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Aristolochia: medicina tradizionale e rischio di cancro

2596610412_4fce538887_zSALUTE – Si trova in alcune preparazioni erboristiche tradizionali utilizzate per curare diversi disturbi, dai reumatismi ai dolori mestruali, e consigliate per perdere peso. L’acido aristolochico è una sostanza naturale presente in molte piante del genere Aristolochia, ingrediente comune in diversi rimedi della medicina tradizionale. Qualche effetto collaterale? L’induzione di un tasso di mutazioni sorprendentemente alto, maggiore di quello causato da potenti agenti cancerogeni, come il tabacco o le radiazioni ultraviolette.

Il dato emerge da due studi, pubblicati su Science Translational Medicine, che fanno luce sui risvolti molecolari degli effetti cancerogeni della sostanza, noti da decenni.

L’allarme per la pericolosità di queste erbe nasce circa vent’anni fa dall’osservazione di un’alta incidenza di danni ai reni tra i pazienti sottoposti a regime dimagrante in una clinica del Belgio. Sotto accusa proprio le pillole per perdere peso, sospettate di contenere acido aristolochico. Tra il 1990 e il 1992, oltre 100 persone in cura nella clinica hanno sofferto di nefropatia a seguito dell’ingestione delle pastiglie, e almeno 70 di questi casi si sono conclusi con un trapianto di reni o con la dialisi. La pericolosità della sostanza è stata confermata da una serie di studi, che hanno evidenziato un legame tra il consumo di acido aristolochico e un forte rischio di tossicità per i reni e di sviluppo di tumori nel tratto urinario superiore. L’allarme non è passato inosservato, e i preparati contenenti questo ingrediente sono stati vietati in Europa e negli Stati Uniti nel 2001, e in Asia nel 2003.

Ma evitare i rimedi erboristici incriminati può non essere sempre sufficiente. Uno studio del 2007 ha infatti individuato nel pane consumato dai pazienti la causa di una malattia diffusa nelle zone rurali di alcuni paesi dell’Europa orientale, la nefropatia endemica dei Balcani. La farina utilizzata in queste regioni per impastare contiene infatti alcuni semi di piante del genere Aristolochia, che crescono normalmente nei campi coltivati per il grano.

Non è quindi impossibile che l’esposizione all’acido aristolochico passi inosservata. Conoscere l’impronta molecolare del danno al DNA causato dalla sostanza, sostengono gli autori dei due studi recentemente pubblicati, potrebbe allora servire a identificare se questo agente cancerogeno è causa di tumori che si pensavano legati ad altri fattori. Studiando il genoma dei pazienti potrebbe essere infatti possibile risalire a un’esposizione all’acido aristolochico, svelando una potenziale presenza nascosta della sostanza.

Malgrado il divieto di vendere rimedi erboristici che contengano il composto, basta una breve ricerca su internet per scoprire che non è difficile procurarsi preparati a base di aristolochia. Alcuni prodotti contenenti la sostanza cancerogena sono inoltre ancora permessi sotto la supervisione di professionisti che praticano la medicina cinese.

I risultati emersi da questi studi, affermano i ricercatori coinvolti, «evidenziano l’importanza di conoscere il contenuto dei prodotti erboristici e di aumentare la consapevolezza pubblica del fatto che non tutte le sostanze che derivano da piante “naturali” sono sicure».

Crediti immagine: Matteo X, Flickr

4 Commenti

  1. Un’altra conferma che la tanto diffusa idea “E’ naturale, quindi fa bene!” è semplicemente infondata.

  2. Si potrebbero segnalare esplicitamente quali sono le pianti contenenti acido aristolochico? Conoscere il genere non dice molto a chi non è un botanico.
    Sarebbe utile poi anche una indicazione di quali preparati erboristici le contengono maggiormente (“preparati per perdere peso” è molto generico, sono diverse le azioni e quindi le piante che si usano).

    Altrimenti si finisce a fare allarmismo anti erboristico, che fa il paio con l’ allarmismo anti medicinale dei naturisti più ottusi, e che non fa un gran servizio a scienza e conoscienza.

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