mercoledì, Dicembre 19, 2018
AMBIENTE

Tutti possiamo essere scienziati

diving-26017_640AMBIENTE – In un contesto globale di rapidi cambiamenti climatici e di declino generalizzato delle popolazioni naturali, una sfida per gli scienziati di tutto il mondo è rappresentata dalla capacità di descrivere la variazione della biodiversità sia su larga scala che nel dettaglio. Solo in questo modo è infatti possibile determinare quali aree e quali ecosistemi meritino una particolare attenzione da parte delle politiche di conservazione.

Uno sforzo del genere implica tuttavia la raccolta di un’immensa mole di dati, difficilmente realizzabile dai soli esperti del settore. Un’interessante possibilità è quella di avvalersi di un esercito di volontari, che muniti solo di passione e buona volontà possano contribuire a tale sforzo.

La scesa in campo dei citizen scientists, così vengono chiamati gli appassionati non esperti che si cimentano nella raccolta di dati a scopo scientifico, pone però un problema di standardizzazione dei metodi di campionamento: un prerequisito fondamentale perché una ricerca scientifica sia attendibile è infatti che i risultati siano confrontabili anche se raccolti con metodologie diverse. Gli scienziati di professione si avvalgono spesso di metodi e strumentazioni complessi, che non possono essere (sempre) utilizzati dai volontari. Questo problema, a parte alcuni casi particolari, pone dunque un limite alla partecipazione dei cittadini ad imponenti sforzi di ricerca.

Oggi uno studio pubblicato sulla rivista Methods in Ecology and Evolution suggerisce invece che, almeno per quanto riguarda le comunità marine costiere, è possibile la collaborazione e l’integrazione dei dati raccolti da personale qualificato e non esperto. Un gruppo di biologi ha infatti confrontato i risultati dei censimenti (presenza/assenza e abbondanza di specie) delle comunità marine in tre famosi siti caraibici ottenuti dagli esperti con procedure consolidate con quelli ottenuti da gruppi semplici appassionati partecipanti a sessioni di immersioni.

Entro ciascuna area di studio, la biodiversità stimata con i diversi metodi è risultata qualitativamente simile, quindi altamente comparabile. La partecipazione volontaria da parte di cittadini entusiasti può dunque configurarsi come un’importante risorsa nella raccolta di dati attendibili e di qualità.

Dopo il grande successo e gli ottimi risultati ottenuti da Evolution Megalab, un progetto di monitoraggio della chiocciola Cepaea nemoralis che nel 2011 ha coinvolto migliaia di citizen scientists in tutta Europa, oggi abbiamo un’ulteriore confortante evidenza che tutti noi, scienziati e non, possiamo a tutti gli effetti contribuire ad una maggiore comprensione dello status attuale delle popolazioni naturali.

Riferimento:
Ben G. Holt, Rodolfo Rioja-Nieto, M. Aaron MacNeil, Jan Lupton and Carsten Rahbek. Comparing diversity data collected using a protocol designed for volunteers with results from a professional alternative. Methods in Ecology and Evolution, 2013; DOI: 10.1111/2041-210X.12031

Crediti immagine: DF7ZS, Pixabay

Andrea Romano
Biologo e giornalista scientifico, lavora come ecologo all'Università degli Studi di Milano, dove studia il comportamento animale. Scrive di animali, natura ed evoluzione anche su Le Scienze e Focus D&R. Dal 2008, è caporedattore di Pikaia - portale dell'evoluzione

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