Disinvestire in ricerca

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ECONOMIA – Ispirata dai teorici del libero mercato, la redazione ha steso una bozza di legge sui cervelli in fuga che consente di eliminare spese inutili, fare cassa, ridurre il deficit dello Stato e garantire il benessere delle generazioni future.

Cara Ministra Carrozza,

Non sappiamo se ha letto il blog di Paolo Valente, ma i giovani ricercatori italiani hanno vinto una quantità pazzesca di Consolidator Grants 2013. Ha presente? Son quelli distribuiti dallo European Research Council. Ne hanno presi 46, battuti per 2 miseri punti solo dalla Germania che però ha tre volte più ricercatori. Altro record: 26 scappano col bottino in un altro paese.

Va bene la mobilità, ma dev’essere sostenibile. Al Paese quei 26 sono costati la peau des fesses come si dice in Sorbona: tra studi, infrastrutture e contratti, da fame ma per 10 anni in media, dai 300 ai 500 mila euro/cad. Che moltiplicati per 26 fanno …  Brava, più un paio di milioni Consolidator/cad. Vogliamo buttarli via?

Governo e Parlamento hanno ridotto lo stanziamento per i Progetti di Ricerca d’Interesse Nazionale da 130 milioni nel 2005 a 38 l’anno scorso e a così pochi nel bilancio preventivo del 2014 che nessuno riesce a vederli. Quei cervelli non servono, ormai il Paese lo ha capito. L’estero se ne approfitta, li trafuga come fossero antichità romane. Le pare giusto? Non alla redazione che avrebbe una modesta proposta, di legge questa volta, simili a quella del giudice Posner, al momento non ricorda se riguardava gli embrioni in soprannumero o gli orfani, comunque andavano affidati al mercato.

Sarebbe così:

Art. 1

L’Italia è per la mobilità però sostenibile dei cervelli formati con fondi pubblici

Art. 2

La loro titolarità è in capo al Ministero. Questa è ripresa dall’interrogazione del M5*, carina vero?

Art. 3

I cervelli che vincono finanziamenti internazionali e li portano all’estero, che ingrati!, saranno messi all’asta trimestralmente sul sito del Ministero http://www ecc.

Art. 4

Gli istituti stranieri interessati ad acquistarli, preferisce “acquisirli”?, avranno 1 settimana per presentare la propria offerta.

Art. 5

Base d’asta: un tot + un tot per cento del grant come interessi sul tot di prima

Art. 6

Entro 1 settimana il ministero provvederà a recapitare il cervello al miglior offerente, pagamento pronta consegna.

Moltiplicati per una media annua di 8-10 mila fanno… Brava, una bella cifra. Verso il 2030 non ci saranno più docenti capaci di entusiasmare gli studenti più brillanti, i cervelli italiani si estingueranno, ma il bello del capitalismo è la distruzione creatrice, diceva Schumpeter. I ragazzi di oggi faranno i pizzaioli, gli idraulici, i gondolieri e altri Mestieri di Interesse Nazionale invece di essere costretti all’emigrazione, al precariato o a riciclarsi in politica.

E quando i cervelli saranno finiti, potrà mettere all’asta le università e i centri di ricerca.

Crediti immagine: com. stampa ESF

4 Commenti su Disinvestire in ricerca

  1. Complimenti per l’articolo.
    Già che ci siamo, perché non parliamo anche del fatto che nessun cervello straniero viene qua in Italia. E non solo perché il sistema ricerca in Italia è patetico (politiche di reclutamento anti-meritocratiche, organizzazione pessima, finanziamenti insufficenti, nepotismo, etc.), ma anche perché è praticamente impossibile per uno straniero partecipare con successo ad un concorso pubblico!
    In virtù di una legge del 1933, infatti, “I titoli accademici conseguiti all’estero non hanno valore legale in Italia (art.170 del R.D. n.1592/1933)”.
    Siamo nel 2014!!!! Qualcuno se ne è accorto?!?!?

  2. Claudio Casonato // 16 gennaio 2014 alle 11:11 // Rispondi

    L’ha ribloggato su bUFOle & Co..

  3. Splendido, ma inutile: non credo che a Roma siano capaci di intendere l’ironia e finisce che lo considerano un incoraggiamento e lo fanno per davvero.

  4. Sylvie Coyaud // 16 gennaio 2014 alle 21:20 // Rispondi

    Tomaso,
    “legge del 1933”
    infatti, e ci sono leggi simili anche in altri paesi UE.

    Ruggero,
    “lo fanno per davvero”
    mah… con i tagli ai PRIN lo fanno già “gratis” e sperando che nessuno se ne accorga.

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