LA VOCE DEL MASTER

L’impronta digitale dello squalo balena

Un  progetto di scienza partecipata (“citizen science”) coinvolge gli appassionati subacquei nello studio della biologia degli squali balena. Per costruire l’anagrafe di questi animali i ricercatori utilizzano un metodo nato per studiare le stelle

LA VOCE DEL MASTER – Grazie alle macchie che hanno sul lato del corpo, gli squali balena sono perfettamente riconoscibili l’uno dall’altro, come lo siamo noi grazie alle nostre impronte digitali. Questo fatto viene sfruttato dai biologi marini per un grande progetto di ricerca che serve a conoscere “usi e costumi” di questi giganti, minacciati dall’estinzione. A partecipare al progetto ECOCEAN è chiamato chiunque voglia provare a fotografare o filmare questi animali, le cui immagini possono essere caricate su un sito e messe a disposizione degli studiosi. Un bell’esempio di quella che viene chiamata “citizen science”, la scienza partecipata che prevede l’intervento dei singoli (cittadini appunto) nel processo di costruzione della scienza, ad esempio raccogliendo dati utili alla ricerca.

Il progetto ECOCEAN è nato grazie all’intuizione di Jason Holmberg, un insegnante inglese che, nel 2002, dopo aver visto il suo primo squalo balena durante un’escursione subacquea, si è appassionato a questi animali, tanto da decidere di accompagnare un gruppo di ricercatori in una spedizione dedicata proprio allo studio di Ryncodon typus.

Fino ad oggi per studiare questi animali si sono utilizzati sistemi tradizionali, come l’applicazione di targhette di plastica per riconoscerli a distanza di anni. È un metodo classico della ricerca in biologia che serve a capire come si muovono e come crescono gli animali. Non è semplice però da realizzare, bisogna catturare lo squalo e basta che perda la sua targhetta, cosa che avviene abbastanza di frequente, per veder sparire l’oggetto della propria ricerca.

Il fatto che questi animali avessero macchie diverse ognuno dagli altri ha fatto nascere l’idea di usare questa particolarità per riconoscerli. Grazie al coinvolgimento di altri ricercatori l’idea è stata portata avanti con successivi aggiustamenti, fino ad arrivare all’attuale sistema. Si tratta di un programma sviluppato dagli astronomi Zaven Arzoumanian e Ed Groth della Princetton University, che utilizza un algoritmo creato originariamente per studiare le fotografie del cielo stellato, comparando la disposizione delle stelle. Adoperato inizialmente dagli astrofisici per studiare le immagini del telescopio Hubble, il sistema è stato poi adattato dal gruppo di Holmberg per riconoscere la disposizione delle macchie degli squali e poterle riconoscere in immagini diverse.

Questo metodo offre nuove opportunità agli studiosi: gli squali balena sono animali migratori che si muovono su lunghe distanze, poterli riconoscere a distanza di anni in luoghi molto diversi consente di saperne molto di più e con minor dispendio di energie e fondi. Il contributo degli appassionati subacquei poi, aumenta notevolmente la quantità di dati disponibili: il database di ECOCEAN comprende oggi 32000 fotografie di 2800 differenti squali balena, ottenute con il contributo di 2600 persone.

Vi affascina l’idea di far parte di un progetto di questo tipo, ma temete di non incontrare squali balena nelle vostre vacanze? Dalle nostre parti potete dedicarvi all’osservazione delle meduse  partecipando al progetto “Occhio alla medusa”. Si tratta di un progetto del CONISMA con la sua unità operativa dell’ Università del Salento (Lecce), divulgato dalla rivista Focus. Sul sito della rivista (http://www.focus.it/meduse) è possibile segnalare avvistamenti di meduse compilando una scheda online. Grazie alle segnalazioni effettuate da parte dei cittadini, viene realizzata una mappa dinamica online, aggiornata settimana per settimana, con l’andamento dei fenomeni di proliferazione di questi organismi.

FontI: http://www.wired.com/wiredscience/tag/whale-sharks/

http://www.whaleshark.org/photographing.jsp?langCode=en

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