mercoledì, Dicembre 19, 2018
CRONACAULISSE

Anche le balene si abbronzano

800px-Staart_van_een_ZuidkaperCRONACA – Siamo gli unici animali che si spalmano la crema solare, ma a quanto pare non i soli che si abbronzano per proteggere la propria pelle. Lo ha spiegato un nuovo studio pubblicato su Nature, che ha indagato gli effetti dei raggi ultravioletti sulle balene scoprendo che non solo diventano più scure al sole, ma che accumulano danni alle cellule epiteliali invecchiando esattamente come capita a noi.

Un gruppo di ricercatori guidati da Mark Birch-Machin della Newcastle University ha analizzato i campioni di pelle di tre specie di balene, prelevati per tre anni consecutivi nel periodo tra gennaio e giugno. Il loro interesse è stato suscitato dalle segnalazioni dei biologi marini messicani, che avevano osservato la presenza di vesciche sulla pelle in un numero sempre maggiore di balene. Le specie sulle quali si sono concentrati gli scienziati sono le balenottere azzurre, le balenottere comuni e i capodogli, caratterizzate da differenti abitudini migratorie e soggette, dunque, a diverse esposizioni ai raggi solari.

Delle tre, sono le balenottere azzurre ad aver mostrato i più evidenti segni di abbronzatura, una peculiarità che i ricercatori si sono spiegati proprio con l’attitudine di questi animali a spostarsi durante l’anno. Questa specie è quella con la colorazione più pallida, ma tra febbraio e aprile, quando i raggi UV sono più intensi, migra dal Mar Glaciale Artico fino al Golfo di California, sulla costa nord-ovest del Messico, e la sua pelle diventa  via via più scura per effetto della melanina. A queste modifiche si associano anche danni al DNA mitocondriale, esattamente come accade nella nostra pelle quando ci scottiamo.

I capodogli, invece, trascorrono fino a sei ore consecutive nuotando a livello della superficie, e per proteggersi dai raggi ultravioletti non si affidano solamente alla melanina bensì anche alle proteine HSP70, o proteine da shock termico. Queste aiutano la cellula a proteggersi dai fattori di stress come il calore, riparando anche le proteine già danneggiate e intervenendo a facilitare il ripiegamento delle stesse. Come spiegano gli autori, senza il contributo delle HSP70 i pigmenti naturalmente presenti nella pelle non sarebbero sufficienti a proteggerla.

Per quanto riguarda le balenottere comuni, invece, che sono le più scure grazie a una forte pigmentazione, la resistenza ai danni solari è molto più elevata, e basandosi sui campioni prelevati i ricercatori hanno trovato poche evidenze di scottature (e, di conseguenza, meno danni al DNA mitocondriale). Queste balene vivono nel Golfo di California durante tutto l’anno, e sono meno soggette ai danni causati dai raggi ultravioletti intensi poiché vi sono sottoposte continuamente.

Già tre anni fa Karina Acevedo-Whitehouse della Zoological Society of London aveva riportato il primo avvistamento di una balena scottata, un fenomeno che nelle zone soggette a intensi raggi UV è sempre più diffuso. Come commentano gli autori della nuova ricerca, tuttavia, non vi sono ancora prove scientifiche che questi animali possano sviluppare melanomi, a differenza delle trote. Secondo Birch-Machin, inoltre, è importante continuare a monitorare le balene poiché sono longeve e molto sensibili alle modifiche ambientali: questo le rende dei perfetti indicatori dello stato di salute dei nostri oceani.

Crediti immagine: E. Schreurs, Wikimedia Commons

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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