mercoledì, Dicembre 19, 2018
CRONACA

“La religione è l’oppio [antidepressivo] dei popoli”

147765092_efae4710f5_bCRONACA – Dedicarsi regolarmente alla meditazione o ad altri rituali di tipo religioso o spirituale porta a un ispessimento della corteccia cerebrale. Largo alla musica rilassante e agli incensi, dunque, perché secondo gli scienziati potrebbe essere proprio questo il motivo per cui tali pratiche prevengono la depressione clinica, specialmente nelle persone che sono predisposte alla malattia; lo ha spiegato un nuovo studio pubblicato sulla rivista JAMA Psychiatry.

La ricerca, guidata da Lisa Miller dello Spiritual Mind Body Institute alla Columbia University, ha coinvolto 103 adulti; tra questi, basandosi sulla storia familiare, alcuni erano ad alto rischio di incorrere in depressione durante la loro vita. A tutti i partecipanti è stato chiesto quanto valore attribuissero alla religione o alla spiritualità nella loro quotidianità.

Tramite imaging a risonanza magnetica (MRI) gli scienziati hanno potuto osservare un ispessimento della corteccia cerebrale negli individui che avevano dichiarato di dare molta importanza agli aspetti spirituali e religiosi della vita, una modifica che invece non hanno riscontrato negli altri partecipanti dello studio. Inoltre, questo ispessimento si trovava esattamente nella stessa regione cerebrale che negli individui ad alto rischio di depressione è molto più sottile della norma.

Nonostante siano certamente necessarie ulteriori ricerche, spiega Miller, i risultati suggeriscono che la religione e la spiritualità possano proteggere dalla depressione, rendendo più spessa la corteccia cerebrale e impedendo l’assottigliamento che normalmente si verifica in caso di predisposizione alla malattia nella sua forma clinica.

Lo studio mostra per la prima volta questa correlazione così particolare, e “Si riconduce a ricerche precedenti che avevano già verificato il fenomeno, determinando che la corteccia cerebrale si assottiglia in particolari zone del cervello se si è predisposti alla malattia”, conclude Miller. Insieme al suo team, la ricercatrice aveva già scoperto che negli individui che rischiavano di sviluppare la depressione clinica (per storia familiare) si riscontrava un calo dell’incidenza del 90% in coloro che attribuivano grande importanza alla spiritualità.

Crediti immagine: Giulio Bernardi, Flickr

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

13 Commenti

  1. Come al solito i nessi di causa-effetto sono bidirezionali, in queste ricerche… È la spiritualità che inspessisce, o l’inspessimento che spiritualizza?
    Basta leggere attentamente l’abstract: “We note that these findings are correlational and therefore do not prove a causal association between importance [della religione] and cortical thickness.”
    Perciò l’incipit di questo articolo mi pare quantomeno fuorviante, tra l’altro smentito dall’abstract stesso dell’articolo: “Dedicarsi a […] porta a un ispessimento della corteccia cerebrale”

  2. Anche se non sono uno scienziato ne sono consapevole , la mancanza di un po’ di auto inganno e angosciosa per alcune persone.
    Catastrofica oserei dire.
    Perché la Scienza afferma- ragazzi è tutto qui , la realtà origina e finisce in se stessa senza scopi ne fini – peccato che solo persone dotate di un quoziente intellettivo , come Sthephen Hawking o simili , si svaghino scoprendo i meccanismi dell’ acquario , gli altri ci nuotano inconsapevoli e meravigliati , pochi si accorgono dell’inganno , ma se non hanno l’intelletto per giocare come gli scienziati , annegano nell’ acqua come pesci rossi , consci ma insulsamente inutili , quanto le loro esistenze.

    1. “non sono uno scienziato ne sono consapevole, […] annego nell’ acqua come pesce rosso , conscio ma insulsamente inutile , quanto la mia esistenza”
      Un po’ pessimista come visione…!

  3. La visione della scienza che ha Fio è più filosofica che scientifica. Che senso ha dire che la scienza afferma che la realtà origina e finisce in sè stessa? Quale scienza lo dice? La fisica? Ma la fisica dice solo come funzionano le cose e ( spesso ) perchè, non certo per quale fine. Un filosofo della scienza può dire che la realtà origina e finisce in sè stessa, ma fa filosofia, non certo fisica.

    1. Te lo dico io, se non hai un’intelligenza logica matematica più che sviluppata, nel nostro ambiente tecnologico , non puoi permetterti di lavorare come Fisico, Chimico o Genetista, Ingegnere, Informatico e via dicendo, da cui non mi risulta che la Scienza abbia il compito di fornire benessere alla società, almeno che non sia supportata da discipline che ne permettano le ricadute tecnologiche benefiche, Politica, Legislatura etc ai più , ma , il 70% o 85% dell’umanità circa vive in condizioni devastanti.
      Se vivi in un sistema Capitalistico o finto Capitalistico come quello Italiano o extra Capitalistico come quello Statunitense , o addirittura in una Nazione del terzo ,quarto o quinto.. ma quanti mondi ci sono ?; In questo caso all’operaio in crisi oppure al lavavetri oppure i senza tetto , non rimane che il pensiero magico di Dio o cose del genere , ed il fatto che esista o no è irrilevante , mai visto miracoli né in modo diretto né indiretto in vita mia , ma se mangiano la foglia d’essere solo vita organica , priva di senso , nel mondo reale e dubitano in un mondo metafisico , di cui è ormai impossibile essere certi , ecco che per queste persone , il Bosone di Higgs diventa inutile ed incomprensibile , e Ipad , Internet sono irraggiungibili per motivi finanziari da cui è meglio che recitino mantra a Manitù , Shiva, o Belzebù , se poi voi siete tutti Avvocati , Ingegneri , Medici bhe che dire buon per voi.

  4. Giuseppe Chiofalo
    Il risultato della ricerca (ispessimento della corteccia cerebrale) in correlazione con condotte di vita ordinate secondo pratiche spirituali e religiose, dovrebbe essere con-siderato in termini di accertamento del già prevedibile e non di scoperta che “religio-ne e spiritualità proteggono dalla depressione”.
    Ciò vuol dire che tali risultati valgono a fornire una misura (90%) per una “ammissibi-le” correlazione approdata ad evidenza sperimentale. Infatti, l’ispessimento osserva-to, come precisa la Miller, riferito in via principale a diminuzione degli esiti dell’“essere predisposti alla malattia”, riguarda gli effetti ma non le ragioni delle cause mentali le quali bastano alla previsione di quegli effetti: in questione è la fondamentale compatibilità della attività vitale, equilibri emozionali e pulsioni, cioè il divenire con l’essere del soggetto che ne é l’unità originaria di struttura e ricezioni.
    Siffatta attività vitale, le fasi di equilibrio metastabile che ne caratterizzano e provo-cano la dinamica reattiva agli inputs ambientali, procede per elaborazioni delle infor-mazioni, integrazioni e gerarchie, proiezioni di aree polimodali di convergenza di aree unimodali superiori. Ed allora, le basi molecolari della depressione vanno osservate come componenti attive di specializzato stemperamento della causa primaria della congiunta depressione medesima; i fattori o deprimenti o incentivanti la neurogenesi sono , per così dire, un corollario, del più generale, complessivo e unitario ambito del farsi delle tensione di vita psichica per transizioni di fase; a livello formale, essi sono i parametri di una tipologia di riequilibrio, dei modi strutturali del prendere possesso delle condizioni che tali transizioni vanno provocando. Trattasi peraltro della dinamica entro la quale trova motivo l’urgere d’un problema al quale spesso è connessa la iperattività di una risposta risolutrice.
    Le vie di tale riappropriazione possono essere catalogate entro quadri categoriali i più disparati; in questione è, dunque, la possibilità del disporre di soluzioni non solo soddisfacenti ma soprattutto essenzialmente compiute; cioè di equilibri tra fasi piena-mente realizzate.
    In tale funzione del tempo di relazioni, pienamente realizzate vuol dire utilizzabili in continuità, in senso lato con assenza di lacune di omologazione delle risposte che a fronte di successivi inputs occorre elaborare; vuol dire permanenza di strategie dell’impegno a comporle in strutture di senso afferenti a capacità di assestato equili-brio, e in forme di adattabilità del flusso di informazioni ambientali. Si tratta di quella intenzionalità che dota di polarità, di futuro prossimo, una attuale morfogenesi del senso emergente su aree deputate a compiti sequenziali: di connessioni e costituzione di unità di organizzazione, relative ai legami correnti tra livelli caratterizzanti la complessità funzionale cerebrale (dal linguaggio alla capacità logica previsioni di tipo causale o di sequenza, creatività).
    Anche a livello di rudimenti di logica sistemica, di funzione e struttura, di complessi-tà, è immediato convenire che al carico dei su elencati compiti in situazioni di stress, i “rituali di tipo religioso” sono benvenute pratiche di soluzioni definitive e soddisfacenti.
    Infatti, gli asserti religiosi e la omnipervasiva logica del dogma, chiariscono ogni solu-zione non tramite una definizione afferrabile per effetti di contesto e codici, ma come elemento di una prassi che rende invece contratta la questione della soddisfazione alla sua sublimazione, e la dipende attività fisica e mentale pone all’inizio come fine di un compito comunitario spirituale.
    A voler riassumere, la tesi che la “spiritualità”, è in sé valida a ridurre il “rischio di sviluppare una depressione clinica … “ e che di conseguenza la ricerca (guidata da Lisa Miller) ha riscontrato “l’incidenza del 90%” di un calo già scontato, è sostenibile secondo quanto segue.
    Poché: 1)la riduzione di volume della corteccia è, come è noto, una risposta genetica reattiva alle relazioni ineguali (stress tra emozioni o ragioni delle aspettative e quelle delle realizzazioni; ), cioè alle relazioni, detto genericamente stressanti; 2) di ogni re-lazione stressante, in quanto tale, va resa opaca l’acquisizione e sistematizzazione a fini di equilibri esistenziali, allora occorre ridurre numero e organizzazione della rile-vazione medesima (la rimozione tipica dello psichismo freudiano, qui, ovviamente, non vale; 3)la corteccia è sede di neuro genesi per strutture ordinate in organizzazio-ne gerarchica; 4)la corteccia cerebrale, come si rileva dalla sua evoluzione, accrescendosi in volume acquista ulteriori possibilità di elaborare informazioni più a lungo e più approfonditamente prima di produrre una risposta; 5)la riduzione dello ispessimento corticale non solo in i casi di patologie ma di “dinamismi adattivi”, coadiuva in questo senso alla riduzione della depressione riducendo numero cogenza degli effetti; 6)per obiettivi siffatti le argomentazioni speculative e le categorie concettuali rivelano la loro peculiare limitata impotenza; 7)allora, religione e spiritualità con la logica della coincidenza senza contraddizioni del premio atteso (inattuale) con uno stato emotivo in atto, tengono insieme le pulsioni dell’essere e del divenire.
    Da qui, il privilegio del loro ufficio protettivo (bypass della tesi al punto 2)
    Palmi , 28 gennaio 2014 Giuseppe Chiofalo

  5. “In questo caso all’operaio in crisi oppure al lavavetri oppure i senza tetto , non rimane che il pensiero magico di Dio o cose del genere , ed il fatto che esista o no è irrilevante”
    Viste in modo totalmente relativistico, scienza, religione, arte sono per l’uomo passatempi ugualmente legittimi e “veri”. Può perseguirli con più o meno intelligenza ed impegno. Può suscitare l’ammirazione dei propri simili o condurre le sue peregrinazioni in segreto. Può nel frattempo vivere pienamente o lasciarsi ossessionare dal suo passatempo. In ricchezza come in povertà, per strada, facendo il lavavetri.

    Lo scienziato che hai in mente tu si sceglie soltanto una illusione magica di tipo diverso: si illude che conoscere il mondo possa dargli le risposte che cerca come essere umano.
    In realtà, ogni volta che gli sembra di avvicinarsi, trova risposte che non sono mai esattamente quello che cercava. Si avvicinano, ma sfugge sempre qualcosa. Sfugge la prova logica, matematica, incontrovertibile.
    Più risale la struttura dell’universo, della vita, dell’uomo, più generalizza, più comprende ed astrae, più si rende conto che sta semplicemente spostando più in profondità i suoi dogmi.
    Ma non riuscirà mai a liberarsi dei postulati, e poter fare a meno di “credere” in ciò che sa, anzichè saperlo e basta.
    Nel frattempo la scienza si complica e si interconnette, tanto che già da molto tempo nessun uomo può più contenerla per intero. Perciò ci dobbiamo affidare gli uni agli altri, confidare che quanto dimostrato in campi lontani sia in accordo con ciò che conosciamo del nostro iper-ristretto ambito – qualcuno se ne sarà preso cura.

  6. Giuseppe Chiofalo
    Trovo interessante il contributo di Mythsmith (31.01.2014), con il suo ampio giro di orizzonte entro cui, tutto sommato, agli aspetti dell’attiva spiritualità laica si sommano aderenti presenze inestricabili del dogma (il non <>).
    Pertanto, dato il comune riferimento all’articolo di Oggi Scienza, ritengo opportuno riprendere, qui di seguito, un passaggio della mia interpretazione 28.01.2014 , adattato al caso, con aggiunta di qualche riflessione, ma senza alterazioni del significato primitivo che ho legato alla proposizione fondamentale: “Dedicarsi regolarmente alla meditazione o ad altri rituali di tipo religioso o spirituale porta a un ispessimento della corteccia cerebrale”.
    Eccolo “… gli asserti religiosi e la omnipervasiva logica del dogma, consentono di spiegare ogni soluzione [della patologia della depressione] come elemento di una prassi che non si svolge lungo percorsi di soddisfazione delle pulsioni esistenziali ma si pone, con una sublimazione della dipendente attività fisica e mentale, contratta come inizio e fine di un compito in interiore homine o comunitario spirituale”.
    Ebbene, ecco le riflessioni supplementari: 1) che la “religione è oppio [antidepressivo] dei popoli”, è una pura citazione ad effetto; la religione, secondo noti ateismi non solo pratici, invece, va considerata (“ideologia marxiana”, in primo luogo) un ammortizzatore di azioni efficaci tese alla discontinuità del corso storico dei popoli oppressi; e va accreditata, di là da sovrastrutture e modelli culturali dominanti, alla sfera dell’individuale, come raffigurazione dell’origine della emarginazione anche in termini di teologia della storia,.
    Sta di fatto però che, dall’uno come dall’altro punto di osservazione, essa non è accreditabile: necessita essenzialmente che rituali religiosi o spirituali non si vivano o si privilegino come occasioni consapevoli (cfr. le problematiche su coscienza e lotta di classe) ma con le caratteristiche del placebo. Infatti, rivoluzioni culturali o cinetiche del farmaco qui sono fuori campo; placebo è mediatore capace di modificare gli equilibri, nonché di ricostruire le relazioni tra transizioni di fase pur tuttavia per induzione non per causazione; è capace di catalizzare le modificazioni neurovegetative, produzione di endorfine, ormoni, mediatori ma a condicio sine qua non che il soggetto non deve essere consapevole del meccanismo base dell’effetto. Cioè richiede un soggetto che “non può fare a meno di credere”: il fenomeno non è una questione di farmacologia, e le questioni sono in prima istanza interdisciplinari e di neuroscienza.
    Sia ben chiaro che alle neuroscienze è assegnato pur sempre un soggetto: “lo scienziato che si illude che conoscere il mondo possa dargli le risposte”. Ma uno scienziato che si illuda non è forse anche egli sotto effetto placebo?
    Chiudo con una domanda fuori testo: Disponiamo di vie di certezza? Si, nel non cercare risposte definitive, ma nel porre domande tramite linguaggi non sterili alle relative risposte, senza dimenticare che ogni teoria ha una storia propria con un inevitabile proprio capolinea.
    Palmi, 01 febbraio 2014 Giuseppe Chiofalo

  7. Giuseppe Chiofalo
    Palmi, 09.09.2015 Revisione dell’articolo 22.01.2014
    “La religione è l’oppio [antidepressivo] dei popoli” | OggiScienza
    Giuseppe Chiofalo // 28 gennaio 2014 alle 23:53 // Rispondi

    Il risultato della ricerca (ispessimento della corteccia cerebrale) in correlazione (causativa?) con condotte di vita ordinate secondo pratiche spirituali e religiose, dovrebbe essere considerato in termini di accertamento del già prevedibile (verifica) e non di vicariato di un asserto: “religione e spiritualità proteggono dalla depressione”.
    Ciò vuol dire che i risultati elencati nell’articolo, se valgono a fornire una misura (90%) per una “ammissibile” correlazione tra stati emotivi e tensioni verso pienezza di senso (il sublime, il sacro, il divino)tuttavia mancano di un criterio operativo di approdo ad evidenze sperimentali. Infatti, l’ispessimento osservato, come precisa la Miller, riferito in via principale a diminuzione degli esiti dell’“essere predisposti alla malattia”, riguarda gli effetti ma non le ragioni delle cause mentali sufficienti (e, nel caso, finanche necessarie) alla previsione di quegli effetti: in questione, infatti, è il fondamento della compatibilità di attività vitale, equilibri emozionali e pulsioni, in una: il divenire dell’essere soggetto, ossia dell’unità originaria di struttura e ricezioni.
    Siffatta attività vitale, le fasi di equilibrio metastabile che ne caratterizzano e provocano la dinamica, psiche ed estetica dell’esistenza, è reattiva agli inputs ambientali che procedono per elaborazioni delle informazioni, feedback e integrazioni e gerarchie, proiezioni di aree polimodali di convergenza di aree unimodali superiori. Le basi molecolari della depressione vanno osservate, posizionate quindi rese tematiche, come componenti aperture attive di specializzato stemperamento della causa primaria della congiunta depressione medesima. In questo ordine, i fattori o deprimenti o incentivanti la neurogenesi sono non in nesso diretto (immediato) causa-effetto, ma, per così dire, abitano un corollario, del più generale, complessivo e unitario ambito (sistema) del farsi delle tensione di vita psichica per transizioni di fase. A livello formale, essi sono i parametri di una tipologia di modello di riequilibrio, dei modi strutturali del prendere possesso delle condizioni che tali transizioni vanno provocando. Trattasi peraltro della dinamica entro la quale trova motivo l’urgere d’un problema al quale spesso è connessa la iperattività di una risposta risolutrice che inerisce dunque ad un ordine genetico con una ampiezza (differenziale di durata) piuttosto che svincolo di un prima su un dopo aderente..
    Le vie di tale riappropriazione di equilibri (dinamici) di fase, possono essere catalogate entro quadri categoriali i più disparati; in questione è, dunque, la possibilità del disporre o non disporre di soluzioni non solo soddisfacenti ma soprattutto essenzialmente compiute (previsione); cioè di equilibri tra fasi pienamente calcolabili su cammini deduttivi realizzabili.
    In tale funzione del tempo delle relazioni, l’essere pienamente realizzate vuol dire utilizzabili in continuità, in senso lato, di costrutto dinamico cioè assenza di lacune di omologazione delle risposte a fronte di protocolli, serie di successivi inputs che necessitassero solo di essere elaborati per un reticolo tematico già approntato; vuol dire permanenza di strategie dell’impegno a comporle in strutture di senso afferenti a capacità di assestato equilibrio, e in forme di adattabilità del flusso di informazioni ambientali.
    Tutto sommato, la proposizione “religione e spiritualità proteggono dalla depressione” a livello di asserto (supra) e non di tesi veicola ciascuno e tutti tali aspetti, e, coerentemente, altera i generi di quella intenzionalità la quale dota di polarità, di futuro prossimo, ciascuna morfogenesi del senso attuale emergente su aree deputate a compiti sequenziali; delle connessioni, della costituzione di unità di organizzazione, i relativi legami correnti tra livelli e caratterizzazioni della complessità funzionale cerebrale (dal linguaggio alla capacità di logiche previsioni di tipo causale su strati di sequenze e risorse di creatività).
    Anche a livello di rudimenti di logica sistemica, di funzione e struttura, di complessità, è immediato convenire che al carico dei su elencati compiti in situazioni di stress, i “rituali di tipo religioso” si collocano su piani di benvenute pratiche di soluzioni definitive e soddisfacenti.
    Infatti, gli asserti religiosi e la omnipervasiva logica del dogma, chiariscono ogni soluzione non tramite una definizione afferrabile per reti di effetti di contesto e codici, ma come elemento di una prassi che rende invece la questione della soddisfazione contratta alla sua sublimazione, e la vuole dipendente da attività fisica e mentale posta fin dall’inizio come l’ambire un compito comunitario spirituale.
    A voler riassumere, con riguardo alla tesi che la “spiritualità” è in sé valida a ridurre il “rischio di sviluppare una depressione clinica … “ e che di conseguenza la ricerca (guidata da Lisa Miller) ha riscontrato “l’incidenza del 90%” di un calo già scontato, è sostenibile secondo quanto segue.
    Poiché: 1)la riduzione di volume della corteccia è, come è noto, una risposta genetica reattiva alle relazioni ineguali (stress tra emozioni o ragioni delle aspettative e quelle delle realizzazioni;), cioè alle relazioni, detto genericamente stressanti; 2) di ogni relazione stressante, in quanto tale, va non dipanata ma resa opaca l’acquisizione e la sistematizzazione a fini di equilibri esistenziali; 3) allora occorre ridurre numero di centri di ritenzione mnestica della rilevazione medesima (la rimozione tipica dello psichismo freudiano, qui, ovviamente, non vale); 4)la corteccia è sede di neurogenesi per strutture ordinate in organizzazione gerarchica; la corteccia cerebrale, come si rileva dalla sua evoluzione, accrescendosi in volume acquista ulteriori possibilità di elaborare informazioni più a lungo e più approfonditamente prima di produrre una risposta; 5)la riduzione dello ispessimento corticale non solo in casi di patologie ma di “dinamismi adattivi”, coadiuva, dunque con ruolo lampante, alla riduzione della depressione riducendo “numeri di cogenza” degli effetti ed appunto per questo le argomentazioni speculative e le categorie concettuali rivelano la loro peculiare estraneità ed impotenza; 7)allora, religione e spiritualità con la logica della coincidenza senza contraddizioni della riduzione come premio atteso (rendere inattuale la depressione) con uno stato emotivo in atto (speranza), tengono insieme (asindetici) le pulsioni dell’essere e del divenire.
    Da qui, il privilegio del loro ufficio protettivo in un meccanismo di attiva passività che appaga chiusure a circolo (bypass dalla “soluzione” 7) alla tesi al punto 2 e via circolando).
    Palmi , 09 settembre 2015 Giuseppe Chiofalo

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