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Il delfino fantasma prende forma

RICERCA – Se fosse chiamato delfino fantasma non ci sarebbe nulla di male, dal momento che vengono portate le prime evidenti prove della sua esistenza: la vicenda riguarda la balena dai denti a spatola, o meglio il mesoplodonte di Travers (Mesoplodon traversii), specie che non é mai stata avvistata (viva) in natura, ma di cui si sospetta l’esistenza da oltre un secolo, tanto che possiede una collocazione tassonomica ben definita.

Le prime testimonianze fugaci della specie risalgono alla fine del XIX secolo, quando una mascella fu rinvenuta in Nuova Zelanda ma poi confusa con quella di una specie affine. Nel secolo successivo altri due ritrovamenti ossei (due scatole craniche) hanno arricchito il povero record della specie, ma anche questa volta i resti non furono correttamente assegnati. Si è dovuto attendere solo il 2002 perché, grazie ad analisi sul DNA, i tre reperti fossero con certezza assegnati a questa enigmatica specie, di cui fino ad oggi non si conosceva l’aspetto.

Fino ad oggi, appunto. Un gruppo di ricercatori guidato da Kirsten Thompson dell’Università di Auckland, ha infatti analizzato il DNA di due individui, una madre con il suo piccolo, spiaggiatisi ad Opape Beach in Nuova Zelanda nel 2010. Ancora una volta, erano stati scambiati un’altra delle 20 specie note della famiglia degli Ziphiidae (che contiene anche il nostrano Ziphius cavirostris), di cui ben 13 sono note frequentare le acque profonde a largo della Nuova Zelanda. Per fortuna, gli scopritori ne hanno raccolto campioni di tessuto e scattato fotografie, ora sulla copertina della rivista Current Biology su cui sono stati pubblicati i risultati.

Le analisi confermano che il DNA due individui è perfettamente compatibile con quello dei tre reperti ‘storici’: abbiamo dunque le prime informazioni riguardo l’aspetto di quello che è stato battezzato il ‘più raro dei mammiferi’. Come le specie affini, balena dai denti a spatola può superare i 5 metri di lunghezza e solo poche caratteristiche morfologiche la distinguono dai suoi parenti stretti: tra queste, la colorazione del rostro grigia scuro tendente al nero, le pinne scure e una piccola macchia nera vicino agli occhi.

Quello che invece rimane ancora oscuro sono le sue abitudini e le sue caratteristiche ecologiche: si pensa che, come tutti gli appartenenti alla famiglia, sia una specie adattata alle immersioni ad elevatissime profondità e che si nutra prevalentemente di cefalopodi. Per il resto, nulla. Gli enigmi sul delfino fantasma continuano…

Riferimenti:
Kirsten Thompson, C. Scott Baker, Anton van Helden, Selina Patel, Craig Millar, Rochelle Constantine. The world’s rarest whale. Current Biology, 2012; 22 (21): R905 DOI: 10.1016/j.cub.2012.08.055

Crediti immagine: Liamfm . ** Why ignore the Genocide in Syria

Andrea Romano
Biologo e giornalista scientifico, lavora come ecologo all'Università degli Studi di Milano, dove studia il comportamento animale. Scrive di animali, natura ed evoluzione anche su Le Scienze e Focus D&R. Dal 2008, è caporedattore di Pikaia - portale dell'evoluzione

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