CRONACA

Tempeste su Saturno

“Falò” luminosi sono stati osservati su Saturno, in seguito a una tempesta che si è sviluppata nei mesi scorsi nell’emisfero nord del pianeta.

NOTIZIE – Il fenomeno  è stato inizialmente rilevato il 5 dicembre del 2010, dagli strumenti della sonda Cassini (la missione sviluppata dalla NASA, in collaborazione con ESA e ASI, che è entrata nell’orbita di Saturno il 30 giugno 2004) e ieri sulla rivista Science sono stati pubblicati i risultati più approfonditi ottenuti grazie alle osservazioni del Very Large Telescope (VLT) dell’Osservatorio Europeo Meridionale (ESO) che si trova in Cile.

Nell’emisfero nord di Saturno si è sviluppata una tempesta così potente da estendersi in tutto il pianeta e per la prima volta un fenomeno di questo genere è stato osservato con gli infrarossi termici, permettendo di valutare le differenze di temperatura. Si tratta di tempeste  piuttosto rare che sono state osservate solamente sei volte dal 1876 a oggi, l’ultima risale infatti al 1990. L’atmosfera del pianeta Saturno è solitamente calma, ma circa una volta all’anno (che corrispondono a una trentina di anni terrestri), con l’arrivo della primavera nell’emisfero nord del pianeta, dalla zona sotto le nuvole l’aria calda sale e provoca fenomeni simili ai temporali, che possono estendersi e amplificarsi.

I dati mostrano l’effetto che la tempesta ha avuto sull’atmosfera del pianeta, trasportando materiali a grandi distanze e modificando i venti atmosferici con la formazione di vortici e flussi che hanno alterato la lenta evoluzione stagionale di Saturno.

La tempesta ha prodotto un vortice oscuro largo circa 5.000 chilometri di larghezza, forse simile alla Grande Macchia Rossa di Giove, e regioni d’aria calda visibili come “fari” brillanti nell’infrarosso. Forti sbalzi di temperatura, fino a 20 gradi centrigradi superiori alla norma, si sono osservati nella stratosfera di Saturno, che solitamente si trova a 130 gradi sotto lo zero. Queste zone brillanti all’infrarosso non sono mai state viste in precedenza, quindi i ricercatori sono cauti nell’associarle con la tempesta che si è verificata sul pianeta.

“Gli studi precedenti sono stati fatti utilizzando solo la luce solare riflessa, ma ora, osservando per la prima volta la luce termica infrarossa, siamo in grado di rivelare le regioni nascoste dell’atmosfera e misurare i cambiamenti sostanziali delle temperature e dei venti associati a questo evento”, ha dichiarato (come si legge nel comunicato stampa), Leigh Fletcher, uno degli autori della ricerca.

Maggiori informazioni sono disponibili sul sito della NASA.

19 Commenti

  1. Questo articolo mi fa venire in mente quel ciclone di forma esagonale che si era formato, ca 4-5 anni fa, in uno dei poli di Saturno (non mi ricordo più se il Nord o il Sud)…
    Semplicemente eccezionale!
    Ogni volta che vedo quelle immagini mi chiedo come faccia Madre Natura a produrre le bizzarrie che ogni tanto genera…
    Ciao,
    Davide.

  2. Potrebb’essere un indizio che a smuovere e rendere attualmente turbolenta l’atmosfera del nostro Pianeta non vi siano solo cause locali e antropiche; ma che quest’energizzazione dell’atmosfera, che molti paventano stia accadendo qui sulla Terra, sia dovuta a cause ben più ampie riguardanti almeno una parte del resto del cosmo. Forse radiazioni solari o dalle spire più affollate della nostra galassia? O che quelle luci siano in realtà UFO saturnini??

  3. Per carità, io non andrei a scomodare gli UFO!
    Cosa fanno, spettacoli pirotecnici a nostro uso e consumo?
    E perché, poi?
    Penso si tratti semplicemente di fenomeni naturali… Forse di difficile comprensione, e, data la loro intrinseca eleganza e l’apparente ordine geometrico, anche difficili da assimilare, per chi, come l’essere umano, non è propriamente abituato a trovare altra simmetria che non sia quella sferica, nell’universo…
    Il link sottostante lo posto solo perché c’è un’immagine del fenomeno che citavo, che, cmnq, riguardava il Polo Sud di Saturno, e avvenne nel novembre 2006.

    http://www.parrocchie.it/correggio/ascensione/pianeta_x_sta_arrivando.htm

    (E, imho, “Il pianeta X NON sta arrivando”!)
    Ciao,
    D.

    1. E dài…stavo scherzando…e poi il termine “UFO saturnino è divertente”. E perché pure “loro” non dovrebbero effettuare giochi pirotecnici? Magari durante qualche loro ricorrenza tradizionale… come le famose feste “saturnali”!

  4. Penso nessuno incendierebbe l’atmosfera di un pianeta, specie per puro diletto.
    Che poi “saturnino” e “saturnale” siano divertenti, ci puo’ anche stare…
    Ma ti immagini una civiltà in grado di viaggiare tra le stelle della nostra galassia, che, una volta arrivata a destinazione, si metta ad incendiare pianeti?
    Io no, però, in compenso, mi viene in mente quel racconto di fantascienza (di cui non mi ricordo nè titolo nè autore, ma questa sera a casa cercherò, anche se mi pare di ricordare che fosse l’antolgoia di fantascienza “Immaginatevi”, edita dalla Mondadori nel lontano 1983), in cui i nostri pianeti gassosi vengono “affittati” ad una civiltà aliena che vuole utilizzarli come giganteschi cartelloni pubblicitari…
    Chissà, magari è quella la spiegazione di ciò che sta realmente accadendo!
    Ciao,
    D.

    1. Ho scritto “saturnali” perché essi erano una ricorrenza che si celebrava in epoca antico-romana, in onore appunto del dio Saturno. E chissà…: a volte la realtà supera l’immaginazione umana! Ciao. Comunque se hai nuove notizie aliene passamele…

  5. Vorrei tanto averne, ma, come dico sempre…
    “Agli UFO, intesi come alieni, io ci spero, ma non ci credo”.
    Oltre al migliaia di volte menzionato problema energetico (dato dall’energia immane necessaria a portare un'”astronave (*) a velocità prossime a quelle della luce), un problema non da poco è rappresentato dal fatto che il “vuoto spaziale” _non è affatto vuoto_.
    Io ho letto dati diversi, ma ogni centimetro cubo di “vuoto spaziale” dovrebbe contenere da 0,1 a 3 atomi.
    Questa densità, anche qualora lo “scafo” avesse uno scudo di alluminio di 10 cm. di spessore, finirebbe col produrre una quantità tale di danni all’astronave stessa e al DNA dell’equipaggio (per via delle radiazioni emesse a seguito degli urti tra gli atomi che vagano nello spazio e lo scudo dell’astronave stessa) tale da rendere difficilmente ammissibile un veicolo interstellare (“integalattico”, poi, è una barzelletta ancor più grande).
    Qui, per andare più sul tecnico, mi cito (nel senso che questo testo l’ho scritto e pubblicato sul mio blog, e il link all’intero articolo, che, cmnq, data la mia contradditorietà, è un filo possibilista, lo trovate in fondo a questo post.

    Per i pigri, un sunto:
    “Per ogni centimetro cubo di “vuoto spaziale” ci sono circa due-tre atomi di idrogeno. La relatività ristretta descrive lo spazio ed il tempo come dimensioni che, se analizzate (e _vissute_, aggiungo qui io) da osservatori che viaggiano a velocità diverse, si distorcono. Per l’equipaggio di una nave spaziale che viaggiasse alla velocità della luce, lo spazio interstellare apparirebbe infatti molto più compresso di quanto non appaia a noi (o, invece che a noi, a chiunque viaggiasse nel vuoto a velocità _ampiamente_ sub_luce), e quindi aumenterebbe notevolmente il numero di atomi di idrogeno, per centimetro cubo, che, inevitabilmente, finirebbero col colpire il “vettore”. Dati i presupposti della teoria della relatività speciale di Einstein, il (leggero) gas idrogeno, diffuso ovunque nello spazio interstellare, a velocità prossime a quelle della luce, si “trasformerebbe” in un intenso raggio radioattivo. Il che ucciderebbe tutti gli esseri viventi a bordo del vettore in pochi secondi, e, cosa che renderebbe anche i viaggi privi di equipaggio impossibili, distruggerebbe anche tutti gli strumenti elettronici dell’“Astronave” ((*)“C’avevi rotto co’ sto vettore”, direte voi,! “Giusto!”, dico puro io, visto che, pur trattandosi di un termine che mi suona infantilistico e che non vorrei usare, e da cui deriva l’avversione che ho citato sopra, mi vien fuori ogni tre per due!). Il problema è che, oltretutto, l’energia cinetica degli atomi, a velocità quasi-luminali, aumenta mostruosamente. Per arrivare al centro della galassia, distante da noi ca 50.000 anni luce, poniamo, in 10 anni, l’equipaggio dovrebbe viaggiare ad una velocità pari al 99.999998% di quella della luce. A queste velocità gli atomi di idrogeno raggiungerebbero la potenza terrificante di 7 tera-electron volts (la stessa energia che dovrebbero eventualmente raggiungere i protoni nel Large Hadron Collider, quando sarà in funzione al massimo della sua potenza). ‘Per l’equipaggio sarebbe come essere all’interno del flusso di particelle dell’LHC’, dice Edelstein, che ho plagiato a piene mani per citare questo post. Certo, lo scafo dell’astronave potrebbe dare una minima protezione. Edelstein calcola che uno strato d’alluminio spesso 10 centimetri assorbirebbe all’incirca l’1% dell’energia cinetica derivante dagli impatti. Ma ciò, _de facto_, al contrario di quanto non ci si potrebbe aspettare, non sarebbe un bene, anzi implicherebbe conseguenze disastrose: poiché gli atomi d’idrogeno hanno un protone per nucleo, questo significherebbe lasciare l’equipaggio esposto ad un pericolosa radiazione ionizzante, che distruggerebbe i legami chimici e danneggerebbe il DNA stesso. In breve, dice Eldstein: ‘Gli atomi di idrogeno sono _mine spaziali_ inevitabili’. Considerate che 6 Sieverts è la dose di radiazione fatale per un essere umano. Ed i calcoli di Edelstein mostrano che l’equipaggio verrebbe sottoposto a ben 10.000 Sieverts, in un solo secondo.

    E anche se ho fatto quest’osservazione, all’interno del mio blog, almeno 3 volte, immaginate cosa accadrebbe se l’astronave impattasse con un “corpo celeste” vagante (chiamiamolo così per comodità), che avesse, indifferentemente, un raggio di 10 cm o 100 metri! Perché vi voglio, voi che credete ciecamente all’ipotesi aliena, ad ipotizzare l’esistenza di un radarista spaziale che dica: ‘Meteorite di 50 metri a prora! Scontro previsto tra dieci secondi!’ Beh, sappiate che, per raggiungere velocità sub-luminali ‘interessanti’ – intendo dire frazioni della velocità della luce sufficienti a viaggiare tra gli astri in tempi ‘ragionevoli’ per degli esseri senzienti che avessero una durata vitale di non meno di 100 anni terrestri – un’ipotetica astronave dovrebbe procedere gradualmente, perché, altrimenti, il suo equipaggio, se essa passasse da velocità zero al 99,999998% della velocità della luce istantaneamente, diverrebbe marmellata, e lo stesso dovrebbe avvenire in fase di rallentamento: esso dovrebbe essere moooooolto, ma mooooooolto graduale; indi, anche ipotizzando che lo spazio mantenesse le sue proprietà a velocità quasi pari a quelle della luce o immediatamente prossime ad essa, e un radar funzionasse (e non, come credo, servisse ad una emerita ceppazza), un cambio di traiettoria , o peggio, uno stop immediato, proprio non sarebbero possibili. Sarebbe, ovviamente, la fine istantanea dei nostri ‘cosmic trekkers’, e del loro ‘star trek’.

    Quindi, quindi, quindi… Accettare l’ipotesi di viaggi alla ‘Star Trek’ (parlando ora allacciandoci all’universo di fantasia relativo e non al significato letterale), parrebbe del tutto impossibile.”

    Ecco qui l’articolo intero:

    http://asmodeo.typepad.com/correnti_alternative/2010/09/wow-v-che-sia-giunto-il-momento.html

    Bye,
    D.

  6. Eldstein lo sa xché LHC non viene distrutto dai protoni lanciati a velocità quasi c ? I protoni se stanno da soli sono ioni positivi e c quindi vengono deflessi da altra carica positiva. Se così non fosse il plasma, nello LHC, anziché correre in circolo nel sottosuolo di Ginevra distruggerebbe ogni macchinario e ammazzerebbe pure i fisici sub-nucleari che lì intorno lo studiano. Ci stanno già progetti di navi interstellari, certo non sono ancora alla nostra portata ma comunque non considerano insormontabile il problema atomico. Nel cosmo perlopiù esistono ioni…e questi si possono trattare come si trattano appunto nei sincrotoni. Magari gli atomi interi sono il pericolo più grave non i fasci ionizzati. Ma esso può risolversi appunto con un processo di ionizzazione dei medesimi…forse facendo assorbire gli elettroni (come su una “gabbia di faraday”) dal telaio dello scafo superspinto. Del resto questi sono dilemmi che riguardano pure la produzione d’energia nucleare a fusione che sta in fase di studio. Edelstein è convinto che non si costuiranno mai reattori all’idrogeno qui sulla Terra? Molti suoi colleghi fisici pensano diversamente. Ma comunque, eventualmente, civiltà aliene potrebbero colonizzare almeno una parte della Galassia con molto minor dispendio d’energia cinetica. Inviando macchine intelligenti che viaggiano a velocità molto più moderate di c…ma per lunghissimi periodi e si caricano proprio con quell’idrogeno che per Eldstein rappresenta una minaccia. O magari inviando equipaggi biogenici che nascono e muoiono su arche spaziali abbastanza comode e con un ecosistema interno artificiale e appropriato. Così trasferimenti o viaggi interstellari si possono svolgere anche un pò per volta, in archi cronologici molto ampi (300-500000 anni o più). L’esplorazione e la colonizzazione galattica non risulterebbe troppo diversa da quella avvenuta qui nella culla terrestre. L’homo sapiens sapiens sta dappertutto sul nostro globo…ma ci ha messo migliaia di anni a superare le frontiere che attualmente racchiudono le varie civiltà umane. Inoltre non si può prevedere lo sviluppo tecno-scientifico oltre il limite d’un paio di secoli…o Eldstein dice che ne è capace? Nella storia sono esistiti tanti “Eldstein” ma per fortuna la scienza e le sue applicazioni non sono state frenate da essi. Questo mio “sproloquio” che qui ho postato forse ripete in parte anche qualche considerazione che fu di Enrico Fermi: infatti almeno una volta egli asserì (più o meno) “se gli extraterrestri esistono dove sono? Perché già non stanno qua?” Considerando che i gap epocali fra un sistema solare e l’altro sono almeno dell’ordine dei milioni e/o decine di milioni d’anni.
    Comunque, scritto questo, anch’io reputo abbastanza incerto dal punto di vista scientifico che i cosiddetti UFO riguardino apparecchi alieni d’origine extrasolare. Ciao. Penso che prima o poi probabilmente visiterò il tuo sito (o blog?). Grazie dell’indirizzo (e perdonami eventuali refusi).

  7. Io ti inviterei a leggere _tutto_ il mio articolo, sopra linkato, e non il sunto che ne ho fatto per “Oggiscienza”.
    Io non son un negazionista, ma un possibilista…
    Essere possibilisti però significa dovere ammettere i nostri attuali – forse futuri, dunque, intrinsecamente, insuperabili – limiti tecnologici.
    Tant’è che io stesso citavo la possibilità di costruire vettori stellari “generazionali”, ma non per questo la prendevo per buona.
    In ogni caso, proprio perchè sono aperto di mente, ho letto (e leggo) Stepehn Hawking, Simon Singh (un grande: è grazie a lui che ho finalmente capito la Relatività, Speciale e Generale), Piero Angela, Carl Sagan, Clifford A. Pickover, un’ enciclopedia in materia cosmologica e diversi altri testi divulgativi, e, contemporaneamente, ciò non mi da impedito di leggere Erich Von Daeniken e Andrew Thomas (e sorriderne, la maggior parte delle volte).
    In ogni caso, un vettore generazionale che viaggiasse a velocità accettabili dovrebbe avere uno scudo distante centinaia di metri dalle aree adibite all’abitazione…
    E, proprio per impedire – scusa la brutalità – un imbastardimento del pool genetico di base, avere un equipaggio di… quante persone?
    500? 1.000?
    Ti rendi conto di cosa significhi questo in termini di dimensioni per il vettore che dovesse ospitare un simile eguipaggio?
    Per ospitare 10.000 individui su una stazione spaziale orbitante in un punto lagrangiano, leggevo su un libro di Daeniken, si calcolavano dimensioni nell’ordine dei 2 chilometri di diametro e _32_ (leggonsi: trentadue) kilometri di lunghezza.
    Questo per avere aree coltivate e uno spazio vivibile così come se fossimo sulla Terra.
    Immagina di comprimere queste dimensioni al massimo, e di dare uno spazio vitale di 25 mc ad personam (ed è pochissimo! significa nemmeno avere ambienti da 3 mt x mt x 3 mt a persona!).
    Cio’ implica una volumetria di 25 x 1.000 = 25.000 mc = 25 kilometri cubi _solo_ per gli occupanti, attrezzatura esclusa.
    Poniamo di assegnare – in modo del tutto arbitario, così, “pour parler” – 5 kilometri cubi al vettore (scafo, materiali per gli ambienti interni, attrezzature, computer, motori).
    Siamo alla mostruosa cifra di 30 kilometri cubi…
    Ovvero un’astronave che, ragionando sempre in modo arbitrario, dovrebbe essere lunga 7 km ed avere un diametro di ca 2,10 km.
    Pensa solo all’enorme fatica che facciamo a tener su l’I.S.S.!
    E pensa ai tanti studi fatti su:
    1) la difficoltà di creare ambienti chiusi autosufficienti da un p.d.v. alimentare;
    2) le problematiche connesse ad una prolungata esposizione a gravità ridotta, prima di tutte l’osteoporosi (ponendo anche di creare un’astronave con delle parti che ruotino su sè stesse, creando una gravità artificiale, il problema non si risove del tutto);
    3) le problematiche connesse ad una prolungata esposizione ai raggi cosmici (quanto dovrebbe essere spesso, lo scafo, per proteggere l’equipaggio?);
    4) le problematiche connesse a viaggi spaziali estremamente lunghi (parliamo di centinaia o, piu’ facilmente ancora, di migliaia di anni!), ovvero il c.d. “mal di spazio” (che è un male psicologico che può avere conseguenze devastanti su periodi brevi, figurati vivere una vita _intera_ nel cosmo!).
    Poi, cambiando discorso (ma non troppo), immagina:
    I) i consumi energetici che avrebbe un mostro tale;
    II) i costi spropositati per mettere assieme materie prime e carburante, nonché all’enorme sforzo in termini di ingegno umano e ore lavorate per costruirlo.
    Ecco, mettila come vuoi, ma, a mia modesta opinione, siamo e rimarremo semplicemente nel territorio dell’impossibile (e ciò mi dispiace enormemente, perché, ponendo, per assurdo, di non estinguerci in qualche milione di anni – così come quasi tutte le specie fanno – questo significherà, quando il Sole diverrà una gigante rossa, la nostra fine).
    Ma, per citarmi – e contraddirmi – restano sempre, il “Sub-spazio” o “L’Iper-spazio”, e i buchi neri utilizzati come mezzi di trasporto!
    Cmnq, se vuoi leggere il mio blog, sei il benvenuto, specie nella sezione cosmologia!
    p.s.: se ti fa piacere saperlo, sulla possibilità di realizzare la fusione nucleare con bombardamento al laser e confinamento magnetico, io ci credo – e ci spero – se ti fa piacere! Alla faccia (si fa per dir, pour rir) di Edelstein!

  8. Il futuro dell’umanità e presumibilmente d’ogni organismo intelligente e pro-tecnologico sta nell’ibridazione con le macchine. X un futuro nello spazio è ovvio che ci dovrà essere anche uno sviluppo e un’evoluzione e un adattamento corporeo adeguato. Le grandezza delle stazioni o città spaziali è difficoltosa da una parte ma è meno difficile dall’altra…in quanto in assenza di gravità i pesi e ogni lavoro sono più agibili. Tali stazioni o città viaggianti potrebbero benissimo essere modulari e magari agganciarsi nello spazio lontano dalle forze di marea gravitazionale…etc. D’altronde anche comete e asteroidi possono considersi un pò com’astronavi naturali. La popolazione potrebbe pure riprodursi per clonazione, così eventuali animali domestici d’allevamento. Ti faccio notare che la specie antropica s’è evoluta partendo e vivendo per lunghi milleni in piccole tribù…e in ambienti molto ristretti. Considera, ad esempio, il periodo glaciale o quello turbolento che interessò i periodi finali delle glaciazioni. I Neanderthalensis vivevano in gruppi anche più ristretti dei cro-magnon. Sai, tutte le obiezioni e le difficoltà che tu elenchi (e che comunque vanno presi in considerazione e messi nel conto) mi ricordano un pò l’intera storia dell’esplorazioni e della scienza e tecnologia: più o meno assomigliano alle stesse contestazioni che venivano mosse per ogni tentativo di superere le “colonne d’ercole” del momento. Il primo sputnik e la prima capsula per trasporto bio-organico, che inviarono i sovietici nello spazio alzavano la stessa mésse d’interrogativi, compreso il timore dei fasci radiativi ionizzati presenti nello spazio circostante al nostro pianeta. Nel 1905 pensare d’arrivare sul nostro satellite era considerata ancora pura fantascienza… Indico questa data perché è quella che segna la pubblicazione della “relatività speciale” di Einstein. Adesso non mi va di scrivere a lungo…ma t’assicuro che la mia ormai vecchia cultura e studio e esperienza di storia (anche vissuta) come socio-antropologo (credo che tu sia abbastanza più giovane di me e che quando io assistetti indiretta tv, in bianco e nero, al primo allunaggio del LEM tu non fossi ancora nato) mi suggerisce che i problemi che ci stanno dinanzi non sono più insormontabili di quelli che son scorsi alle nostre spalle… Sento che si possa star fiduciosi nella realizzazione d’almeno una parte dei nostri sogni per l’avvenire: purché si usi l’intelligenza, la logica e un discreto senso critico sia per le posizioni possibiliste che per quelle pessimistiche. Comunque complimenti per le tue letture: lo studio e una conseguente sua elaborazione mentale è la vera fonte della crescita ed evoluzione umana e personale. Ciao…e continua così (e difendiamo sempre la libertà di pensiero e della sua espressione con la parola).

    1. Errata corrige. Emendo qualche mio refuso sul precedente post: al 15°rigo và …”prese… messe”…(plurale femminile); nella penultima parentesi (…”in diretta” tv….). Scusatemi ma scrivere in queste finestrelle mi riesce difficoltoso e sbaglio facilmente, sarà colpa dell’età (spero).

  9. Allora, premesso che io sul Transumanesimo e sulle possibilità dateci dalla nanotecnologia ci ho scritto un racconto

    ( http://asmodeo.typepad.com/correnti_alternative/2007/01/death_and_rebir.html )

    anche se estremamente pessimista, ciò non significa che creda a quanto taluno sta sbandierando in materia (ovvero alla possibilità di un’ibridazione tra uomo e nano-macchine, che porti l’essere umano a livelli tali da trascendere la sua stessa Natura, e, secondo le opinioni più estreme, sconfiggere addirittura la mortalità).

    In ogni caso, paragonare le mie osservazioni a quelle di chi pensava che l’uomo non sarebbe mai giunto sulla Luna mi pare esagerato e non oggettivo, anche perché, l’ho detto 2 volte da che la discussione è iniziata, io non sono sicuro dell’origine “aliena” del fenomeno U.F.O. (inoltre, potrei elencarti una marea di ragioni per cui sarebbe sbagliato per una civiltà altamente evoluta interagire con una meno evoluta, e, soprattutto, altamente istintuale ed ancora troppo vincolata alla propria natura animale come la nostra, ma, davvero, usciremmo dal seminato) e trovo improbabili (NON impossibili) i viaggi interstellari, ma, in materia di vita senziente nell’universo, ho un’idea ben precisa, nel senso che sono certo che esista (e, forse, l’unica modalità di comunicazione possibile con tali forme di vita sarà quella dataci dalle onde radio).

    In ogni caso, tornando all’elencazione dei limiti alle possibilità dei viaggi interstellari da me effettuata, in realtà tu obietti più su un piano filosofico – limitandoti a fare presente su come l’ingegno umano possa evolvere – che non su un piano meramente pratico… Di fatto, scusa se te lo dico, tu non hai obiettato in modo “scientifico” a nessuna delle questioni che io ho sollevato, anzi, au contraire, hai fatto degli esempi (l’utilizzo di asteroidi come astronavi, la clonazione, l’uso di vettori “modulari”), che, a mia opinione, sollevano problemi analoghi o addirittura di più difficile soluzione rispetto a quelli che ho sollevato io.
    Io penso che i limiti che io ho evidenziato siano – ognuno – difficilmente sormontabili, e la tua risposta, a mio parere, non è una risposta puntuale, ma solo una risposta “olistica”, e, scusa se te lo dico, “utopistica”.
    Anzitutto, come ti dicevo, è statistica (appurata e risaputa): le specie nascono, si evolvono e muoiono; e, se tanto mi dà tanto, l’essere umano, se continua a porsi come si pone nei confronti del pianeta Terra, è destinato ad accorciare il proprio periodo di esistenza naturale, più che a prolungarlo.

    Ma, ti dicevo, mi piace sperare…

    E, in sintesi, io, ti dicevo, non escludo nulla: trovo solo molto improbabile (e, ti prego, capiscimi una volta per tutte, NON impossibile) sia che:
    1) l’uomo riesca a viaggiare tra le stelle della nostra Galassia;
    2) gli U.F.O. abbiano origine extra-terrestre;
    3) l’uomo sia destinato a perpetuarsi per più di qualche centinaia di migliaia di anni.

    Qui, mi cito (meglio, cito il mio post “Dominus Illumina Mea”):

    http://asmodeo.typepad.com/correnti_alternative/2010/11/dominus-illumina-mea.html

    “Il Razionalismo, portato dalla ‘Rivoluzione dei Lumi’, dice Riccardo Chiaberge nel suo bellissimo libro interlocutorio ‘La variabile Dio’, avrebbe capovolto la visione del mondo secondo la quale la ‘capacità di conoscere il Mondo’ corrispondesse alla Fede, facendo corrispondere la ‘Luce che tutto illumina’ alla ‘Ragione’. All’epoca dei lumi si riteneva che essa si sarebbe evoluta in un solo senso, ovvero si sarebbe accresciuta e avrebbe scacciato via le tenebre dell’ignoranza da ogni dove.
    Purtroppo la Storia insegna che non è stato affatto così. Richard Feynman, uno dei maggiori genii della Fisica del Novecento, ad esempio, pensava che ‘la grande accumulazione di conoscenze su come si comporta il mondo fisico non fa che convincerci del fatto che questo comportamento ha una sorta di assenza di significato’. Steven Weinberg rincarò la dose, dicendo: ‘Più l’universo ci appare comprensibile, più ci sembra senza senso’. E Isaac Asimov, uno dei grandi della fantascienza del Novecento, sembrò chiosare asserendo (e, in questo, forse, hai in parte ragione tu, ma ciò non ci autorizza a concludere che evolveremo in modo “virtuoso”): ‘In ogni secolo gli esseri umani hanno pensato di aver capito definitivamente l’universo e, in ogni secolo, si è capito che avevano sbagliato. Da ciò segue che l’unica cosa certa che possiamo dire oggi sulle nostre attuali conoscenze è che siano sbagliate’.
    Questo è uno dei motivi che mi fa da sempre condividere la logica socratica e popperiana dell’’Io so di non sapere’.”

    E, uscendo dall’auto-citazione (che fa pure un po’ sbrodoloni), questo è uno dei motivi che mi fa credere che, prima di potere dare per buone ipotesi estremamente improbabili (nella fattispecie, l’origine aliena degli U.F.O. e la possibilità per l’uomo di oltrepassare le “Colonne d’Ercole” date dai confini del Sistema Solare), si dovrebbe analizzare con criticità, analiticità e senso del limite le nostre stesse capacità.

    Per finire:

    “Chi può davvero sapere?
    Chi può affermare certezze?
    Da dove viene il Creato?
    Forse si è formato da solo, o forse no.
    Colui che osserva dall’alto dei cieli, solo lui sa.
    O, forse, non sa affatto.”

    Rigveda

    Ciao,
    saluti,
    Davide.

    p.s.: cmnq, hai ragione: non sono un ragazzino, ma, nel 1969, ero meno che uno “scintillìo in fondo agli occhi di mio padre”… Per la precisione, sono nato nell’agosto del 1972.
    Ciao ancora… E grazie della discussione: fa sempre piacere confrontarsi su argomenti che ti appassionano!

  10. Cmnq, quanto ai refusi, non dirlo a me…
    Non penso l’età c’entri: credo sia solo un problema legato alla foga che mettiamo nel rispondere!
    😉
    Ciao,
    D.
    p.s.: solo dopo anni di “posting” ho imparato semplicemente a rileggere quanto avessi scritto prima di postarlo!

  11. Non ho scritto che gli asteroidi o le comete debbano esser utilizzati com’astronavi ma che di fatto sono astronavi anche se non artificiali. E comunque non è escluso che in futuro non si possa fare pure questo. Del resto anche la Terra è un’astronave naturale e che subisce continuamente il bombardamento di raggi cosmici e solari a velocità relativistiche, ne sono prova i muoni che possono venir “percepiti” con un contatore geiger qui sulla superfice…e senza che si sia tutti ridotti a brandelli. Poi ripeto: tutta la cronologia di scienza e tecnica insegna che non si può prevedere lo sviluppo teorico di essa e dei suoi risultati aldilà massimo dei 2 secoli. Per quanto riguarda la Luna c’è chi ancora non crede agli allunaggi del 1969 con argomentazioni che appunto paiono scientifiche, se ti capita leggile. Richard Feynman soleva asserire questo concetto (le parole precise non le ricordo): gli scienziati possono star sicuri solo che le loro previsioni e teorie non sono mai giuste…perché prima o poi verranno superate o cambiate da qualche nuovo sviluppo teorico e pratico. Da un pò di tempo ci stanno eminenti fisici come Paul Davies, Kip Thorne, Igor Novikov, J.Gribbin…etc…che addirittura pensano alla progettazione di “macchine del tempo” per viaggiare nel passato… Ma il principio di fondo è e dev’essere filosofico, ché si parte dalle idee e dal pensiero per poter arrivare alle attuazioni concrete, ed esso suggerisce che non ha alcun senso rinunciare a far le cose, a progettare nuovi traguardi… perché solo la sperimentazione, la ricerca, i tentativi, la parassi…infine potranno provare quali siano i limiti superabili o meno. Il pessimismo “a priori” è utile come metodo critico per produrre e realizzare intenzioni e progetti al meglio…valutando tutti i rischi, ma sollevare mille obiezioni tecnicamente e minuziosamente dettagliate per arrivare a sostenere che questo o quello non potrà mai essere possibile da costruire, neppure in forme diverse da come si pensano attualmente…è, ribadisco, un principio che l’intera vicenda della scienza e della tecnica sconfessano “praticamente”. E in definitiva è un atteggiamento mentale “antiscientifico”. Gli ibridi uomo-macchina già ci stanno. D’organi artificiali e connettibili al sistema nervoso umano o ai vasi sanguigni è piena la letteratura medica (se questo non è un’inizio d’ibridazione dimmi cos’è). Poi le ragioni d’interazione con noi di civiltà aliene altamente progredite lasciamole decidere a loro.
    Io non dico che l’evoluzione e il progresso debbano essere sicuramente “virtuosi”: anche perché il valore e significato del termine “virtù” è soggetto a molti cambiamenti e interpretazioni nel presente e nel futuro. Ma comunque la mia non è una polemica con te. Tu mi pare che sposi delle posizioni di un tipo…io d’un altro, pure per i miei ricordi su dubbi e polemiche riguardanti molti eventi e scoperte che parevano fantascientifiche: quale l’affermazione positiva della meccanica quantistica. Pensa, quand’io frequentavo il liceo scientifico ancora non era stata effettuata la prova sperimentale del “teorema di Bell” condotta da Alain Aspect…e in parecchi negavano che essa potesse dare ragione alle aspettative quantomeccaniche. E perché mi citi Popper? Io sono un neopositivista… Penso come lui: il futuro è aperto ad ogni possibilità…e la storia a venire non può esser prevista né in un senso e né nell’altro, perciò egli era antistoricista (nel senso filosofico del termine), saranno gli esperimenti e i tentativi a decidere se questa o quell’aspettativa è falsa! Per inciso ti ricordo che K.Popper, a suo tempo, ideò un sistema per le trasmissioni di segnali superluminali ch’avrebbe dovuto contraddire i limiti relativistici del vettore velocità. Ovviamente G.Ghirardi gli dimostrò che aveva torto. Però se il caro filosofo si spinse fin a quello…vuol dire che era più possibilista di quanto sia adesso io! Ti saluto e ti ringrazio perché le tue sollecitazioni m’hanno indotto a riprendere in mano qualcuno dei libricini che ho nella mia biblioteca… E comunque credo che (ma non subito) non mancherò di visitare il tuo sito. Bye:-)

  12. Anzitutto, ben trovato.
    Era un bel po’ di tempo che non facevo una chiacchierata così piacevole, specie su un tema che, malgrado ai “geek” possa sembrare strano, di regola o è cosa che lascia del tutto indifferenti, o, alternativamente, ti fa guardare dalla gente come se fossi, alla peggio, uno stramboide stralunato o, alla meglio, un eccentrico che vive sulle nuvole e vuole darsi arie da intellettuale (del resto “eccentrico”, è un termine che, col quel suo derivare dal greco “ekkentros”, fuor di centro, “out of centre”, mi è sempre piaciuto – etimologicamente parlando – moltissimo, e, dunque, può darsi che io un poco eccentrico lo sia davvero! ma, fosse così, chi se ne cale?!).

    In ogni caso, la Terra sarà anche un’Astronave Naturale, ma, come rilevi tu stesso, è protetta da un campo magnetico che, se non esistesse, farebbe sì che il Sole ci tosterebbe in men che non si dica.
    Come potrebbe un asteroide divenire un mezzo di trasporto?
    Di nuovo, la “questione energetica” mi pare insormontabile, così come mi paiono insormontabili i problemi più banalmente “costruttivi”.
    Cmnq, a cercare di dare un senso compiuto a questa discussione e per evitare di continuare di girare attorno ai medesimi argomenti – che, a quanto pare, a te paiono eccessivamente tecnicistici…
    Uhm, allora, ecco, forse non ci siamo capiti su un punto fondamentale: _io sono un possibilista_.
    Ma, allo stesso tempo, sulla base delle mie di certo modeste ed incomplete conoscenze, non riesco a fare quello che, de facto, a me, non pare altro che, al momento, un “Salto di Fede”.
    Forse te l’ho detto (o forse no), ma io sono, in materia di scienza, un autodidatta puro: arrivo dalla Facoltà di Economia di Torino, e, malgrado i buoni risultati che raggiunsi prima di incenerire il mio avvenire di Dottore in Economia (a 4 esami dalla tesi e con una media scandalosamente alta – prossima ai 28/30 – riuscii a buttare a mare tutto), di scienza e fisica altro non so che quello che ho capito leggendo qui e là.
    Peraltro, mi sono appassionato, ma non ho voluto – altrimenti il divertimento dove sarebbe stato?! – sprofondarmi in uno “studio matto e disperatissimo” di un ambito che, cmnq, anche a cercare di rimpicciolirlo, sarebbe rimasto pur sempre oceanico.
    Ma, insisto, sono pragmatico, ed alcune conclusioni le ho tratte (anche se però, come capirai al fondo di questo mio intricato ed incasinato post, in realtà io e te non siamo poi così in disaccordo!)…
    In somma, anche a considerare “lo stato dell’arte” di tutte le scienze e materie che dovrebbero essere coinvolte per accettare “astronavi” (generazionali o non), ibridi uomo-macchina che non si riducano al mero essere cibernetico che ha saputo diventare l’uomo, asteroidi, che, come in “Spazio 1999” diventano “vettori” in grado di vagare nel cosmo, NON riesco a credere sic et simpliciter.
    E, salvo la nanotecnologia, i miei perché te li ho esposti, uno per uno, e confutarli “filosoficamente” come tu hai fatto e smontarli “scientificamente”, controbattendo con argomenti logici di eguale capacità persuasività son 2 cose profondamente diverse (specifico: intendo dire in grado di persuadere me, non l’Universo Mondo!).
    Quanto alla nanotecnologia, se vuoi, qualche obiezione te la posso sollevare ora: ciò che sembra promettere in potenza e ciò che ha effettivamente realizzato stanno come un bambino che abbia appena appreso i rudimenti dell’alfabeto ad un intellettuale virtuoso della letteratura…
    In specie, l’_Immortalità_, sia essa intesa come immortalità dell’anima individuale o del mero nostro essere materia pensante in grado di perpetuarsi indefinitamente (per inciso: nulla è eterno! l’entropia è il destino ultimo del cosmo, noi inclusi! come si fa a concepire che l’essere umano possa divenire “infinito”?!), è una castroneria intellettuale tale che, per smontarla, mi farò aiutare da qualcuno che ne sapeva – giusto un filo – più di me. E’ una citazione ardua da scovare – e io conosco l’argomento solo perché ho letto un libro che ne parlava, su cui ho scritto un post, che NON linkerò, perché, davvero, altrimenti rischio di iniziare a parere un megalomane solipsista – ma, se Kant, nell’introduzione alla seconda edizione de “La Critica della Ragion Pura”, arrivò ad affermare che l’uomo non sarebbe riuscito a giungere ad alcuna conclusione “utile” circa Dio, il Libero Arbitrio e l’Immortalità, chi siamo noi per dire che la nanotecnologia ci condurrà a tanto?
    Mi si intenda: per “utile” intendo “vera”, e, ovviamente, mi si perdoni, ma sto brutalizzando la figura di Kant perché sto usando parole mie…
    Ma, soprattutto, chi sono – intellettualmente e filosoficamente parlando – i “transumanisti” che danno l’immortalità per un obiettivo non solo assodato, ma di là da venire in brevissimo tempo?
    Però, però, però…
    Vediamo, come faccio a spiegarmi senza dare l’impressione di stare contraddicendomi brutalmente?
    E’ pacifico che potere elaborare previsioni circa quello che l’umanità sarà in grado di fare oltre un dato orizzonte temporale sia alquanto oltranzista, nonché probabile manifestazione di una eccessiva quanto dannosa e disutile stima nelle proprie capacità, ma insisto, un conto è “ammettere come possibile che” (come faccio io) altro è dare per _scontato_ che qualsiasi problema scientifico, se adeguatamente e lungamente studiato, sia risolvibile.
    Feynman, che abbiamo citato entrambi, in sostanza, affermava (o, meglio, avrebbe affermato, se si fosse espresso in modo spiccio e sarcastico quanto il sottoscritto): “Noi crediamo di conoscere la profonda ‘Natura delle Cose’, ma, in realtà, non conosciamo un cacchio. E più ci addentriamo nelle profondità sia dell’indefinitamente piccolo che dell’immensamente grande, più ci illudiamo di capire… E meno abbiamo capito”.
    Del resto – ma qui sto iniziando a divagare, ma, purtroppo, è nella mia natura assieme profondamente loico-logorroica – pensaci: la meccanica quantistica solleva problematiche filosofiche che, se trasposte _tout court_ al mondo “macro” sono, a dir poco spaventevoli, e, davvero, come Aspect ha dimostrato con la “non località”, c’è di che fregarsi il cervello.
    E, devo dirti, per anni avevo pensato che la “non località” infrangesse il principio secondo cui tutto, informazioni comprese, NON potesse superare la velocità della luce: quando ho letto che, il trasferirsi di proprietà _tra due particelle distinte_ ma correlate significhi che, _de facto_, esse siano _una cosa sola_ e non ci sia pertanto trasmissione di informazione, un pochetto il contenitore della mia materia grigia, bianca e nigra, si è incrinato (il mio “capacchione” intendo, ma parlo chiaramente più di un incrinarsi dello spirito che delle ossa)…

    Ma questo è un altro discorso, e, in ogni modo, il mio post scriptum di 3 o 4 commenti fa era tutt’altro che ironico.
    O forse, mi dico ora, sono semplicemente parso troppo ironico per essere preso sul serio.

    Per riassumere, la mia posizione è questa: per quanto possibilisti si voglia essere, si deve esser
    cauti, e, su tutto, analitici…

    E se sarà realizzabile quanto tu sembri vedere di là da venire, per me, quanto di cui stiamo discutendo (dal divenire ibridi umano-computer ai viaggi interstellari), avrà luogo in tempi nell’ordine delle decine o centinaia di migliaia d’anni.

    Indi, mettendo per un momento da parte la _mia_ logica e la _mia_ analiticità (quindi, parametri del tutto soggettivi, “doxa” _pura_, indi parametri fallibili), per amore di discussione, sarei indotto a sperare che:
    1. se non ci saremo estinti nel giro di qualche centinaio di migliaio di anni (tu ci credi? io, se penso al fatto che nel 2015 saremo 8 miliardi, non molto), _forse_ – ma qui lo dico e qui lo nego – avremo sviluppato tecnologie in grado di interfacciarci con la rete informatica mondiale (l’equivalente futuro di quello che oggi è Internet), e, forse, ogni essere umano, sarà una Super-Mente, e, ancor di più forse, gli essere umani connessi tra loro formeranno una Super-Mente-Collettiva, che trascenderà l’individualità e farà di noi l’equivalente di una “collettività di Borg” di trekkiana ascendenza, ma pacifici ed operosi;
    2. forse saremo riusciti a creare un’I.A., e, magari, si svilupperanno 2 strade diverse (ulteriori ma connesse, rispetto alla precedente): una, in cui tale I.A. sarà autonoma ed indipendente rispetto a noi, e, se essa non ci sarà ostile (eventualità da non escludere), potremo collaborare proficuamente; un’altra, secondo quanto il Transumanesimo promette, in cui la mente umana e l’Intelligenza Artificiale si fonderanno, generando in effetti un essere che avrà potenzialità enormi, da solo, figurarsi se connesso ad altri miliardi di suoi equivalenti (mi viene in mente il mitico e fulminante racconto breve “La Risposta”, di Robert Scheckley);
    3. forse, davvero, riusciremo a _piegare_ lo Spazio e il Tempo (del resto, l’ipotesi dell’“Alcubierre Drive” è ben argomentata e interessante), e, forse, finalmente, inizieremo a viaggiare tra le stelle (ti immagini? “Numero 1? Curvatura 6. Attivare!”).
    Ma, se quando ti facevo le obiezioni che ho “elevato” (se si dice così) nel post del 26 maggio 2011 delle 10:10 ragionavo come farebbe un “futurologo” (il che significa che io non ho la pretesa di considerarmi tale), qui ho quasi fatto il Salto di Fede che tu a quanto pare hai già fatto, facendo ipotesi più o meno arbitrarie ma che, a mio giudizio, essendo nell’ambito dell’improbabile, non sono in quello dell’impossibile.
    Con questo spero di essermi definitivamente spiegato: io non ho mai detto “escludo a priori quanto tu affermi”, ho detto, in sintesi, “lo trovo improbabile, ma NON impossibile”.
    Ciao!
    D.
    p.s.: cmnq, sul mio blog, racconti a parte, ho scritto di cosmologia e fisica quantistica; sarei molto felice se leggessi i miei articoli in materia!

  13. Quanto ai refusi: intendevo dire: “malgrado ai “geek” _NON_ possa sembrare strano”, con questo intendendo che mi ascrivo in piendo alla categoria, non il contrario!
    Ciao,
    D.
    p.s.: grazie alla redazione per stare ospitando i nostri sproloqui: non è da tutti ammettere il posting di “interventi fiume” quali si stanno rivelando per la maggior parte quelli di Virgilio e i miei!

  14. Ops, qui ho proprio dimenticato un pezzo di frase!
    “In somma, anche a considerare “lo stato dell’arte” di tutte le scienze e materie che dovrebbero essere coinvolte, per accettare “astronavi” (generazionali o non), ibridi uomo-macchina che non si riducano al mero essere cibernetico che ha saputo diventare l’uomo, asteroidi, che, come in “Spazio 1999” diventano “vettori” in grado di vagare nel cosmo, _DEVI SALTARE IL FOSSO… E, IN BREVE, IO A QUESTE COSE_ NON riesco a credere sic et simpliciter.”
    E’ tardi, e quanto sono stanco!
    Infatti, ora cicca, qualche pagina dell’ultimo Focus, e, poi a nanna!
    Buoni sogni a tutti… Anche se quando mi leggerete sarete ormai svegli da ore!
    Prendetelo per un augurio retroattivo…
    Ciao ancora,
    D.

  15. Non si tratta di credere ma di provare: la scienza vive di tentativi e progetti…
    L’immortalità è un altro fatto e non mi pare ch’io n’abbia parlato ho affermato solo che la vita individuale potrebb’essere allungata almeno di qualche secolo… Ti ricordo che fino al XIX sec. l’aspettativa di vita media era di 45 anni… Se hai foto di metà ‘900 guarda l’immagini delle persone e soprattutto del maggior numero di donne ch’allora avevano 50anni! Pensa che la ricerca scientifica e sistematica è cominciata solo dal 1800. Fino all’equazione di J.C.Maxwell che sintetizzò gli esperimenti di Faraday, e stiamo all’incirca a metà ‘800 (il primo telegrafo entrò in funzione solo nel 1844), l’elettricità era considerata solo come un fenomeno marginale e senza nessun futuro applicativo pratico. Considera che il primo areoplano volacchiò solo all’iniziò del 1900. Poco più d’un secolo fa. E poi valuta pure l’enorme sviluppo di questi computer con cui stiamo comunicando ora noi… Io solo 10 anni fa ne avevo uno con un HD di 3GB e pareva chi sà cosa…e adesso quello che sto usando ha la capacità di 2 Tera… Fino a 10 anni fa i migliori scacchisti del mondo ancora potevano competere con i soft informatici…adesso mi risulta che la partita sia chiusa o stia x chiudersi. Ti ripeto che se si rileggono tanti documenti dei tempi trascorsi si nota quanto scetticismo esisteva sui possibili traguardi che invece poi son stati raggiunti. Però non affermo che credo necessariamente in cambiamenti positivi. Le facoltà dell’intelligenza e del metodo scientifico sono ancora enormi, però non significa che si riesca a realizzarle, ciò dipende da tanti fattori. La storia umana in definitiva ha un andamento caotico e anche stocastico… E son d’accordissimo con te che la bomba demografica rischia di vanificare tante buone prospettive… Però soffermarsi troppo sui dettagli non serve a granché. Persino Max Plank sconsigliò al giovane Einstein di continuare a preoccuparsi d’una teoria della gravitazione che geometrizzasse le coordinate dell’universo, per superare in precisione quella newtoniana: diceva ch’era materia troppo astratta e che forse non avrebbe mai potuto essere comprovata sperimentalmente o osservabilmente. Per fortuna Einstein proseguì caparbiamente nel suo intento! Il fatto è che, com’insegnava un filosofo della scienza (mi pare si chiamasse Alfred kuhnn, scusa ma ora non ho tempo d’andar a controllare) i grandi sviluppi della conoscenza dipendono dalla prospettiva nella quale si guarda, dagli occhiali che s’indossano… Ed è vero ch’esistono leggi fisiche fondamentali che non posso essere ignorate e costituiscono il cardine della realtà, però esse a volte possono venir aggirate con qualche espediente. Gli aeroplani sono oggetti più pesanti dell’atmosfera in ogni loro componente e perciò la maggior parte di scienziati del 1800, anche quand’era già stata formulata la conoscenza dell’entropia da parte di Rudolf Clausius (DeltaSuniverso>0) e in cui quindi già si possedeva una visione non primitiva del mondo, restavano convinti che macchine volanti non fossero costruibili; a parte ovviamente le mongolfiere che sostenute dalla dilatazione dell’aria o da gas son strutture solo parzialmente più pesanti del fluido atmosferico. Anche Von Braun dovette penare per convincere l’apparato istituzionale accademico U.S.A. che si potesse raggiungere la Luna con equipaggio. E riguardo all’entropia ti rimando ad un articolo pubblicato su “Le Scienze” n.378 di febbraio2000 pubblicato da Lawrence M.Krauss e Glenn D.Starkman, intitolato: Qual’è il destino della vita nell’universo? Ciao, non posso restare al computer…e comunque ribadisco che la storia della scienza è importante tenerla presente poiché rappresenta un banco di prova delle capacità teoriche e pratiche, con dubbi connessi, delle potenzialità intellettive e realizzative umane.

  16. Errata corrige: Nel precedente post scrivo, riferendomi a Relatività-generale, d’una geometrizzazione delle coordinate spaziali. Ovviamente è sbagliato, intendevo dire geometrizzazione del vuoto spaziale, o del campo gravitazionale.

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