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PAC-mecium & Co

Si chiamano biotic games, ma questa volta non si tratta di semplici simulazioni, qui i giocatori interagiscono in tempo reale con processi biologici realmente in atto. Si apre una nuova frontiera nell’edutainment?

FUTURO – Nell’immagine a fianco tutti avranno immediatamente riconosciuto le caratteristiche di PONG, uno fra più antichi e celebri videogiochi, al punto di diventare un’icona pop. Solo che la pallina da far rimbalzare da un estremo all’altro del tavolo da ping pong virtuale, in realtà è un paramecio ripreso da una telecamera mentre si muove in una minuscola “piscina”.

Ma come si riesce a convincere il protozoo a giocare?

In POND PONG, questo il nome del gioco, basta modulare ad arte il campo elettrico intorno al paramecio, il quale meccanicamente risponde allo stimolo. Il resto è invece un’interfaccia grafica da sovrapporre all’immagine ripresa dalla videocamera.

In PAC-mecium invece il giocatore (sempre con stimoli elettrici) comanda sullo schermo il microscopico organismo verso delle sfere e accumula punti man mano che queste sono “mangiate” dall’immagine virtualizzata: stavolta l’ispiratore è evidentemente il celeberrimo PAC-MAN.

Questi sono solo un paio dei giochi che un gruppo di biotecnologi della Stanford University ha presentato sulla rivista Lab on Chip. Qui di seguito l’esplicativa immagine di apertura del paper, disponibile integralmente a questo link.

L’obiettivo che il team si è prefisso nella creazione e diffusione di questi giochi, come spiega il research leader Ingmar Riedel-Kruse, è non solo di avvicinare il pubblico, soprattutto i ragazzi, alla scoperta dei processi biologici e delle tecniche che ci permettono di comprenderli (PolymeRace ad esempio è un sistema di scommesse dove si punta sulla reazione di polimerasi più veloce in una macchina PCR), ma anche di contribuire in questo modo a formare una consapevolezza riguardo alle biotecnologie che possa essere utilizzata nelle scelte individuali e collettive a cui queste ci chiamano, a partire dai temi della biomedicina.

Anche se Kruse sottolinea che i parameci sono unicellulari e per questo privi di sistema nervoso (cioè non possono provare più dolore di quanto ne provi un lievito) afferma che questi giochi potrebbero stimolare la discussione nelle scuole proprio riguardo a temi bioetici come quello della percezione del dolore nelle altre specie. Solo pochi giorni fa, usciva uno studio su Nature Methods che dimostrava come era stato possibile “telecomandare” dei nematodi ingegnerizzati usando impulsi luminosi: dove va tracciata la linea?

Sempre a Stanford, un altro gruppo di ricerca si è mosso su un fronte diverso per quanto riguarda scienza e videogames, cioè quello del crowd-sourcing.

Seguendo le orme di Foldit e di Phylo è stato sviluppato un gioco on-line dove l’utente deve cimentarsi con il folding dell’RNA, non solo con l’obiettivo di migliorare gli algoritmi dei calcolatori, ma anche di partecipare al vero e proprio molucular design. Le strutture più promettenti sono infatti testate in vitro per vedere come se la cavano nel mondo reale e il giocatore ottiene inoltre pieno accesso ai risultati e alla documentazione dell’esperimento.

Si chiama EteRNA e come si può vedere dalla schermata seguente è pensato per creare attorno a sé una vera e propria community di gioco, tanto che sulla destra c’è addirittura una finestra di chat con cui i giocatori possono scambiarsi messaggi in tempo reale per aiutarsi l’un l’altro. È inoltre possibile registrarsi usando direttamente il proprio account Facebook, tramite il quale si rimane poi in aggiornamento sulle novità del progetto.

Rimane da chiedersi quale dei due approcci riuscirà a raggiungere al meglio gli obiettivi che i ricercatori si sono prefissi: vincerà il PAC-mecium stile sala giochi di Krause oppure EteRNA, il browser game che strizza l’occhio al social networking?

 

 

Stefano Dalla Casa
Giornalista e comunicatore scientifico, mi sono formato all’Università di Bologna e alla Sissa di Trieste. Scrivo abitualmente sull’Aula di Scienze Zanichelli, Wired.it, OggiScienza e collaboro con Pikaia, il portale italiano dell’evoluzione. Ho scritto col pilota di rover marziani Paolo Bellutta il libro di divulgazione "Autisti marziani" (Zanichelli, 2014). Su twitter sono @Radioprozac

3 Commenti

  1. Wow! Comunque l’AIP (Associazione Internazionale dei Parameci) si sta già muovendo per difendere i diritti dei propri iscritti! 🙂

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