AMBIENTEULISSE

Le nuove mappe della biodiversità mondiale

5641025611_31ebafd74d_zAMBIENTE – L’identificazione delle aree con la più alta biodiversità a livello mondiale è una priorità per indirizzare le politiche di conservazione degli ambienti naturali. In particolare, nel processo della designazione degli ambienti da proteggere è di fondamentale importanza la conoscenza approfondita del numero di specie presenti in ciascuna area, quali di queste sono vulnerabili o minacciate di estinzione, quali attività umane vengono svolte e il loro potenziale impatto sull’ambiente nonché l’attuale livello di protezione a cui sono soggette.

Ovviamente, dato che sia la nostra conoscenza delle singole situazioni ambientali che le possibili minacce sono in continuo cambiamento, la rivalutazione delle aree prioritarie da proteggere è sempre in divenire. In questo contesto, si inserisce un recente studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences USA con lo scopo di identificare le aree con il più alto livello di biodiversità di vertebrati a livello mondiale. Combinando i dati dei più aggiornati report di monitoraggi ambientali degli ultimi anni, un gruppo di ricercatori inglesi e statunitensi ha analizzato un campione complessivo di oltre 21.000 specie tra mammiferi, uccelli e anfibi: per ciascun taxon incluso nelle analisi sono state considerate diverse variabili indicatrici del loro status, tra cui l’area di distribuzione, il rischio di estinzione secondo i criteri della International Union for the Conservation of Nature (IUCN) e se la specie in questione fosse stata scoperta di recente.

I risultati sono riassunti in una serie di mappe a grana spaziale pari a 10 × 10 km, una grana circa 100 volte più fine rispetto ai precedenti e fondamentale perché paragonabile a quelle utilizzate dalle istituzioni locali nei processi di decisione delle aree a rischio. Ciascuna mappa mette in evidenza uno degli aspetti analizzati, tra cui la diversità complessiva entro ciascun gruppo tassonomico (mammiferi, uccelli, anfibi), il livello di rischio medio delle specie entro area, la presenza di specie con piccoli areali di distribuzione e la presenza delle specie scoperte negli ultimi anni.

Combinando i risultati su tutti i vertebrati, gli hotspots di biodiversità risultano l’area della foresta amazzonica, il sud-est del Brasile e l’Africa centrale, che, nonostante occupino solo il 7% della superficie mondiale ospitano quasi la metà delle specie note (immagine). Entrando più in dettaglio, si scopre che i risultati non coincidono per i diversi gruppi di vertebrati, con gli anfibi particolarmente diffusi in Sudamerica, mentre mammiferi e uccelli, le cui mappe sono molto simili, in tutte le regioni tropicali (immagine). Gli uccelli e i mammiferi con piccoli range di diffusione, quindi le specie endemiche, si trovano invece principalmente sulle Ande, in Madagascar e nelle isole del sud-est asiatico.

L’ultima mappa designa invece le ecoregioni basate sulla presenza di vertebrati a limitata distribuzione, quelle su cui dovrebbero concentrarsi le maggiori politiche di conservazione: sebbene queste aree ad elevata priorità siano in media più protette del resto del globo, concludono i ricercatori, il livello attuale di tutela non sembra sufficiente a prevenire l’estinzione del tesoro di biodiversità che custodiscono. Per venire in contro alle nuove conoscenze sulla biodiversità, servirà ora una rete di aree protette più estesa ed efficace.

Riferimenti:
C. N. Jenkins, S. L. Pimm, L. N. Joppa. Global patterns of terrestrial vertebrate diversity and conservation. Proceedings of the National Academy of Sciences, 2013; DOI: 10.1073/pnas.1302251110

Crediti immagine: CIAT, Flickr

Andrea Romano
Biologo e giornalista scientifico, lavora come ecologo all'Università degli Studi di Milano, dove studia il comportamento animale. Scrive di animali, natura ed evoluzione anche su Le Scienze e Focus D&R. Dal 2008, è caporedattore di Pikaia - portale dell'evoluzione

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