AMBIENTE

(Triste) storia di un delfino

Crediti immagine: un ragazzo chiamato BiCRONACA (NERA)- Riceviamo questo comunicato dall’associazione MareVivo e lo rilanciamo, perché seppur piccola ci sembra una storia del nostro mare da raccontare

Roma, 20 febbraio 2013 – La mattina di martedì 19 febbraio un giovane delfino entrava  nella darsena del porto di Civitavecchia attirando subito grande attenzione. Il delfino che  secondo le testimonianze dei numerosi presenti appariva in ottimo stato di salute, nuotava tra le imbarcazioni ormeggiate. Nel pomeriggio il piccolo delfino purtroppo è morto in circostanze sulle quali è assolutamente necessario fare luce. Ci chiediamo se siano sono state messe in atto da tutti i soggetti intervenuti le procedure idonee quando si interviene in casi come questo. Solo l’autopsia eseguita da un Istituto pubblico abilitato può dare delle risposte che ci auguriamo arrivino al più presto.

La conservazione della biodiversità è basilare per la vita sul Pianeta – dice Rosalba Giugni, Presidente di Marevivo –  e la morte anche di un solo delfino, se non avvenuta per cause naturali,  rappresenta una perdita intollerabile”.

Se ci saranno sviluppi vi terremo aggiornati

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

1 Commento

  1. Un Ente che si chiama “Marevivo” è già di per sè anacronistico, visto lo stato del mare, almeno di quello mediterraneo, dove ormai nessuna morte di un delfino avviene per cause naturali ma, al massimo, per cause naturali aggravate da quelle causate dall’uomo.

    Basta informarsi un pò, sui lavori scientifici e non sulla “propaganda” pseudoambientalista, per sapere che questi animali sono TUTTI, fin dalla nascita, MALATI CRONICI a causa dell’inquinamento umano.
    Per loro vivere è divenuto, al massimo, sopravvivere il più possibile: così, nessuno di loro muore “naturalmente”.

    Altro che “procedure idonee messe in atto” o “circostanze su cui far luce”.

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