AMBIENTE

Il rigassificatore di Trieste non è morto

2982546215_e3121f0414_zAMBIENTE – Al di là dell’apparente fase di stallo del Governo italiano, si sta giocando in queste ore a Roma una partita importante per il nostro Paese e per la città di Trieste: il progetto del rigassificatore nel golfo di Trieste.

I parlamentari dei gruppi politici SEL, M5S e PD hanno presentato alle massime autorità del governo un’interpellanza sul mancato uso della lingua italiana e slovena nella documentazione procedurale per l’impianto che dovrebbe sorgere a Trieste, precisamente nella zona di Zaule, al confine tra Italia e Slovenia.

In particolare, il documento indirizzato al Presidente del Consiglio del Ministri, al Ministro per lo Sviluppo Economico, Infrastrutture e Trasporti e al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, riprende le osservazioni relative alla sicurezza dell’impianto, espresse nel documento redatto già nel 2012 dal referente per la sicurezza del Tavolo Tecnico Rigassificatori Trieste, Ing. Marino Valle.

Viene denunciato il fatto che il progetto è stato ammesso prima in forma preliminare alla procedura autorizzativa della VIA e poi, in forma definitiva, alla procedura autorizzativa dell’AIA con rilevanti parti redatte in lingua diversa da quella italiana, nella fattispecie inglese e spagnola, violando clamorosamente la Legge 15/12/1999 n. 482, che stabilisce chiaramente che l’italiano debba essere la lingua ufficiale della Repubblica che deve venir usata per produrre effetti giuridici negli atti destinati ad uso pubblico. Inoltre, omettendo di tradurre i documenti del progetto anche nella lingua della minoranza slovena insistente sul territorio di insediamento del progetto, non sono stati rispettati i dettami della recente Direttiva Europea 2011/92/UE.

Secondo il Coordinamento Regionale (Friuli Venezia Giulia) UIL Vigili del Fuoco, nonostante i numerosi ricorsi al TAR e le tante petizioni alla Commissione Petizioni del Parlamento Europeo per violazione della procedura, risulta che mentre il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha richiesto per il rigassificatore di Trieste una suppletiva alla VIA, il Ministro per lo Sviluppo Economico, Infrastrutture e Trasporti si sta adoperando con i facilitatori europei presso il Direttore Generale Europeo per l’Energia per accelerare l’iter autorizzativo del rigassificatore, per inserirlo tra gli impianti strategici soggetti a finanziamento comunitario prima ancora che questo sia stato regolarmente approvato, disattendendo così il vincolante iter procedurale della VIA, necessario per qualsiasi sviluppo di progetto. A questo punto, anche se l’argomento è top secret in Friuli Venezia Giulia in periodo di elezioni regionali, la questione del rigassificatore di Trieste è tutt’altro che chiusa.

Crediti immagine: francmaleckar, Flickr

6 Commenti

  1. La burocrazia e il poco senso tecnico dei gruppi ambientalisti, faranno scappare anche questi investimenti strategici.
    Comunque preferisco avere in casa un rigassificatore e far arrivare navi piene di gas da dove più mi conviene, piuttosto che essere legato con un tubo alla Russia, e pagare il gas al prezzo che lei mi offre! Forse certa gente non sa cosa vuol dire Monopolio, e peggio ancora non hanno ancora capito che la CONCORRENZA va a vantaggio di tutti!
    Se non cambiamo finiremo a tagliare i nostri boschi e distruggere la biodiversità come già fanno ne paesi del terzo mondo,

  2. IL PICCOLO – SABATO, 6 aprile 2013 – Clini “sospende” il rigassificatore per 6 mesi
    Con un decreto il ministro blocca l’efficacia della Via rilasciata nel luglio 2009 e invita Gas Natural a trovare un nuovo sito
    Se non è una battuta d’arresto decisiva, forse anche definitiva, quanto meglio ci assomiglia parecchio. Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha rifissato in un sol colpo i termini di tempo e anche di contenuto per il progetto del rigassificatore proposto da Gas Natural. L’altro pomeriggio a Roma ha infatti firmato il decreto con cui stabilisce che nel tempo di 180 giorni il proponente deve individuare una nuova localizzazione compatibile con il Piano regolatore portuale.

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