CRONACA

Chi vuol fare da antenna?

Nel futuro le antenne-ponte per le telecomunicazioni potrebbero essere sostituite dagli esseri umani

NOTIZIE – Reti “corpo a corpo” (body-to-body network) le chiamano i loro inventori all’Istituto di elettronica, comunicazioni e tecnologia dell’informazione della Queen University di Belfast (io la chiamerei “uomini per antenne”). L’idea è di sostituire (almeno parzialmente) i supporti fissi per le telecomunicazioni wireless (un esempio su tutti gli odiatissimi ripetitori per i cellulari) con dei piccoli sensori portati addosso dalle persone. Per una qualche vaga analogia mi fa venire in mente il cloud-computing, ma il settore scientifico a cui appartiene questo approccio ha già un suo nome: delle “comunicazioni corpo-centriche”(body-centric communication, la traduzione è mia, forse si può fare di meglio).

Gli ingegneri guidati da Simon Cotton stanno studiando come piccoli dispositivi portati addosso da un gran numero di individui (inseriti magari all’interno dei cellulari stessi) interagiscono a formare delle vaste reti  che potrebbero ridurre la necessità di avere stazioni fisse.

I vantaggi di questa tecnologia vanno oltre: Cotton e colleghi infatti credono che potrà essere usata per esempio nella medicina a distanza (soprattutto nella cura degli anziani), ma anche a scopi commerciali o per il monitoraggio degli atleti (addirittura per gli sport di squadra per  avere informazioni tattiche in tempo reale).

La tecnologia ha anche un aspetto “ambientale”: richiede meno energia di quella usata oggi per creare delle reti per le telecomunicazioni, ed emette meno radiazioni. E potremmo forse liberarci di quegli orribili ripetitori travestiti da albero che oggi troviamo ai bordi delle strade.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

1 Commento

  1. Se questo porterà a una migliore efficienza delle reti mobili ben venga, ma io non penso diventerà mai realtà. L’ostacolo più grande per me sarebbe l’incremento dei consumi nei cellulari che dovendo fare da ripetitori lavorerebbero sempre a pieno carico, come se stessi telefonando, e soprattutto negli smatphones la durata della batteria è un problema ancora bello grosso da risolvere. Secondo leggendo l’articolo non capisco questo accanimento contro i ripetitori, che sono “odiatissimi” dalla gente proprio per una diffusa ignoranza scientifica. Il fatto che questi reti emettono meno radiazioni elettromagnetico andrebbe a beneficio dei minor consumi, ma dovete precisare che ad oggi non c’è uno e dico un articolo che dimostri la nocività delle radiazioni EM, di qualsiasi frequenza, ovvero dalle linee ad alta tensione alle linee dei cellulari. Ho proprio visto ora un servizio al TG1 che conferma quello che ho appena scritto: la gente alla domanda del giornalista sulla nocività del cellulare ha risposto quasi totalmente dicendo che era ovvio che facesse male, quindi dandolo come verità assoluta e verificata. Quindi spero che nei prossimi vostri articoli siate più rigorosi in materia

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