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Acqua e roccia: le condizioni per la vita in un altro sistema solare

Gliese_667_Cc_sunsetCRONACA – Finora si era soltanto trovata acqua fuori dal nostro sistema solare. Una condizione importantissima, ma non l’unica necessaria all’abitabilità e la possibilità che sia esistita la vita anche fuori dalla Terra. Ora un gruppo di astrofisici britannici ha però scoperto acqua in presenza di rocce, precisamente in una scia di frammenti ex-planetari orbitanti attorno a una stella nana bianca. E le rocce sono essenziali per ipotizzare possibilità di vita su un pianeta.

Lo studio, condotto dalle università di Warwick e Cambridge, e pubblicato sulla rivista Science, ha analizzato polveri e detriti che circondano le stella nana bianca GD 61, distante dalla Terra 170 anni luce. Analizzando osservazioni ottenute con il telescopio spaziale Hubble e il grande telescopio Keck alle Hawaii, gli astrofisici hanno trovato un eccesso di ossigeno, una ‘firma’ chimica che indica che i detriti sono stati un tempo parte di un corpo più esteso, in cui la massa d’acqua era pari al 26% del totale (contro lo 0,023% della Terra).

Sappiamo che, nel nostro sistema solare, il pianeta nano Cerere contiene ghiaccio al di sotto di una crosta esterna: i ricercatori inglesi hanno ipotizzato un parallelo tra i due corpi, e credono che pianeti come Cerere siano stati la fonte della massa d’acqua presente oggi sulla Terra. Il gruppo suggerisce che è assai probabile che l’acqua rivelata attorno a GD 61 provenga da un piccolo pianeta, che un tempo orbitava attorno alla stella-madre, prima che questa diventasse una nana bianca.

Come nel caso di Cerere, l’acqua era probabilmente presente in forma di ghiaccio, sotto la superficie di un piccolo pianeta di circa 90 km di diametro. Si pensa che GD 61 sia stata in passato una stella appena più grande del nostro Sole, al centro di un sistema planetario. Circa 200 milioni di anni fa, la stella avrebbe cominciato a spegnersi e a trasformarsi in nana bianca, ma parti del suo sistema planetario sarebbero sopravvissute.

Il pianeta acquoso sarebbe allora stato sbalzato via dalla sua orbita, assestandosi su un’altra orbita, molto più vicina a quella della stella: qui, l’azione della forza gravitazionale della stella l’avrebbe sgretolato. I ricercatori credono che a destabilizzare l’orbita del pianetino sia stato un altro pianeta, di dimensioni molto maggiori, orbitante attorno alla nana bianca, ma di cui non si è ancora trovata traccia.

Boris Gänsicke, astrofisico a Warwick, spiega: “Questa specie di cimitero planetario che ruota attorno alla stella è una ricca fonte d’informazioni sulla sua vita precedente. Aver trovato insieme una superficie rocciosa e acqua è un punto chiave della ricerca di pianeti abitabili oltre il nostro sistema solare”. L’autore principale dello studio, Jay Farihi, dell’Istituto di astronomia di Cambridge, sostiene: “Il ritrovamento di acqua in un grande asteroide dimostra che sono esistite precondizioni di abitabilità nel sistema GD 61, e potrebbero esistere ancora, anche in altri sistemi simili”.

Nelle loro analisi, i ricercatori hanno usato dati sulla nana bianca GD 61 ricavati dalla spettroscopia molecolare, e ottenuti grazie al Cosmic Origins Spectrograph a bordo del telescopio Hubble. Ulteriori dati provengono dall’Osservatorio Keck a Mauna Kea, nelle Hawaii. I dati di Hubble e del Keck hanno permesso ai ricercatori di identificare i diversi elementi chimici che compongono gli strati esterni della nana bianca. Usando un sofisticato modello informatizzato dell’atmosfera della stella, il gruppo è riuscito a risalire alla composizione chimica dei resti del piccolo pianeta. Dei 12 ex-pianeti finora esaminati, esterni al nostro sistema solare e orbitanti attorno a nane bianche, questo è il primo su cui sia siano trovati segni della presenza di acqua.

Crediti immagine: ESO/L. Calçada, Wikimedia Commons

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