COSTUME E SOCIETÀULISSE

A me gli occhi!

COSTUME E SOCIETÀ – Lo status sociale condiziona l’attenzione. Lo conferma una ricerca tutta italiana pubblicata su Biology Letters, che ha analizzato il fenomeno del “gaze cuing”.

Gli umani tendono a indirizzare l’attenzione in risposta alla direzione dello sguardo di un viso che stanno osservando. In sostanza: la nostra attenzione si sposta verso il punto in cui un altro individuo sta guardando. Questo fenomeno noto come “gaze cuing” o, con una traduzione un po’ meno sintetica, “orientamento dell’attenzione mediato dallo sguardo”, è tipico dell’uomo e di alcune altre specie animali come i primati, i corvi o i lupi. Si tratta di una forma di attenzione sociale che aiuta ad ottenere un contatto empatico con altri membri della stessa specie, a intuirne futuri comportamenti e, soprattutto, a scoprire informazioni potenzialmente rilevanti sull’ambiente circostante, cosa utile all’uomo e forse ancor di più agli animali selvatici. Una ricerca pubblicata alcuni mesi fa su PloS One ha descritto per la prima volta il particolare “fiuto” dei lupi per gli sguardi altrui, una capacità che fino a quel momento si credeva tipica solo di uomini, macachi e corvi. Pare infatti che intorno alle sedici settimane di vita i lupi sviluppino la capacità di indirizzare lo sguardo seguendo gli occhi dei conspecifici, anche attraverso barriere e non solo in spazi aperti, per ottenere informazioni utili sull’ambiente che si trovano ad affrontare e per studiare il comportamento di altri individui. Un altro studio, focalizzato invece, sui macachi ha osservato che mentre i soggetti remissivi mostrano un effetto gaze cuing generalizzato e non distinguono tra individui di status alto o basso, i dominanti seguono esclusivamente lo sguardo di soggetti di status elevato. Negli uomini è stato recentemente dimostrato che facce mascolinizzate artificialmente causano un effetto maggiore di facce chiaramente femminili, suggerendo l’importanza dell’aspetto fisico e dei livelli ormonali in questo processo sociale.

L’argomento è stato ripreso da un team di ricerca tutto italiano, composto da Mario Dalmaso, Giulia Pavan, Luigi Castelli e Giovanni Galfano del Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione dell’Università di Padova. Lo studio, appena pubblicato su Biology Letters, si è interessato al fenomeno dell’orientamento dell’attenzione mediato dallo sguardo nell’essere umano in relazione allo status sociale.

Ai quarantasei partecipanti alla ricerca (tutti studenti dell’Università di Padova intorno ai 23 anni) è stato chiesto di osservare i visi di 16 individui e di leggere i curriculum vitae che gli sperimentatori avevano approntato ed associato ad ognuna delle facce e che descrivevano quelle persone indicando un alto o basso status sociale. Le stesse facce sono, poi, state utilizzare come stimolo per il test di gaze cuing vero e proprio. I risultati mostrano la presenza di un forte effetto di orientamento dell’attenzione mediato dallo sguardo per le facce abbinate ad uno status elevato. In sostanza gli studenti hanno orientato maggiormente la loro attenzione nella direzione indicata dallo sguardo dei volti-stimolo quando di questi si era detto essere “professore ordinario di… ” o “laureato ad honorem in…”. Secondo gli autori il risultato ottenuto “dimostra che l’informazione riguardante lo status sociale acquisita attraverso un apprendimento episodico è sufficiente per modulare l’effetto gaze cuing nell’uomo”. Ciò confermerebbe l’importanza del ruolo sociale nel dirigere (e quindi anche catalizzare) l’attenzione degli altri.

Il gruppo di Mario Dalmaso e collaboratori non è nuovo a queste tematiche: lo scorso ottobre ha pubblicato su PloS One un altro studio affine, che riguardava l’effetto gaze cuing in relazione alla razza. Tre diversi esperimenti hanno messo i partecipanti, caucasici e di colore, di fronte a facce di individui bianchi e neri. Si è osservato che, mentre i partecipanti di colore spostavano l’attenzione nella direzione suggerita dallo sguardo delle facce-stimolo indipendentemente dalla razza di appartenenza, nei bianchi l’effetto gaze cuing era maggiore per individui della loro stessa razza. Sorprendentemente la modulazione dell’effetto a causa dei fattori sociali era dipendente dal contesto ed emergeva solo nelle situazioni in cui l’appartenenza al gruppo era considerata saliente da parte dei partecipanti.

“I risultati di questi studi – chiarisce Dalmaso – dimostrano come perfino processi cognitivi di base siano profondamente influenzati dalle relazioni esistenti fra le persone, suggerendo importanti ricadute rispetto a tutte le situazioni di vita quotidiana e di lavoro che richiedono un’attività coordinata tra più individui”.

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