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PLaNCK!: nasce il primo giornale di scienza per le scuole

planck1CRONACA – In un momento in cui i giornali di scienza sono sempre  più in difficoltà, fa piacere osservare la nascita di  piccole iniziative che cercano di aprirsi un varco e costruirsi un proprio mercato attraverso strategie editoriali nuove. Una di queste formule innovative, che ha cominciato a prendere forma nelle aule universitarie dell’Ateneo Patavino, si chiama PLaNCK! un magazine di scienza di cadenza quadrimestrale pensato per gli alunni della scuola primaria, la prima rivista di scienza bilingue italiano-inglese, la cui prima uscita è prevista per gennaio 2014. Ma conosciamo meglio questa iniziativa dalle parole di due delle fondatrici: Marta Carli e Agnese Sonato, rispettivamente classe 1985 e 1986 ed entrambe scienziate dei materiali.

Partiamo da voi: chi siete e come è nata la vostra iniziativa?

Siamo un  gruppo di giovani eterogeneo per formazione, dai 24 ai 30 anni e con la passione della scienza. Alcuni di noi sono laureati in materie scientifiche e hanno fatto o stanno facendo un dottorato presso l’Università di Padova, mentre altri provengono da lauree cosiddette umanistiche, in scienze della formazione primaria, storia o lingue. A gennaio 2013, dato che alcuni di noi sono da sempre impegnati oltre che nella ricerca anche nel settore della divulgazione scientifica, ci siamo trovati e abbiamo cominciato a pensare a un progetto editoriale di comunicazione della scienza che potesse mettere in contatto il mondo della ricerca e la scuola. A giugno abbiamo deciso di fondare l’Associazione Accatagliato, un’iniziativa rigorosamente no profit, attraverso cui è stato possibile cominciare a costruire il numero Zero di PLaNCK!.

Il punto di forza del giornale sembra essere il bilinguismo. Perché questa scelta?

Per noi il bilinguismo italiano-inglese è uno dei punti di forza della nostra idea. Le ragioni di questa scelta sono due: primo, perché l’inglese al giorno d’oggi viene insegnato ormai sin dalla prima elementare; secondo, perché è la lingua internazionale della scienza e crediamo sia importante che i bambini colgano l’importanza che questa lingua ha nella vita di uno scienziato.

Se non sbaglio, ad oggi il progetto è molto legato all’Università di Padova. Lo sarà anche in futuro?

Si, ad oggi PLaNCK! è molto legato all’ateneo patavino, per il semplice fatto che quasi tutti abbiamo studiato qui e possiamo avere un contatto diretto con professori, ricercatori e studenti, entrare nei laboratori e raccontare la scienza da vicino. Abbiamo inoltre scelto di appoggiarci all’Università per quanto riguarda la costituzione del comitato scientifico, composto da otto docenti dei Dipartimenti di Fisica e Astronomia e di Scienze Chimiche, a cui è affidato il compito di garantire la validità scientifica e la qualità di ogni uscita del giornale. Riguardo al futuro però, certamente ci piacerebbe raccontare anche la ricerca che si fa altrove, per far entrare nelle scuole il meglio della ricerca scientifica che si fa in tutta Italia.

A proposito di questo, come avverrà effettivamente questo contatto tra Università e mondo della scuola?

Noi puntiamo molto sull’interazione con i ragazzi. Le classi della scuola primaria che partecipano al nostro progetto, prendono parte direttamente alla revisione della bozza della rivista che poi andrà in stampa, immedesimandosi in veri e propri piccoli giornalisti all’interno di una redazione. Per quanto riguarda poi la distribuzione del giornale, potrà essere indirizzata sia direttamente ai ragazzi che agli insegnanti, i quali potranno adottare PLaNCK! come ausilio didattico per la parte di scienze.

Tornando alla costruzione del vostro progetto, questo è un momento molto difficile per i giornali in genere e per quelli di scienza ancora di più. Come avete pensato di sostenere economicamente il progetto e dargli continuità?

In questa fase iniziale, per partire con il progetto abbiamo puntato su due tipologie di finanziamento: la prima fonte sono stati il Dipartimento di Fisica e Astronomia e il Dipartimento di Scienze Chimiche dell’ateneo patavino, che hanno messo a disposizione il denaro necessario per le nostre prime attività; il secondo tipo di finanziamento è invece per noi una sorta di esperimento e consiste nel crowdfunding, il cosiddetto “finanziamento dal basso”. Da una settimana abbiamo lanciato “Fai crescere PLaNCK!”, una campagna di crowdfunding che rimarrà aperta fino a fine gennaio, data in cui uscirà il primo numero del nostro giornale, attraverso cui ci siamo posti l’obiettivo di raccogliere 3.500 euro. In pratica, chiunque desideri sostenere il nostro progetto può fare una donazione libera seguendo le indicazioni presenti sul nostro sito.

PLaNCK! però – è bene sottolineare – non è uno spin-off universitario.

No, assolutamente. L’idea è nata all’interno dell’Università ma il proprietario della rivista è l’Associazione Accatagliato. I Dipartimenti di Fisica e Astronomia e di Scienze Chimiche ci hanno sostenuto con un primo finanziamento, ma il progetto rimane comunque indipendente, e in questo senso stiamo cercando altri finanziamenti, pubblici e privati, esterni all’università per garantire continuità al nostro progetto soprattutto una volta partito.

Un’ultima domanda, un po’ provocatoria: perché un giornale solo cartaceo di questi tempi?

La scelta di produrre un giornale cartaceo è, ci rendiamo conto, una scelta impegnativa, ma crediamo rifletta esattamente quello che è il nostro obiettivo e il tipo di pubblico a cui è rivolto. Noi vogliamo un prodotto che i bambini possano “toccare”, un oggetto che rimanga loro anche dopo la fruizione in classe o a casa. Crediamo infatti che questo contatto giovi molto di più all’apprendimento di un bambino rispetto ad un oggetto virtuale. A noi poi non interessa il grande pubblico delle riviste nazionali di scienza, puntiamo a un pubblico ristretto fatto di bambini e insegnanti, che il più delle volte, specie nel nostro territorio, non hanno a disposizione i dispositivi necessari per sfruttare le potenzialità dell’apprendimento online. Ad ogni modo, abbiamo previsto comunque la presenza di contenuti aggiuntivi sul nostro sito, fruibili da alunni e insegnanti.

 Crediti immagine: PLaNCK!

Cristina Da Rold
Giornalista freelance e consulente nell'ambito della comunicazione digitale. Soprattutto in rete e soprattutto data-driven. Lavoro per la maggior parte su temi legati a salute, sanità, epidemiologia con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 sono consulente social media per l'Ufficio italiano dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il mio blog: www.cristinadarold.com Twitter: @CristinaDaRold

6 Commenti

  1. Prima di tutto, l’idea del bilinguismo italiano/inglese è corretta e vincente. Secondo, partire dalla scuola primaria è altrettanto scientificamene-corretto. Molti studiosi sanno che le misconcezioni ovvero idee sbagliate sui fenomeni naturali o artificiali e sintetici provengono proprio da uno scarso aiuto nella scuola primaria per comprendere o magari saperli solo osservare i fenomeni che in ogni momento della nostra giornata cadono sotto i nostri occhi. Bolle di sapone, vetri, aria, vapore acqueo, venti, tempeste , il cielo stellato, il cielo azzurro, palloncini, aerei ecc, ecc hanno tutti una motivazione esistenziale di realtà scientifica. In Italia, soprattutto nelle scuole, vi è la tendenza a eliminare la realtà dei fenomeni ed a farli vivere solo con formule astruse e con frasi a memoria. Il risultato è proprio l’avversione per la scienza che in tal modo è incomprensibile. Credo che sia chiaro che l’epoca della conoscenza globale enciclopedica sia finita, mentre invece va difesa l’idea del capire e dell’amare la scienza attraverso l’osservazione corretta ed orientata da esperti, il fare sperimentazione sul campo e soprattutto, studiare, per comprendere la scienza

    1. In un’epoca moderna come la nostra, è assurdo insegnare le scienze solo ed esclusivamente sui libri di testo, aridi e a volte di difficile comprensione anche per gli adulti. Io credo che la sperimentazione sia utile anche nella scuola di infanzia. Si, i nostri nipotini dovranno “nascere” nella cultura scientifica per acquisire sani stili di vita finalizzati alla salvaguardia dell’ambiente e quindi della propria salute, ma soprattutto per comprendere bene e concretamente il mondo che ci circonda

  2. La scrivente vuole manifestare tanta gioia per questa bella iniziativa. La divulgazione scientifica deve partire dalle scuole di infanzia perché deve penetrare nella mente umana come qualcosa di molto naturale. Scrive una ex docente che vanta una esperienza pluriennale in questo campo nelle scuole e con ragazzi di ogni età. Inoltre è lei stessa la fondatrice di una onlus SMATE associazione istituita da più di dieci anni con lo scopo di fare immergere i ragazzi e i bambini di tutte le età nel mondo scientifico, non solo con la sperimentazione ma anche con teatro scientifico. Sono certa che in queste attività teatrali,i ragazzi che hanno impersonato gli scienziati del passato non dimenticheranno mai più le loro scoperte e le leggi della fisica o della chimica. Complimenti dunque a tutti voi, auguri di portare a buon fine le vostre attività. Se avete bisogno di un contributo da parte mia anche e/o solo online ne sarei fiera ed entusiasta, dato che all’uopo sto realizzando il blog di scienze che è solo iniziato ma che conterrà tante e tante esperienze laboratoriali. Attendo una eventuale vostra cortese risposta, ringraziando e inviando distinti saluti mi sottoscrivo Assunta Marotti

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