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Parlare di scienza in politica: si può fare

Dibattito ScienzaJEKYLL – Annunci, smentite, accuse di brogli, sfiducie, ridiscese in campo, imprese natatorie. Alla vigilia di una campagna elettorale che si preannuncia caotica, stenta a emergere nel dibattito politico italiano un’attenzione verso i contenuti. E se si riesce a spremere qua e là una dichiarazione sulla crisi, un commento sulla giustizia e un sospiro per il precariato, resta per lo più assente dalla discussione politica una riflessione sul ruolo della scienza e della ricerca nel nostro paese.

Un problema non soltanto italiano, al quale all’estero qualcuno cerca da anni di porre rimedio. In occasione delle scorse elezioni presidenziali statunitensi circolano anche sui nostri media e sui social network le notizie di Science Debate, l’iniziativa che cerca di coinvolgere i candidati USA nella discussione di tematiche legate alla scienza e alle politiche della ricerca. 

Perché non ripetere l’iniziativa anche in Italia, formulando una lista di domande su temi scientifici da sottoporre ai nostri politici? L’idea nasce lo scorso novembre con uno scambio di commenti su Facebook. Moreno Colaiacovo, uno studente di dottorato di bioinformatica, apre un gruppo sul social network, Dibattito Scienza, a cui invita blogger, ricercatori, giornalisti scientifici. La risposta è subito positiva, e Marco Cattaneo, giornalista e direttore di Le Scienze, offre sostegno all’iniziativa attraverso il sito della rivista.

L’intenzione, racconta Colaiacovo, era di rivolgersi ai candidati per le prossime politiche, ma il progetto trova una più immediata attuazione con le primarie del centrosinistra. Con i tempi stretti e la confusa frenesia di una discussione aperta su Facebook, in due giorni le domande vengono proposte, patteggiate, selezionate, modificate. Si arriva a sei quesiti, inviati ai cinque candidati delle primarie e pubblicati sul sito di Le Scienze. All’arrivo delle risposte, una settimana dopo, il numero di iscritti al gruppo Facebook è quasi triplicato, la notizia dell’iniziativa è ripresa da molti blog e giornali online, e in un paio di giorni il sito di Le Scienze conta più di 40.000 visitatori.

Forte del successo ottenuto, l’iniziativa non sarà abbandonata. Il primo passo: scivolare dal gruppo Facebook, di difficile gestione, a un sito vero e proprio, dibattitoscienza.it, online da oggi 7 dicembre. “Siamo pronti a partire con le primarie degli altri gruppi politici, se ci saranno”, promette Colaiacovo. “Poi inizieremo a lavorare per le politiche della prossima primavera”.

Nata e cresciuta sulla rete, largamente applaudita da giornalisti scientifici e blogger, l’iniziativa non ha però trovato molto spazio nella stampa generalista, a testimonianza forse di una certa distanza dei mezzi di comunicazione tradizionali dai temi scientifici. È anche questo uno degli obiettivi di Dibattito Scienza secondo Marco Cattaneo: allargare la discussione, sensibilizzare le redazioni e le direzioni dei quotidiani, della grande stampa e della tv sull’importanza di presentare la scienza non solo come scoperta più o meno sensazionale, ma anche come parte centrale del tessuto culturale ed economico del nostro paese.

Bastano le risposte a sei domande per influenzare il voto dei cittadini? È difficile stimare un impatto concreto dell’iniziativa sulle intenzioni degli elettori. Quello che servirebbe, secondo il direttore di Le Scienze, è una cittadinanza più informata. “Questo potrebbe essere un primo passo,” spiega, “o uno dei passi necessari per favorire la diffusione della cultura scientifica in un paese che da troppo tempo la relega all’ambiente protetto delle università e dei centri di ricerca.”

Un paese, l’Italia, che sconta ancora un ritardo rispetto all’Europa nelle politiche della ricerca e nell’inserimento della scienza nella discussione pubblica. “In altri paesi la scienza non è così trascurata”, osserva Cattaneo.

Se nel Regno Unito esistono da più di vent’anni campagne volte alla promozione della scienza e della tecnologia nel dibattito culturale e politico, senza dubbio l’esperienza statunitense di Science Debate ha costituito un esempio importante per altri paesi europei che hanno deciso negli ultimi anni di importare l’iniziativa.

Durante la campagna elettorale per le elezioni federali del 2009 in Germania, l’Associazione Tedesca di Giornalisti Scientifici TELI lamenta la scarsa presenza di temi legati alla scienza e alla ricerca nel dibattito politico, e decide di lanciare Science Debate 2009. Lo scopo? “Rinnovare il contratto sociale con la scienza”, scrive nel comunicato stampa Hanns-Joachim Neubert, presidente di TELI e della European Union of Science Journalists, sottolineando l’importanza di un dialogo a tre voci tra cittadini, scienziati e politici.

“L’esperienza del 2009 è stato un inizio, con risultati discreti”, commenta Wolfgang C. Goede, giornalista tedesco e al tempo editore della rivista di divulgazione scientifica P.M./Knowledge matters. Insieme all’associazione TELI, Goede ha collaborato all’organizzazione del Science Debate tedesco. “Non tutti i politici hanno risposto all’iniziativa, ma la partecipazione del pubblico è stata notevole, e i media hanno riconosciuto l’importanza del tentativo di connettere la scienza, la politica e i cittadini.” L’iniziativa non si è fermata alle ultime consultazioni, e la scorsa settimana durante il forum di giornalismo scientifico Wissenswerte a Bremen il dibattito è stato nuovamente lanciato per le elezioni che si terranno nell’autunno del 2013. Politiche energetiche, salute pubblica e invecchiamento della popolazione sono i tre punti su cui si concentra il dibattito.

Non resta che aspettare lo sviluppo delle iniziative, in attesa del giugno 2013, quando alla World Conference of Science Journalists a Helsinki Hanns-J. Neubert presenterà il science debate come un possibile strumento globale per stringere il legame tra scienza e società.

Per un approfondimento su quanto succede negli Stati Uniti, leggi anche: Roba da presidenti: la scienza nelle elezioni Usa

Crediti immagine: Dibattito Scienza

5 Commenti

  1. “l’iniziativa non ha però trovato molto spazio nella stampa generalista, a testimonianza forse di una certa distanza dei mezzi di comunicazione tradizionali dai temi scientifici”
    E anche i candidati hanno scelto di fornire risposte che piacessero agli elettori invece di rifarsi alle conoscenze scientifiche.
    Forse gli italiani sono troppo abituati a sentirsi raccontare favole, così tanto da essersi affezionati alle narrazioni di eroi, cattivi e formule magiche e da rifuggire le spiegazioni logiche e la complessità.
    Il susseguirsi di personaggi politici che si scelgono il ruolo del pifferaio magico e il loro successo elettorale non suggeriscono molto ottimismo, perciò è sempre necessario che le voci razionali continuino a farsi sentire. Altrimenti i problemi non si affronteranno nemmeno.

  2. Giuseppe Chiofalo Palmi, 10 dicembre 2012
    Opzione agonistica secondo dottrine di benessere collettivo e modelli di credibile naturalità, la “politica” assegna un futuro al presente; eppure obiettivi e contenuti della collegata azione restano, da sempre, vincolati al frastuono di “partito”, esaltati in forme culturali piegate a un oscuro argomentare d’insieme che, sgorgando da principi di liberazione al futuro, aspettazioni di realtà finali, apre il corso della deduzione a regole e compiti estranei alla vita.
    E’ argomentare politico che pensa per noi!; rintraccia e decifra condizioni, connessioni tra esseri e cose, riferimenti descrittivi e valutativi degli accadimenti; opera per gesti, decisioni, e sviluppi, il cui corso, con la palla a piede delle promesse al votante proprio, si ridispone a verifiche di coerenza che spesso affida alla analogia.
    Ma l’analogia che ne forma le risposte non dice la verità. Quindi, con l’intrinseca ambiguità tra verità ed il dire la verità, scorre l’ esercizio del dominio. E la menzogna è dietro l’angolo!
    Quale scienza, dunque, presentare … non solo come scoperta più o meno sensazionale, ma anche come parte centrale del tessuto culturale ed economico del nostro paese?
    Quella che dice di complessità strutturale; cioè quella che sa che in tali rapporti, connessioni tra esseri e cose, non v’è una interpretazione della verità che come coercizione al risultato di parte dell’agire politico; come degenerazione dell’agonismo in scontro. Sa che l’ eticità è libertà. Che nella parte centrale del tessuto culturale ed economico del nostro paese, per una cittadinanza più informata, l’edificazione di un sano agonismo politico, è una scelta di soluzioni autentiche cioè tali che su esse possa rioperare un nuovo arco di tempo consistente in coralità di inediti futuri; tempo che si definisce svolgendosi indefinibile definito; contro la citazione del già fatto, resistente ad azioni avviate secondo virtuose ricette della vita e che, da qualche parte insegnate, affisse ad atti di coscienza, destinano esseri e cose alla solitudine affollata dagli altri.
    Non determinismo forte; non cultura separata dal mondo, le cui forme sono angustie di realtà private degli orizzonti di sogno e di attiva profezia; cioè di sogno e profezia che sono non parto della mente né panacea di desideri o lenimento di frustrazioni. Non cultura di ricette di una verità il cui nucleo biblico è fedeltà e stabilità, conformità e conservazione che non restituiscono voce a chi non ne abbia: non col-mano carenze.
    Con siffatti caratteri, i contenuti che dovrebbero forgiare “parte centrale del tessuto culturale” continuerebbero a snocciolare contesti di problemi politico-etico-religiosi nutriti da provvidenzialismi e dal definitivamente conosciuto, esaurito: un criterio della verità ed una logica dell’immutabile contribuirebbero essenzialmente ad escludere il momento della non-adeguazione, non indicando l’apertura oltre la conservazione e cristallizzazione della disuguaglianza.
    Oltre la visione strutturata d’uomo padrone del creato e quindi accreditato disinvolto aggressore di ecosistemi con ampiezza di compiti della menzogna e della prevaricazione, non si tratta per nulla di pensare ad una scienza quale che sia purché libera da sensazionalismi. Ma una scienza della complessità, la quale non si colloca prima e davanti o dopo la politica, poiché ha esistenza nel circolo di scienza-politica-etica.
    Il cammino è lungo? Può darsi, ma, almeno si evita di incartarsi in facilismi, questi sì zeppi di profili più o meno sensazionali.

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