mercoledì, Dicembre 19, 2018
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Una vita in volo

Tachymarptis_melba_-Barcelona,_Spain_-flying-8RICERCA – Duecento giorni ininterrotti di volo senza mai posarsi, nemmeno per dormire: ecco la vita migratoria del rondone maggiore (Tachymarptis melba), che trascorre l’intero periodo non riproduttivo senza mai toccare terra. Questa è la straordinaria scoperta di un gruppo di ricercatori svizzeri, guidati da Felix Liechti della Stazione Ornitologica Svizzera di Sempach.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, è stato condotto con lo scopo di tracciare le rotte migratorie e le aree di svernamento, sia dal punto di vista spaziale che temporale, della popolazione di rondoni maggiori nidificante in Svizzera. Dopo aver identificato che i quartieri invernali di questa specie si localizzano nell’Africa Occidentale (nella regione compresa tra la Costa d’Avorio e la Guinea) e che le rotte migratorie attraversano lo Stretto di Gibilterra o il Mar Mediterraneo in prossimità della Sardegna, gli ornitologi hanno analizzato più a fondo i dati, rendendosi conto di un altro importante aspetto: a differenza di quello che accade per la maggior parte degli uccelli diurni, che al calar del sole selezionano un luogo in cui passare la notte, tutti gli individui analizzati risultavano trascorrere le ore notturne in continuo movimento.

Sebbene non si conoscano i meccanismi che consentano tale comportamento, sembra evidente che questa specie, e forse anche quelle affini, sia in grado di dormire in volo. Nella stagione riproduttiva, invece, le coppie passano la notte all’interno dei nidi, costruiti in piccole cavità nelle costruzioni umane, insieme ai propri piccoli.

La scoperta è stata possibile grazie all’utilizzo di piccoli dispositivi di geolocalizzazione, chiamati geolocators, che, registrando diverse volte al giorno la posizione degli individui su cui sono posizionati, ne rendono possibile il tracciamento nel corso dell’intero anno. L’unico problema di questa procedura, ormai utilizzata da diversi gruppi di ornitologi in tutto il mondo (ne avevamo parlato qui), è che i geolocators non forniscono informazioni in tempo reale, ma devono essere recuperati al termine del periodo di interesse. Solitamente, questi dispositivi vengono applicati sugli uccelli nel corso di una stagione riproduttiva per poi essere recuperati sui sopravvissuti l’anno successivo. In questo caso, i dati dello studio sono stati forniti da tre individui dei sei su cui erano stati applicati.

I rondoni (Famiglia Apodidae, da non confondere con le rondini, con cui condividono solo affinità morfologiche in seguito a un processo di convergenza evolutiva, dovuta alle abitudini simili) sono un gruppo di uccelli perfettamente adattati al volo: già da diversi anni si pensava che potessero trascorrere le notti in volo, ma per la prima volta vengono fornite le prove empiriche a supporto di questa ipotesi. Come sempre avviene in ambito scientifico, ora si aprono diversi interrogativi su come questi animali siano in grado di reperire le energie necessarie ad una tale strategia vitale così come sui processi fisiologici alla base di questo comportamento unico al mondo.

Crediti immagine: Birdwatching Barcelona, Wikimedia Commons

Andrea Romano
Biologo e giornalista scientifico, lavora come ecologo all'Università degli Studi di Milano, dove studia il comportamento animale. Scrive di animali, natura ed evoluzione anche su Le Scienze e Focus D&R. Dal 2008, è caporedattore di Pikaia - portale dell'evoluzione

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