi sono formato all’Università di Bologna e alla Sissa di Trieste. Scrivo abitualmente sull’Aula di Scienze Zanichelli, Wired.it, OggiScienza e collaboro con Pikaia, il portale italiano dell’evoluzione. Ho scritto col pilota di rover marziani Paolo Bellutta il libro di divulgazione "Autisti marziani" (Zanichelli, 2014). Su twitter sono @Radioprozac

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