POLITICA

Cosa è successo in Garfagnana (e cosa non è successo)

POLITICA – Ieri sera su allerta della Protezione Civile i sindaci della zona della Garfagnana, in provincia di Lucca, hanno “consigliato” i cittadini di dormire fuori da casa, per la possibilità che si verificasse una scossa sismica. I consigli sono arrivati un po’ in ogni modo: su internet, via Tweet, persino fisicamente, con persone che giravano di notte nei paesi suonando ai campanelli dei cittadini invitandoli a uscire, il tutto a partire dalle dieci di ieri sera. Migliaia di persone sono state raggiunte dall’allarme, diverse centinaia hanno dormito all’aperto o in strutture indicate dalle autorità e le scuole per oggi rimarranno chiuse. Al momento non vi è stata nessuna scossa rilevante.

Cosa è successo? La miccia di questa sequenza di eventi è stato un comunicato stampa inviato da INGV alla Protezione Civile. Ieri mattina, verso le sette e tre quarti del mattino è stato diramato questo testo (firmato da Gianluca Valensise, di INGV):

Dopo alcuni giorni di lenta decrescita della sismicità, con scosse molto piccole (da M 2.8 in giù) localizzate quasi tutte a NE della scossa principale del 25 gennaio, la scossa di M 3.3 delle 00:42 della notte scorsa segna un punto di svolta nella sequenza. Questa affermazione ha due motivazioni:

1) si tratta della seconda scossa più forte di una sequenza caratterizzata da una ricchezza di scosse molto piccole e una anomala assenza di scosse di M intermedia (nel range 3.0-4.0);

2) la nuova scossa della notte scorsa è avvenuta a SW della scossa principale, quindi in posizione opposta rispetto allo sviluppo del resto della sequenza, che come si è detto si concentra a NE della scossa principale.

Se resta confermata l’ipotesi che la sequenza sia generata da una struttura orientata NE-SW – dunque trasversale alla catena – nelle prossime ore potrebbero avvenire altr escosse a SW della scossa principale, in prossimità dell’abitato di Castelnuovo in Garfagnana e dell’epicentro del terremoto del 23 gennaio 1985 (M 4.2).

INGV per il momento non rilascia dichiarazioni ufficiali sull’accaduto, anche se in rete si trovano già interviste a vari esponenti. Come si legge nel comunicato, la zona della Garfagnana è attualmente interessata da uno sciame sismico e lo scorso 25 gennaio è stata colpita da una scossa abbastanza importante (4.8). L’altro ieri sera c’è stata una scossa di entità media 3.3. Generalmente a ogni scossa registrata INGV dirama alla Protezione Civile un comunicato scarno in cui si comunicano solamente i dati della scossa (luogo, entità, profondità) senza altro aggiungere. In questo caso il testo è stato argomentato. In queste occasioni è prassi che  la protezione civile chiami INGV e chieda chiarimenti, cosi l’Istituto provvede a mandare un testo piu esteso con la spiegazione. Stavolta non è stato chiesto nulla e la Protezione Civile ha diramato senza altri pareri, intorno alle tre del pomeriggio, questo comunicato. Da notare che fra il comunicato originale e i consigli alla cittadinanza sono passate suppergiù 14 ore. Fosse stata un’emergenza vera sarebbe stata una catastrofe.

Chiariamolo, seppur scritto in un modo che potrebbe trarre in inganno il testo del comunicato di INGV non è una previsione. Ma come è possibile segnalare la possibilità di “altre scosse nelle prossime ore”, se i sismologi – ce l’hanno ripetuto allo sfinimento – insistono che i terremoti non si possono prevedere? “Dipende dal modello teorico,” ci spiega Laura Peruzza, sismologa dell’OGS. “Esistono modelli secondo cui più tempo passa senza una scossa di terremoto in zone soggette a rischio sismico, più si innalza la probabilità di una scossa di una certa entità, probabilità che badate bene non sarà mai pari a 1, cioè certa, ma che a seconda dei calcoli legati al modello tenderà ad avvicinarsi asintoticamente a una certa probabilità stabilita. Altri modelli invece trattano l’evento sismico come un evento catastrofico e al verificarsi di una scossa tendono ad associare altre scosse anche molto intense in qualche modo scatenate dal verificarsi della prima in un arco di tempo anche di poche ore”. Al momento non sappiamo affatto quale dei due approcci sia giusto, o se siano giusti entrambi, o nessuno dei due. “Noi sismologi possiamo solo limitarci a verificare a posteriori se le assunzioni di uno o dell’altro modello vengono verificate o falsificate. Ma con gli strumenti che abbiamo in possesso, sul breve termine, certo non possiamo dire quel che succederà.” In questo caso ci si è limitati a osservare che si era registrata un anomalia e che tale osservazione, in accordo con uno dei modelli teorici, poteva indicare il possibile verificarsi di scosse nelle ore successive.

Forse un po’ poco per mettere in moto qualche migliaio di persone, già allarmate dalla scossa di giovedì, nel cuore della notte e in montagna in pieno inveno? O vale il principio di precauzione?

Certo ogni vita salvata è una vita salvata, non dovremmo pentirci, in via di principio, di esserci allarmati troppo. Ma quando si passa dal principio di precauzione all’eccesso della stessa? Siamo un paese in cui la sismicità è tutt’altro che un’eccezione, la stragrande maggiornaza del nostro territorio è a forte rischio sismico, e più di una zona è in questo momento sottoposta a fenomeni di sciame sismico. Per quanto faremo dormire fuori casa gli abitanti della Garfagnana? Per quanto ancora terremo le scuole chiuse? E faremo lo stesso nel Pollino e in chi sa quanti altri posti?

Un allarme del genere non sorprende certo all’indomani della sentenza che ha messo alla gogna l’INGV per una mancata allerta nei confronti dei cittadini dell’Aquila. Non sorprende nemmeno che nessuno si sia voluto prendere una responsabilità chiara: la Protezione Civile non ha mai detto “evacuate”, né lo hanno fatto i sindaci o la provincia di Lucca. Ci si è limitati a un perentorio “consiglio” che sa più di uno scaricabarile. C’è da credere che questi allarmi vagamente generici si moltiplicheranno diventando sempre più frequenti. Il moltiplicarsi degli allarmi porterebbe però a uno stato di emergenza continua, insomma ad un ossimoro: l’emergenza è per sua stessa definizione “straordinaria”, se è continua invece si tratta di manutenzione ordinaria. E dato che non siamo pellerossa, o beduini del deserto, una tenda per noi non è la dimora abituale. Se l’emergenza diventa un ossimoro, non è forse il caso di rendere strutturali le misure per contrastarla? Certo sto dicendo una banalità ripetuta allo sfinimento: gli edifici vanno messi in sicurezza (checché ne dica il giudice responsabile della sentenza recente).

Oppure come le donne incinte possiamo vivere con la valigia (e le tenda) pronte nell’armadio (con poche eccezioni: i sardi, e forse anche noi qui a Trieste…)

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

10 Commenti

  1. Andando avanti così tra qualche decennio se in un comune arriva una scossa di terremoto si getta il sindaco nel vulcano e se ne elegge un altro, sperando che sia più simpatico agli spiriti del sottosuolo… 🙁

  2. 14 ore? Cribbio…

    Per il resto è il solito comma 22. Se quelli dell’INGV non dicono nulla e c’è la scossa grave, vanno in galera e pagano i risarcimenti per non procurato allarme, se dicono qualcosa e la scossa non c’è, vanno in galera e pagano i risarcimenti per procurato allarme…

  3. Come ha detto Gabrielli, l’allarme è “il frutto avvelenato della sentenza dell’Aquila”. Grazie ad una sentenza forse giuridicamente ineccepibile ma logicamente inaccetabile, siamo lasciati in balia delle emozioni del momento.

    Che nessuno si lamenti degli allarmi eccessivi finchè non si chiariscono le responsabilità penali e civili delle commissioni di consulenza scientifica e della stessa Protezione Civile di fronte ad eventi per loro natura ben che vada probabilistici.

  4. Se ci saranno altri falsi allarmi non ci vorrà molto perchè la gente cominci a non prenderli in considerazione, come nella famosa favola del pastorello che gridava “al lupo, al lupo!”.

  5. Il problema ora non è quello di dare l’allarme, ma dare il cessato allarme! dato che la Garfagnana è sismica (e lo è sempre non solo adesso con una sequenza in corso)… Ma quando le persone potranno tornare a casa sentendosi tranquille? MAI! o meglio, solo dopo che le loro case sono state messe in sicurezza secondo le norme dell’edilizia antisismica. Questo vale per la maggior parte dell’Italia… forse è meglio dormire fuori stanotte…

  6. avete detto: “Il moltiplicarsi degli allarmi porterebbe però a uno stato di emergenza continua, insomma ad un ossimoro: l’emergenza è per sua stessa definizione “straordinaria”, se è continua invece si tratta di manutenzione ordinaria.” – Ovvero, dico io (ripetendo grossomodo quel che ha detto Madscientist poco prima di me), che se non ci saranno scosse intense arriveremo presto ad uno stato di assuefazione… Ovviamente non per questo si può sperare che accada un disastro per rispondere positivamente agli allarmi. Oltretutto, ed esagero volutamente, visto che non esiste una possibilità certa di cessato allarme assoluto, potremmo dire che la Garfagnana è spacciata: Meglio evacuare tutta la zona e abbandonarla per sempre; non è un luogo idoneo ai vivi. E così via in tutta l’Italia del resto. Per ora si salva (forse) solo la Sardegna.
    In pratica la giusta soluzione sta in ciò che ha espresso Simona Cerrato.

  7. Per evitare vicende assurde come questa dovremmo imparare dal Giappone: il loro rischio sismico è paragonabile, se non superiore al nostro, eppure riescono a gestire molto meglio questi problemi. Studiare il loro approccio potrebbe essere molto istruttivo.

  8. Condivido le osservazione di carattere eminentemente scientifico. Evidenzio, da garfagnino, che è stato assolutamente criticabile il sistema di comunicazione del rischio. Passare di casa in casa e affidarsi al passaparola di sindaci che, mossi da diverse sensibilità, hanno lanciato messaggi differenti, ha causato spesso panico. Bisogna saper gestire la comunicazione efficace, seria, uniforme soprattutto nel risk management. Oppure meglio non far nulla.

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