mercoledì, Dicembre 19, 2018
CRONACA

Bachi in technicolor

Avete presente i bachi da seta, quelle specie di vermi un po’ schifosi, avvolti in un bozzolo grigiastro? Bene, da oggi li potremo avere intrinsecamente colorati e avere fili di seta della tinta desiderata.

NOTIZIE – Il processo di colorazione della seta, una volta ottenuta dal bozzolo dei bachi, è complesso e danneggia parzialmente il filo stesso, tant’è che alcune delle proprietà del pregiato materiale devono essere ripristinate dopo la colorazione.

Se invece i bachi vengono trattati in modo che producano direttamente dei fili colorati tutto ciò può essere risparmiato. È quanto realizzato da un gruppo di ricercatori dell’Institute of Materials Research and Engineering A*STAR http://www.a-star.edu.sg/ a Singapore, e pubblicato sulla rivista Advanced Material (qui l’articolo originale Adv Mater 201003860_Natalia).

Come procedura sperimentale per produrre bachi colorati, i ricercatori hanno utilizzato dei coloranti flororescenti nelle fibre dei bachi, in modo da poter dopo selezionare le molecole più appropriate.

In una prima fase i bachi sono stati nutriti con rodamina B, che è rosa, mescolata a farina di gelso, e già dopo un’ora si è potuto osservare un cambiamento di colore dei bachi. E al decimo giorno del quinto stadio di sviluppo hanno cominciato a produrre fili intrinsecamente colorati di rosa. A seconda della quantità di rodamina B si ottengono bachi di colorazione più o meno intensa.

A parte il colore, i ricercatori non hanno evidenziato nessuna modifica di altre caratteristiche dei bachi o della seta prodotta.

Lo stesso procedimento è stato poi applicato utilizzando coloranti di diverso colore, ed è stata ottenuta seta blu, verde e arancione.

Secondo i ricercatori, il loro metodo, per ora non ancora applicabile indistrialmente,  ha anche delle ricadute ecologiche: nutrire i bachi in modo che siano in grado di produrre seta colorata risparmia il successivo processo di colorazione che impiega acqua, energia e additivi nonché necessita di un post trattamento del tessuto per renderlo utilizzabile.

Inoltre, i ricercatori ipotizzano che lo stesso processo potrebbe essere realizzato utilizzando altre sostanze per ottenere seta con proprietà particolari, utili per esempio  in applicazioni biomediche, bioingegneristiche e bioelettroniche.

6 Commenti

  1. interessante, soprattutto in prospettiva per le eventuali applicazioni industriali. ne alleverei volentieri qualcuno per curiosità!
    p.s. da entomologo, fingerò di ignorare la definizione di “specie di vermi un po’ schifosi”, anche se effettivamente ci sono bruchi molto più belli 🙂

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