CRONACA

Città della Scienza è bruciata

Schermata 2013-03-05 a 09.03.16

CRONACA (NERA) – Svegliarsi con la rabbia, e il cuore un po’ a pezzi. Città della Scienza, il science centre napoletano (il più grande nel nostro Paese) non esiste più (non vi posto nemmeno il link al loro sito, il server è giù, probabilmente bruciato anch’esso). Raso al suolo, bruciato in una notte. La città di Napoli ha perso un organo vitale delle sua vita culturale, per non parlare dei posti di lavoro andati in fumo. Noi di OggiScienza siamo sgomenti. CdS la conosciamo bene, conosciamo le persone che ci lavorano, con loro abbiamo collaborato, abbiamo ammirato la tenacia nel portare avanti un progetto comune importante, anche nei momenti di difficoltà, sono amici, colleghi.

Dell’origine del rogo ancora non si sa nulla, sono già circolate voci sul dolo (qualcuno ha parlato di 4 diversi focolai) ma si tratta di nulla più che gossip. Come può vaporizzarsi in una sola notte una struttura così grande? Evidentemente può (da ricordare che sorgeva in un vecchio stabilimento siderurgico degli inizi del ‘900, la cui anima era di legno). Qualcuno fa notare che ci sono un po’ troppe coincidenze: quattro capannoni che bruciano in una notte come cerini, proprio il lunedi sera quando è tutto chiuso e non c’è pericolo per nessuno (e quasi nessuno a dare l’allarme). Se dolo è lo scopriremo presto. Se non lo fosse, resta una magra consolazione.

Una ferita, una voragine aperta in uno storico quartiere napoletano, Bagnoli, centro della classe operaia napoletana del secolo scorso, rinato poi grazie al progetto CdS puntando sull’industria della cultura (cultura sì, perché anche se nel nostro paese si fa fatica ad ammetterlo la scienza è cultura). Un quartiere bellissimo fino a ieri, in riva al mare, dove il museo era parte della vita quotidiana, anche, fra le tante cose, un posto dove portare i bambini a giocare (ed è una cosa importante). Un museo aperto alla città, non uno spazio recintato dove entrare con reverenza, ma un luogo dove interagire, dove passare il proprio tempo e dove imparare anche qualcosa (perché no?).

Questo sgomento per CdS arriva proprio nella settimana in cui ci rallegravamo per un nuovissimo progetto analogo in un punto diverso dello stivale, il Muse di Trento, science centre che si avvia verso le fasi finali con l’apertura prevista per quest’estate, che qualcosa della filosofia di CdS lo porta già dentro di sé, anch’esso uno spazio aperto, che vuole coinvolgere la cittadinanza. Sarebbero stati  i nostri due gioielli, per quel che riguarda la museologia scientifica, ma ora il fratellino trentino già nasce un po’ orfano. Sono sicura che anche tutto lo staff del Museo Tridentino di Science Naturali, fautore del progetto e che abbiamo incontrato questo scorso week end, si unisce a noi nel dolore della perdita di CdS.

Noi qui a SISSA Medialab (prima ancora di esistere con questo nome) il progetto CdS l’abbiamo seguito fin dalla nascita. Mentre il quartiere di Bagnoli moriva a causa della crisi degli stabilimenti siderurgici dell’Ilva (ex-italsider) la fondazione IDIS  promuoveva il progetto fino a riuscire nell’impresa, restaurando i vecchi edifici (gioielli di archelolgia industriale) e dando loro nuova vita. Il contributo di CdS alla vitalità di una città afflitta da infiniti problemi era prezioso. Delle esposizioni storiche ricordiamo Futuro Remoto, la mostra intorno a cui CdS era nata. E poi l’Officina dei piccoli, grande spazio dedicato ai bambini, il Planetario e i tanti progetti dedicati per esempio al teatro. CdS era un luogo attivo, che si dava da fare con molti prgetti a livello europeo e nonostante le difficoltà riusciva a sopravvirvere, dando lavoro e svolgendo la propria opera culturale.

Molti già chiedono a  gran voce la ricostruzione. Questa mattina non mi sento di essere ottimista, vorrei almeno avere un fiato di speranza come quella di Marco Cattaneo, ma non ci riesco, sarà che quando mi sveglio male non riesco a carburare. In quest’Italia senza capo né coda, al momento persino senza Governo, dove ogni giorno chiudono aziende e il tasso di disoccupazione (specie fra i più giovani) è alle stelle, un’Italia che dimentica persino il suo sistema educativo (specie quello universitario), dove ricerca e innovazione sono il fanalino di coda, possiamo credere che un progetto così grande e impegnativo possa essere ricostruito in tempi ragionevoli?

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

7 Commenti

  1. Napoli ha deciso di chiudere col mondo civilizzato. Dagli indizi e dalle modalità con cui siè sviluppato l’incendio oappare evidente che si tratti di dolo.Magari ci faranno dei condomìni.Chi doveva vigilare , perchè quattro capannoni insieme???Che vergogna!!!!

  2. L’ha ribloggato su Io Non Faccio Nientee ha commentato:
    “Svegliarsi con la rabbia, e il cuore un po’ a pezzi. Città della Scienza, il science centre napoletano (il più grande nel nostro Paese) non esiste più”

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