mercoledì, Dicembre 19, 2018
AMBIENTEINFOGRAFICHE

Tutta l’acqua che consumiamo

WebAMBIENTE – Ore 7.30: suona la sveglia. Prendete un caffè al volo, vi infilate i vostri jeans preferiti e correte in ufficio. A metà mattina, per placare i morsi della fame sgranocchiate una barretta di cioccolato. Ecco, senza rendervene conto, avete già consumato più di 10.000 litri d’acqua. Non è possibile, direte. Invece sì. Avete consumato l’acqua “nascosta”, cioè quella che è presente nelle cose senza che ce ne rendiamo conto.

È stato il professor John Anthony Allan del King’s College London a introdurre per primo, nel 1993 , il concetto di acqua virtuale per indicare il volume di acqua necessario per produrre un qualsiasi bene o servizio, dal cibo che mangiamo ai vestiti che indossiamo.

Quindi, ogni giorno, ai 2-3 litri di acqua che consumiamo bevendo, vanno aggiunti da 1.500 a 4.500 litri di acqua virtuale a seconda delle nostre scelte alimentari. E se bevete acqua in bottiglia, ricordatevi – come sottolinea Stephen Emmott – che occorrono 4 litri d’acqua per produrre la bottiglia di plastica da cui state bevendo.

L’utilizzo dell’acqua sta crescendo molto rapidamente, non solo perché la popolazione continua ad aumentare, ma soprattutto perché consumiamo e sprechiamo sempre di più. Se nel 1900 il consumo di acqua era intorno ai 600 chilometri cubi all’anno e la popolazione mondiale era di poco inferiore ai 2 miliardi, nel 2025, quando raggiungeremo gli 8 miliardi di persone, consumeremo almeno 6000 chilometri cubi all’anno. Troppi.

Pensateci quando scegliete che cosa mangiare. E soprattutto, prima di gettare qualcosa in pattumiera calcolate quanta acqua state sprecando.

4 Commenti

  1. Giusto ed importante ricordare che non bisogna sprecare le risorse (di qualsiasi tipo), ma farne un uso oculato. Questo, però, non può rischiare di tradursi in una demonizzazione a qualsivoglia normale e comune attività, come qualcuno potrebbe pensare quando si arriva a “influenzare” l’immaginazione del comune cittadino elencando quanta acqua necessiti per la normale riproduzione dei vari beni alimentari: dalla frutta, ai vegetali, per poi passare all’allevamento del bestiame, ecc..

    Non va infatti mai dimenticata la “legge di Lavoisier” che ci dice:
    “che nulla si crea, ne si distrugge, ma tutto si trasforma, a partire dai componenti chimici di base che compongono i vari elementi.

    Se teniamo peraltro presente che circa il 70% della superficie terrestre è poi ricoperta da acqua, forse è facile pensare che non è l’acqua a mancare, anche se per ottenere quella “dolce” ed utilizzabile, occorre tecnologia e lavoro.

    Insomma, evitiamo, se possibile, di speculare su emotività e demonizzazioni varie, che rischiano di procurare molti più danni di quanto necessiti. Abbiamo fin troppi esempi di comunicazione distorta e strumentale che induce al “catastrofismo” ed a combattere anche contro il benessere ed il progresso a nome di fallaci ideologie.

  2. Complimenti all’Autrice dell’articolo che evidenzia i consumi di acqua: le piante di cui ci nutriamo han bisogno di acqua dolce e pulita. I suoli possono depurare le acque: se sono inquinati si inquina anche l’acqua e quindi anche il cibo.
    Mangiare carne in eccesso, oltre a farci male, comporta la concentrazione di terra in poche bocche.

  3. io sono un po’ ignorante, per cui chiedo lumi… ma s’acqua che “sprechiamo”, che fine fa? si scinde in atomi di idrogeno e ossigeno? viene teletrasportata su marte? precipita nel centro della terra? No, perchè l’acqua che bevo, poi la “restituisco”, eccetto quella che verrà intrappolata nel mio lardo, ma poi quando lascerò questo amato mondo la restituirò… Ma non è che st’acqua virtuale è un trucchetto per dare un valore “estremamente commerciabile” a nostra sorella acqua? E perchè non l’aria? A me sa tanto di una “tassa sul macinato” in versione moderna….

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