CRONACAULISSE

Trote e mucche nel campo magnetico

Image of Oncorhynchus mykissCRONACA – Dopo mezzo secolo di polemiche sui meccanismi biologici che consentono a molti animali di percepire il campo magnetico, ricercatori dell’Università Ludwig Maximilian di Monaco di Baviera, di Cambridge e del Caltech hanno trovato cellule contenenti minuscoli cristalli di ferro nell’epitelio olfattivo della trota.

Le trote iridate Oncorhynchus mykishanno un fiuto e un senso dell’orientamento eccezionali, come tante altre specie percepiscono il campo magnetico terrestre, su questo punto non ci sono discussioni. Il problema è dimostrarlo. Le cellule magnetiche devono essere poche e parecchio distanti l’una dall’altra, altrimenti il magnetismo di ognuna interferirebbe con quello delle altre.  Da qui la difficoltà di identificarle e i numerosi esperimenti mai riprodotti. Sui PNAS, Stephan Eder e i suoi colleghi scrivono di aver prelevato cellule dai tessuti olfattivi nel naso della trota e di averle hanno messe in un campo magnetico rotante: quelle che ruotavano insieme al campo erano quelle giuste.

Una volta isolate, sotto un microscopio confocale hanno rivelato, attaccati sulla membrana, cristalli di ferro di dimensioni nanometriche, “probabilmente magnetite”, con un momento magnetico del dipolo fino a 100 volte più elevato del previsto per un pesce. Gli esperimenti sono molto accurati, non sembrano dover suscitare le solite smentite e gli autori concludono:

I nostri risultati potrebbero spiegare perché i campi magnetici da elettrodotti a corrente alternata interferiscono la magnetoricezione nei bovini, com’è stato riportato.

A differenza delle trote iridate, le mucche non hanno fama di essere grandi viaggiatrici. Però è stato osservato che tendono a brucare allineate sull’asse nord-sud. Nel 2008, Sabine Begall dell’Università di Duisburg-Essen e altri ricercatori della Repubblica Ceca avevano analizzato immagini satellitari e fatto rilevamenti a terra su pascoli frequentati da bovini  di allevamento e da due specie di daini.

A 150 metri degli elettrodotti prevaleva l’allineamento nord-sud. Entro i 50 metri, gli animali non mostravano alcuna preferenza a meno che l’elettrodotto non fosse in direzione est-ovest. In questo caso il campo magnetico artificiale è parallelo a quello terrestre, lo rafforza e mucche e daini sembrano adeguarsi.

Resta da capire se come gli adepti del Fen-shui, si sentono più felici con la testa a nord…

Foto: Eric Engbretson, Encyclopedia of Life

1 Commento

  1. Il problema della presunta (e mai dimostrata) sensibilità dei bovini e trote ai campi degli elettrodotti è che:
    – un campo da elettrodotto di 50 microtesla lo hai praticamente sopra un trasformatore, non vicino ad un elettrodotto, dove tipicamente è 100 volte meno intenso
    – un conto è seguire un campo statico: usi un oggetto con un’inerzia sufficiente e anche una forza molto debole produce un effetto, lento ma costante, che ti orienta il cristallo di ferrite. Un altro è farlo con un campo che si ribalta 100 volte al secondo. I cristallo non lo segue, sta fermo
    – un cristallo di quelle dimensioni in 1/100 di secondo si muove a caso di moto browniano di un’entità maggiore di quanto si muova per effetto del campo dell’elettrodotto.

    Quindi la notizia è seria (almeno potenzialmente, come tutto va verificato da altri ricercatori) ma il commento virgolettato sugli elettrodotti no.

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