IL PARCO DELLE BUFALE

Omeopatia: parole in (troppa) libertà

OMEOPATIA – “Le parole sono importanti!” urlava Nanni Moretti. Vero. Tanto più se hanno a che fare con la salute. Ecco perché sabato scorso sono tornata a casa “disturbata” dalla presentazione di un vademecum sull’omeopatia al Comune di Pavia. Il manualetto, Medicina omeopatica e cenni di omotossicologia – conoscenze e uso delle medicine non convenzionali, è edito dall’Associazione medica italiana di omotossicologia; alle spese di stampa ci ha pensato Guna, azienda leader in Italia nella produzione e distribuzione di prodotti omeopatici, integratori, fiori di Bach et similia. A un certo punto, l’azienda ha bussato alle porte del Comune di Pavia (l’aveva già fatto, con successo, a Milano e a Palermo), chiedendo il patrocinio a un’iniziativa di diffusione del volume nelle farmacie e nelle biblioteche comunali. Non soldi, quindi, ma un viatico ufficiale e Pavia, con il suo assessore alla sanità e all’ambiente Massimo Valdati, ha detto sì .

Parata istituzionale per la presentazione, con il presidente dell’Ordine dei medici di Pavia Giovanni Belloni e quello dei farmacisti Roberto Braschi. Oltre, naturalmente, a un “uomo Guna”, Giovanni Gorga, responsabile dei rapporti istituzionali dell’azienda. Tutti a muoversi scaltramente sul filo di una cura estrema per le parole. Si racconta la necessità di informare correttamente i cittadini su una pratica medica che ormai interessa diversi milioni di italiani. Si parla sempre di medicina “complementare”, mai di medicina alternativa, stando ben attenti a non porsi in contrapposizione con la medicina “ufficiale”. Basso profilo, insomma: soltanto “un’arma in più a disposizione del medico per alcune occasioni, da valutare secondo scienza e coscienza”. Già: scienza. Peccato che di solide prove scientifiche a favore dell’efficacia dell’omeopatia non ce ne siano, almeno non ancora.  Braschi comunque non nega l’esistenza di un problema scientifico, ma taglia la testa al toro affermando che “in alcuni casi l’omeopatia si è dimostrata efficace, anche se è difficile da spiegare dal punto di vista scientifico”.

Chiaro, è una raffinata operazione di marketing. Chiaro, si stanno giocando, bene, tutte le loro carte. Però a un certo punto arrivano parole che proprio non vanno giù. Sento ripetere più volte che i medicinali omeopatici “devono essere prescritti dal medico”. Affermazione alquanto sibillina: sembra lasciar intendere che occorra una prescrizione del dottore, ma non è così. I prodotti omeopatici si possono acquistare senza ricetta. In realtà, l’espressione sottintende che il modo migliore di assumere un medicinale omeopatico è farlo su indicazione medica. La strategia si svela: l’obiettivo è potenziare, affidandola a un camice bianco, la valenza scientifica di un prodotto che di quella valenza è attualmente privo.

E ancora: si tira in ballo la normativa che prevede la registrazione dei medicinali omeopatici presso l’Agenzia italiana del farmaco, in corso di implementazione (è il decreto 219/2006, modificato con il decreto 274/2007). Queste le testuali parole di Gorgo: “Presto gli omeopatici diventeranno un farmaco vero e proprio, avranno un foglietto illustrativo e si potrà fare pubblicità. E’ giusto che il cittadino lo sappia”. Ecco il colpo grosso, dopo un’introduzione sottotono: medicinale omeopatico = farmaco vero e proprio. Un’informazione fondamentale, certo. Peccato che non sia vera.

Lo stesso Gorgo, se interrogato, chiarisce: “La registrazione è diversa per i due tipi di prodotti e per i medicinali omeopatici è una procedura semplificata”. Facciamo chiarezza ancora una volta: per ottenere l’autorizzazione all’immissione in commercio (Aic) dall’Aifa, un farmaco deve superare una serie di valutazioni e sperimentazioni precliniche (test di laboratorio di tipo chimico, biologico, tossicologico) e cliniche (studi sui pazienti) che ne dimostrino la sicurezza e l’efficacia. Se un prodotto omeopatico dovesse riuscire a superare quella stessa serie di test, anche lui potrebbe essere registrato come farmaco, ma di solito questo non succede. Piuttosto, è previsto un “canale rapido”, semplificato appunto, di registrazione, con produzione di un dossier contenente elementi utili a dichiararne la sicurezza: abbiamo chiesto all’Aifa alcuni dettagli sulla procedura semplificata, ma senza ottenere risposta. Dovessero arrivare, vi terremo aggiornati!

Comunque: sicurezza sì (ci mancherebbe altro), ma non efficacia. Del resto la normativa parla chiaro: questo tipo di medicinali così registrati non devono recare in etichetta o altrove (cioè sul bugiardino) “specifiche indicazioni terapeutiche”. La stessa cosa vale per la pubblicità: si potrà fare, ma a patto di indicare chiaramente la frase “senza indicazioni terapeutiche approvate”. Altro che farmaco vero e proprio.

Ma davvero questa è informazione corretta ai cittadini? E davvero c’era bisogno di un patrocinio istituzionale per una tanto smaccata operazione commerciale?

Valentina Murelli
Giornalista scientifica, science writer, editor freelance

25 Commenti

  1. Ancora con questa battaglia contro l’0meopatia!
    Forse i cittadini italiani sono così immaturi da non poter scegliere di curarsi come preferiscono?
    Ricordo che i medici che curano con i medicinali, e sottolineo medicinali omeopatici, sono medicii laureati a tutti gli effetti e specializzati in medicina alternative.
    e tali metodi di cura sono tranquillamente adottati da miliardi di persone in tutto il mondo con grande efficacia!
    E non mi venite a parlare di effetto placebo perchè hanno effetto anche sui lattanti!
    Basta con questa campagna di caccia alle streghe!
    Mentre le multinazionali farmaceutiche rfiutano persino i medicinali che potrebbero combattere la piaga dell’Aids per bassi interessi di profitto.
    Questo articolo potevate proprio risparmiarvelo, data la qualità del vostro blog!
    L

  2. il presidente dei medici di Pavia e quello dei farmacisti andrebbero immediatamente radiati e gli andrebbe tolta qualsiasi carica, non possono presiedere una manifestazione che promuova l’omeopatia, la cosa che più va contro i concetti fondanti della medicina e della farmacia

  3. Cosa fanno amministratori e funzionari pubblici per un buffet!
    Riguardo agli Ordini di Medici e di Farmacisti meglio stendere un pietoso velo mi sembra più seria l’associazione maghi e prestidigitatori.

  4. L’associazione dei Farmacisti fa ridere i polli…. quando mai si è visto un commerciante (perchè altro non sono) che non cerchi di vendere dei prodotti che lo fanno guadagnare tanto ?

  5. Firma per una Legge POPOLARE Sulle Medicine Non Convenzionali.

    Il percorso per il riconoscimento delle medicine non convenzionali ha seguito sino ad oggi un lungo iter parlamentare, senza giungere ancora alla creazione di un quadro normativo nazionale.

    Attualmente in Italia non è ancora giuridicamente riconosciuta la figura professionale del Naturopata e dell’operatore delle Discipline Bio-Naturali. Esistono solo delle leggi regionali.

    Per questo motivo è nato un Progetto Popolare :
    Una Legge POPOLARE Sulle Medicine Non Convenzionali
    Vuoi aiutarci ? Firma subito ! Hanno già firmato 16.600 persone.

    http://www.UnaLeggePerLeMedicineNonConvenzionali.it

    Grazie di cuore a tutti.
    Emanuel Celano

  6. E’ davvero sorprendente trovare su questo blog sempre l’ennesimo ritornello: i farmaci omeopatici non sono farmaci, non esistono prove di efficacia ecc ecc. Argomenti già trattati – si può dire anche “datati” – che non dimostrano altro che chi li ripropone rifiuta evidentemente di documentarsi accuratamente. Le prove esistono: non vorrei tediarvi con un lungo elenco per addetti ai lavori, vi invito soltanto a rileggere un mio precedente post datato 9 febbraio 2011 che trovate qui http://oggiscienza.wordpress.com/2011/02/04/1023-un%E2%80%99occasione-fare-informazione/#comment-4011

    Vorrei invece chiarire il punto riguardante il fatto che i farmaci omeopatici dovrebbero sempre essere prescritti da un medico: è vero non è necessaria la ricetta medica, ma rivolgersi a un medico è sempre raccomandabile, in quanto si tratta appunto di farmaci, e quindi la loro prescrizione dovrebbe essere l’atto finale di un percorso diagnostico. Non si tratta di “procacciarsi” l’avallo scientifico dei medici a favore dell’Omeopatia – che peraltro c’è già, essendo l’Omeopatia dichiarato “atto medico” proprio dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici! – ma di tutelare la salute del cittadino affidandosi all’esperienza di un professionista che saprà consigliare, secondo la diagnosi, quali farmaci usare: allopatici, omeopatici o entrambi. Secondo i casi e la storia clinica del paziente si potrà individuare la cura più adatta.

    In merito al fatto che i medicinali omeopatici siano farmaci, Giovanni Gorga non ha introdotto alcuna “novità” come erroneamente è riportato in questo blog: lo stabilisce proprio la Direttiva Europea sul Farmaco approvata nel 2006, quella stessa direttiva che all’articolo 20 prevede la registrazione semplificata di tutti i farmaci omeopatici presenti sul mercato italiano alla data del 06/06/95, indipendentemente dalle modalità di somministrazione e dalla natura del ceppo omeopatico.

    Detto questo, mi pare superfluo aggiungere altro. Pongo invece un quesito all’autrice dell’articolo: come mai non si premura nei suoi articoli di sottolineare che il ritardo nell’applicazione della Direttiva Europea potrebbe comportare sanzioni a carico del nostro paese, e che lo stesso Commissario Europeo per la Salute John Dalli si già attivato con un atto ispettivo per verificare il perchè dell’inadempienza italiana? A pagarla sarebbero anche tutti i cittadini italiani, nota di cronaca che – volendo essere obiettivi – sarebbe stato assai corretto riportare anche da parte di chi – come lei – ha dei pregiudizi sull’omeopatia.

    Ufficio Stampa GUNA

    1. Gentile Ufficio Stampa GUNA, mi permetto di replicare al primo punto e cioè dove dice che “le prove esistono”: lo sa bene anche lei che è falso, nessun “rimedio” omeopatico al momento ha poturo registrasi come farmaco perché non ha mai passato tutto l’iter clinico richiesto a norma di legge, con cui si garantisce sicurezza, qualità ed EFFICACIA (ed è quest’ultimo il punto dolente).
      A questo proposito cito anch’io un articolo pubblicato su Queryonline dove viene fatta un’esaustiva rassegna sugli studi (parlo di letteratura scientifica peer-reviewed). Mi spiace dirlo, se sento un nostro lettore che dice “le prove esistono” in genere penso che purtroppo non siano ben informati su quali siano gli standard scientifici in medicina, ma se lo sento dire da una fonte “uffficiale” come la sua non posso che pensare che sia in malafede…

      Se le prove esistessero i rimedi omeopatici sarebbero iscritti al registro dei farmaci, cosa che non è, per il semplice fatto che non sono in grado di superare i criteri richiesti a qualsisasi tipo di farmaco.

      (e comunque il suo link ai fantomatici 113 studi che provano l’efficacia dei rimedi omeopatici non funziona)

      1. Scusi se mi permetto, ma perchè replica lei al posto dell’autrice dell’articolo? Forse che lei è la più preparata della banda, in materie scientifiche come quelle in oggetto?
        Lei parla sempre di prove. Prove a destra e prove a sinistra. Ma se lei non è una scienzata, mi pare che sia una giornalista, che prove vuole vedere?
        Scusi come fa a discriminare un lavoro scientifico valido da uno non valido, se lei non è una “scienzata”!!!!??????
        Lasci giudicare a chi di compentenza!! E’ forse lei un medico? Un farmacista? Un fisico? Un biologo?
        Potrebbe chiarire gentilmente qual’è la sua specialità scientifica?
        Lasci giudicare a chi si occuopa di questo, a chi sa mettere le mani in un laboratorio di fisica o di biologia……!
        Del resto, notizie sulle quali sciupare inchiostro ce ne sono abbastanza non le pare?

      2. Rispondo in quanto direttore di questo giornale. Se poi per lei è importante la nostra preparazione a livello accedemico le posso dire che scienziata lo sono stata anch’io, ho un dottorato nell’area delle scienze cognitive. E proprio per questa mia esperienza ne so parecchio di PLACEBO. L’autrice dell’articolo è invece una biologa.

      3. Abbiamo capito, lei è una psicologa o giù di lì, che pensa di avere in mano tutti gli strumenti per giudicare un qualsivoglia lavoro scientifico in materia di fisica e biologia delle soluzioni acquose.
        Allora si che siamo in buone mani.
        Complimenti!

        PS
        Noi lettori non siamo stupidi.

        PPS
        dimenticavo, le materie di cui lei fumosamente dice di essere prepata, mi pare ad oggi, fanno ancora parte dei corsi di laurea istituiti nelle facoltà letterarie.
        Così come i vari dottorati in “Scienza dell’educazione”, “Scienza” delle ripetizioni, “Scienze” di come mescere il vino , etc……
        Insomma sempre scienze sono……!!!

      4. Ecco finalmente qualcuno glielo ha detto.
        Che c’entra il palcebo? Quello lo mettete in mezzo voi. Qui si parla del fatto che a giudicare dagli esperimenti, pare che l’acqua porti con se delle informazioni, anche quando il prodotto “informante” non c’è più.
        Glielo chiedo ancora, lei che preparazione scientifica ha in merito alla fisica-chimica dell’acqua? E da l punto di vista biologico? Chimico?
        Sa cos’è un recettore, come è fatto un cluster?
        Una cosa è fare la giornalista, o la scienzata delle scienze umane (ormai sono tutte scienze) e una cosa è dare giudizi di valore e di merito su lovori scientifici di onesti ricercatori…..!
        Come vede i lettori non sono stupidi.

      5. Cari Francesco e Luisa. I lettori non sono stupidi, come dite voi. E si chiedono (da operai, banchieri, commesse, bidelli e studenti, senza alcuna preparazione scientifica): c’è prova che l’omeopatia funzioni? Oltre al link che porta all’opuscolo della Guna, quali sono le fonti che provano l’efficacia terapeutica dell’omeopatia? Qual’è la posizione ufficiale della medicina? Quali gli organismi (non le aziende) che ne riconoscono il fondamento? Quali quelli che lo negano? Anche loro sono dei dottori in scienza della mescita del vino o giù di lì?

      6. Le critiche serie ci sono e sono molte, ma ahime non provengono da questi lidi.
        Il mio consiglio spassionato è di sentire sempre gli adetti ai lavori, i tecnici, magari più d’uno e mettere a confronto le loro posizioni.
        Cerchi in rete qualche buona intervista fatta agli adetti ai lavori.
        Si trovano ottimi video in cui il prof. Del Giudice, il prof. Vitiello, Il prof. Germano (afferenti all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare INFN) “tentano” di dare delle ottime spiegazioni.
        Se però, questi ricercatori e docenti universitari non dovessero convincerla, provi a farsi spiegare la cosa dalla prof.ssa Sgorbissa emerita psicologa e dottore di ricerca in “scienza di come confondere le acque”, forse le saprà dire di più!
        Che vuole cara Mitja, questa è l’Italia, la terra dove gli psicologi si dicono scienzati e si occupano di fisica e di chimica e i fisichi e chimici prendono in carico pazienti affliti da attacchi di panico…….!!
        Mhaaaaaa………..!!!

  7. Gentile dottoressa, leggo la sua risposta al breve post a firma dell’ufficio stampa della nostra azienda e constato che si continua a sollecitare l’attenzione dei lettori sulla presunta inefficacia dei farmaci omeopatici. Non entro più nel merito della pubblicazione presentata a Pavia, e in precedenza a Milano e Palermo, se non per sottolineare, ove ve ne fosse la necessità, che operazioni di questo tipo – ben lontane dall’essere una mera operazione di marketing – vengono molto spesso sollecitate direttamente dalle Amministrazioni pubbliche locali, le quali auspicano una corretta informazione alla popolazione su un paradigma medico – quello omeopatico – sempre più diffuso tra i pazienti, e che basa la propria azione tendenzialmente prevenzione delle malattie, permettendo così tra l’altro un contenimento della spesa sanitaria. Rispondo invece alla sua errata convinzione sul fatto che ad oggi non si è potuto registrare farmaci omeopatici perchè nessun prodotto ha mai superato le prove richieste per la registrazione a “farmaco” vero e proprio. Sappia che – sarebbe utile informare obiettivamente i Vostri lettori – che non si è mai potuto registrare prodotti omeopatici per la semplice ragione che fino al 2010 (ma avrebbe dovuto essere fatto molto prima, perchè la Direttiva che stabilisce le procedure di registrazione è stata recepita nel 2006) non vi erano procedure burocratiche di registrazione adeguate per procedere in tal senso. E del tutto falso che non si siano *mai* registrati farmaci omeopatici: nei soli Stati Uniti (è appena utile ricordare la rigidità della Food and Drug Administation, l’ente sanitario di controllo USA) sono ottanta i farmaci omeopatici registrati da Guna, che è solo uno dei player del mercato. Comunque, per tornare alla situazione italiana, dal 2010 si sta lavorando per definire l’iter di registrazione dei prodotti omeopatici che, come appunto sottolinea la Direttiva Europea, deve avere percorsi ad hoc diversi dal farmaco tradizionale per la semplice ragione che si tratta di farmaci con caratteristiche particolari e che devono rispondere a requisiti particolari. Che ciò possa non piacere a lei o ad alcuni settori della comunità scientifica è legittimo, ma il Vostro parere ha un importanza nulla ai fini di quanto la legge stabilisce. Pertanto, la questione per quanto riguarda l’autorizzazione dei farmaci è normativa, prima ancora che scientifica. Milioni di cittadini utilizzano prodotti di Medicina Complementare, ma soprattutto 20.000 medici regolarmente iscritti all’Albo solo in Italia li prescrivono (difficile pensare siano tutti stupidi o che danneggino dolosamente i propri pazienti), ergo è necessaria una regolamentazione della professione e della formazione. e tali provvedimenti sono responsabilità del politico e delle istituzioni, e non dello scienziato. In dieci anni, per ben 2 volte, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici ( FNOMCEO) si è pronunciata stabilendo che l’Omeopatia è “atto medico”. I tecnici quindi il loro parere lo hanno espresso, ora la politica deve adeguarsi, e successivamente – ben venga – si potrà continuare a dibattere di aspetti scientifici ancora non affrontati.

    PS: il link corretto alla pubblicazione con gli studi scientifici sull’omeopatia è http://www.guna.it/prodotti.php?idprod=65&idcat=23&idsotcat=&idsotcat2=&idsupercat=2

    1. Requisiti peculiari significa che non devono dimostrare di essere efficaci al pari degli altri farmaci secondo lei?
      Come ben spiega Valentina la registrazione AIFA a cui si fa riferimento è relativa alla sola sicurezza dei rimedi omeopatici, a tutela della salute del consumatore, non viene richiesta prova di efficacia. Il fatto che la parola “registrazione” venga usata in maniera impropria e funzionale a far credere che si stia parlando di provata efficacia è una cosa che dovrebbe far infuriare il consumatore stesso.

      In quanto alla registrazione negli Stati Uniti non conosco quali norme siano in vigore in quel paese, ne se esistano, come quelle che intende creare l’AIFA, liste speciali in cui si richieda essenzialmente la sicurezza del prodotto, per cui non mi è possibile giudicare. Mi riferivo al caso italiano, dove i prodotti omeopatici sono al momento distribuibili solo come integratori, perché non hanno provata efficacia teraputica.

      Ripeto, non posso che credere in base a quanto lei scrive (che sa benissimo a che tipo di registrazione alla quale ci riferiamo e sa benissimo anche quale sia la mole di letteratura – migliaia di lavori – che hanno provato la sostanziale inutilità dal punto di vista teraputico effettivo – esculdendo il placebo, che peraltro è efficace anche nei farmaci allopatici – dell’omeopatia) sia in malafede.

      Traperentesi lei mi accusa (non solo me ma tutto il giornale) di fare lobbying contro i prodotti omeopatici. Però io non sono in alcun modo pagata da nessuno che abbia implicazioni con qualsivoglia casa farmaceutica (ne riceviamo finaziamenti di questo genere, anzi non riceviamo finanziamento alcuno) e non me ne viene nulla. Lei invece fa parte dell’ufficio stampa della GUNA. é in grado di dichiarare che non ha conflitti di interesse?

    2. Gentile Davide Palmero, il “farmaco” omeopatico è una contraddizione in termini alla quale ci si è piegati per dare un minimo di tutela al consumatore, cioè per fornirgli qualche di garanzia di sicurezza. Tra queste quella che si tratti realmente di un prodotto omeopatico, cioè che non contenga nemmeno l’ombra di qualcosa paragonabile al principio attivo.

      http://www.agenziafarmaco.it/it/content/medicinali-omeopatici-modalit%C3%A0-di-presentazione-delle-domande-di-registrazione-semplificata-

      http://oggiscienza.wordpress.com/2010/10/28/se-l%E2%80%99omeopatia-%E2%80%9Cfa-la-furba%E2%80%9D-sulle-pagine-di-%E2%80%9Cla-repubblica%E2%80%9D/#comment-2803

      Il Suo utilizzo dei fatti a questo proposito è, nella migliore delle ipotesi, molto creativo, in quanto omette che la registrazione di un rimedio omeopatico non richiede (e come potrebbe del resto?) un qualunque test di efficacia anche lontanamente simile a quello dei farmaci reali. Non è vero quindi che la mancata registrazione come farmaco vero e proprio sia da imputare a un mancato recepimento della normativa, ora come allora un farmaco è diverso da un “farmaco” omeopatico proprio perché deve testato. A dispetto delle “caratteristiche particolari che devono rispondere a requisiti particolari” il “percorso ad hoc” che cita è in buona sostanza una procedura volta a garantire, paradossalmente, la totale mancanza di effetti del rimedio. Ma, del resto, l’omeopatia non funziona (come gli altri farmaci).
      La rimando a quanto ha scritto un suo collega, anche se sono abbastanza sicuro che anche il suo blog si trovi nei vostri rss, visto che parla proprio della Sua azienda e del Suo presidente, che in un’intervista si è prodotto in un’affermazione abbastanza rilevante a riguardo. Tra i vantaggi dell’omeopatia ci sarebbe appunto la “Mancanza di effetti collaterali e reazioni allergiche, che è quello che vogliono i pazienti”.

      http://medbunker.blogspot.com/2010/08/omeopatia-abbasso-la-scienza-anzi-no_30.html
      (da antologia anche l’utilizzo di una citazione del fisico Carlo Rubbia a supporto della seguente tesi “Sono farmaci [gli omeopatici, ndr.] che hanno “una valenza di segnale”. E questo è possibile perché l’omeopatia interferisce con l’energia, perché la maggioranza di ciò che ci circonda è energia)

      Da ultimo, Lei può pensare che siano “alcuni settori della comunità scientifica” a definire l’omeopatia una pratica antiscientifica, sfortunatamente quello che Lei pensa ha importanza nulla di fronte ai fatti poiché il giudizio della comunità scientifica sull’omeopatia è paragonabile a quello riservato al creazionismo, altro non senso scientifico che con gli opportuni accorgimenti riesce addirittura (come l’omeopatia) a guadagnarsi qualche rivista peer-reviewed (fondate per l’occasione).

  8. Federica hai tutta la mia stima e supporto, ma ho visto che tentare di convincere chi usa l’omeopatia è come sbattere contro un muro, parlare con chi invece la produce è più che inutile, mai andranno contro una fonte di guadagno così grande e con 0 costi come vendere dell’acqua poco sporca a peso d’oro (e hanno anche il coraggio di parlare di contenimento della spesa sanitaria)

  9. L’OMS riconosce l’Omeopatia e ne raccomanda l’integrazione!

    La notizia è di quelle storiche: l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato un primo documento ufficiale sull’omeopatia, determinando l’ingresso della stessa all’interno del gruppo delle medicine tradizionali che l’OMS tutela e promuove, raccomandandone l’integrazione nell’ambito delle cure primarie.
    di Emilio Minelli

    E’ di questi giorni la notizia della pubblicazione del testo: “Safety Issues in the preparation of
    homeopathic medicines”. L’uscita della pubblicazione, parte del Memorandum d’intesa firmato nel
    2003 tra Regione Lombardia e Organizzazione Mondiale della Sanità, era atteso con grande
    apprensione. I motivi di ciò sono da imputarsi al crescente clima di ostilità nei confronti
    dell’omeopatia e alle violente campagne di stampa che non hanno risparmiato nemmeno la
    prestigiosa Organizzazione. Ricordiamo infatti, come la associazione “Young Voice of Science”,
    solo qualche mese fa, avesse denunciato l’utilizzo, evidentemente improprio, fatto da alcuni
    omeopati in paesi africani, dell’omeopatia nella cura di malattie gravi quali la malaria, l’AIDS, la
    tubercolosi. Il caso di mal pratica era poi servito come pretesto per chiedere una aperta condanna
    della omeopatia. Ma poiché questa non era arrivata, il caso era poi stato utilizzato per determinare la reazione dei vari direttori di dipartimento che, pur senza esprimere particolari giudizi sull’omeopatia, non avevano avuto difficoltà a dichiarare che l’omeopatia non era prevista da
    nessuna delle linee guida vigenti per la cura di queste gravi malattie.
    Il documento, è dedicato al primo dei requisiti che una medicina che si propone di essere una risorsa per la salute umana deve possedere: la sicurezza. In un mercato globalizzato, in cui sempre più frequenti si fanno gli scambi di uomini e prodotti, c’era bisogno di un riferimento internazionale che potesse servire, pur nel rispetto delle autonomie dei singoli governi nazionali, a imprimere uno stimolo alla armonizzazione delle regole di produzione per tutto il mercato. Il documento si compone di tre parti, in cui vengono affrontate le problematiche relative alle sfide poste dalla specificità dei prodotti omeopatici alle usuali metodologie per il controllo di qualità dei farmaci.
    Ovviamente, è raccomandata l’adesione alle Linee Guida per la Good Manufacturing Practice
    (GMP), così come l’attenzione all’identificazione, alla natura e alla qualità dei materiali di origine e
    degli eccipienti. Inoltre, una particolare raccomandazione è rivolta alle autorità regolatorie perché
    mettano in atto tutte quelle normative che servono a garantire un prodotto finale, sicuro, efficace e
    di alta qualità. Fondamentale è poi l’affronto di tutta la normativa relativa alla etichettatura e al
    packaging, che è visto come uno strumento che può consentire al consumatore l’utilizzo dei prodotti
    in maniera sicura. In tal senso, vengono forniti gli esempi di paesi come gli Stati Uniti, il Canada,
    l’Australia, che hanno elaborato normative che consentono al consumatore di avere un foglietto
    illustrativo che può orientare il consumatore nell’utilizzo del prodotto omeopatico. Certo, molto
    resta ancora da fare, ma ancora una volta l’OMS ha saputo muoversi con chiarezza verso uno dei
    suoi obiettivi strategici: informazione e sicurezza per tutti.

    Per leggere il documento completo >>> cliccare qui
    Da Omeopatia 33 dell’11 Marzo 2010

    PS
    Che fa non l’avevate notato?

  10. Sono Omeopata non-medico laureata in Farmacia ed esercito all’estero da oltre 12 anni. In Italia non posso esercitare perché in quanto non laureata in Medicina incorrerei nel reato di abuso della professione medica.
    Non voglio addentrarmi nella polemica della scientificità ed efficacia della medicina omeopatica: e’ esercitata in tutto il mondo da oltre 250 anni..i fatti valgono più di tante parole. Inoltre sono recenti gli esiti delle ricerche scientifiche condotte in Cina dal Prof. Luc Montagnier, Premio Nobel della Medicina nel 2008.

    Il mio commento e’ riferito all’indecenza della casta Medica: un professionista che ha non ha titolo di studio in Medicina ma che ha conseguito Diploma di Laurea quinquennale + 2 anni di corso Post-laurea e processo di registrazione di 1 anno per ottenere la licenza e che svolge attività clinica da più di 10 anni in questo paese non può esercitare ma un Medico solo perché laureato in Medicina può frequentare un seminario di una giornata e definirsi Medico Omeopata: lo trovo assurdo e altamente rischioso per tutti quei pazienti che credono che un trattamento omeopatico debba essere consigliato da un medico solo perché’ medico ma che non ha qualifica, conoscenza ed esperienza della materia!!!

    Allo stesso modo, perché la casta medica non si “appropria” anche di altre discipline olimpiche/alternative/complementari se e’ vero che solo il medico ha le capacita’ di trattare temi legati alla salute??? E’ una vergogna!!!!

    E ancora più vergognoso e’ che per quanto detto sopra non posso esercitare la professione nel mio paese ma posso offrire formazione alla classe medica..il paese dell’assurdo!!!!!

    Grazie per lo spazio e per lo sfogo.

    1. Non voglio addentrarmi nella polemica della scientificità ed efficacia della medicina omeopatica: e’ esercitata in tutto il mondo da oltre 250 anni..i fatti valgono più di tante parole. Inoltre sono recenti gli esiti delle ricerche scientifiche condotte in Cina dal Prof. Luc Montagnier, Premio Nobel della Medicina nel 2008.

      Non è una polemica, che l’omeopatia non abbia efficacia e men che meno una briciola di scientificità è un fatto indiscutibile. L’astrologia è esercitata in tutto il mondo da qualcosa come 6000 anni, ma questo nulla toglie al fatto che sia una elaborata superstizione.

      Gli studi di Montagnier sono in realtà espedienti poco dignitosi (specialmente per un premio Nobel) per ammantare di validità la superstizione (evolutasi in scienza patologica, pare http://en.wikipedia.org/wiki/Pathological_science#Water_memory) di cui sopra

      http://oggiscienza.wordpress.com/2011/07/27/luc-colpisce-ancora/

      I fatti, non le parole, hanno bocciato l’omeopatia a ogni livello, la letteratura (quella vera, non quella di riviste fondate per l’occasione che contengono “homeopathy”/”complementary”/”alternative”/”holistic”/”integrative” nel titolo) è sterminata a riguardo.

      Per quanto riguarda la prematura interruzione della sua carriera, credo che debba rivolgersi ai suoi mancati colleghi, visto che sono proprio gli Omeopati italiani a sottolineare con orgoglio che per poter timbrare le ricette in carta semplice per estratto di fegato e cuore di anatra muta 30 ch in modo che compaia anche la parola “omeopata” bisogna avere una laurea in medicina.

      Ad esempio
      http://www.almaomeopatia.org/index.php?option=com_content&view=article&id=178:lomeopatia-e-un-atto-medico-&catid=50:blog&Itemid=108

      Magari esiste una casta degli omeopati.

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