mercoledì, Dicembre 19, 2018
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Il jazz è un dialogo tra musicisti

770px-Louis_Armstrong_restoredRICERCA – Mentre i musicisti jazz suonano, si attivano le aree del cervello utilizzate per interpretare la struttura sintattica delle frasi in una conversazione, come se fosse in corso un vero e proprio dialogo. Solo che è a colpi di jazz.

Al contempo, come spiega un nuovo studio pubblicato su PloS ONE, questa ‘conversazione musicale’ spegne le aree che invece sono legate alla semantica ed elaborano il significato del linguaggio parlato. Tramite risonanza magnetica funzionale (fMRI) la ricerca ha indagato l’attività cerebrale di alcuni musicisti jazz impegnati nel trading fours, l’esecuzione a turno di brevi assoli (generalmente quattro battute) come un botta e risposta. Durante la performance ognuno dei musicisti riesce a improvvisare una nuova melodia in risposta a quella appena ascoltata, e a modificarla durante il prosieguo dell’esecuzione.

Per studiare le risposte del cervello alla conversazione musicale, i ricercatori hanno reclutato un gruppo di 11 musicisti tra i 25 e i 56 anni, tutti esperti nelle performance jazz al pianoforte. Durante tutte le sessioni di trading fours, di dieci minuti ciascuna, uno dei musicisti stava disteso nel macchinario per il MRI, con una tastiera appoggiata sul grembo, le gambe sollevate da un cuscino e due specchi appositamente posizionati in modo che anche così potesse sempre vedere le sue dita muoversi sui tasti.

Come hanno potuto osservare gli scienziati, l’improvvisazione del trading fours attivava le aree cerebrali collegate al processo della sintassi del linguaggio (circonvoluzione frontale inferiore e circonvoluzione temporale superiore posteriore) e allo stesso tempo disattivava le strutture coinvolte nel processamento del linguaggio parlato (circonvoluzione angolare e sopramarginale).

Come suggerisce l’autore dello studio, Charles Limb della Johns Hopkins University School of Medicine, le aree cerebrali che elaborano la sintassi non agiscono solo sul linguaggio verbale. Il cervello, invece, le sfrutta per processare la comunicazione in generale, sia che avvenga tramite parole che tramite musica. “Finora gli studi riguardo alla comunicazione tra due persone hanno riguardato solamente il contesto del linguaggio parlato”, spiega Limb. “Ma osservare il jazz in particolare ci permette di investigare le basi neurologiche della comunicazione musicale interattiva”,

Lo studio riporta dunque una differenza fondamentale tra il modo in cui vengono elaborati il significato della musica e quello del linguaggio. Nello specifico, la chiave della comunicazione che avviene tramite musica è un processo sintattico e non semantico. “Quando due musicisti impegnati nel trading fours vi sembrano assorti nei loro pensieri, non stanno solamente aspettando il loro turno”, conclude Limb, anche lui musicista. “Al contrario, stanno adoperando le aree sintattiche dei loro cervelli per elaborare le melodie che ascoltano, così da poter rispondere con una nuova serie di note che non sia stata composta o suonata prima”.

Crediti immagine: Library of Congress, Wikimedia Commons

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

4 Commenti

  1. Diceva Paolo Conte “Le donne odiavano il jazz – non si capisce il motivo”. E’ un verso del brano “Sotto le stelle del jazz” del 1984…Chissà che non sia perchè noi donne abbiamo quelle strutture coinvolte nel processamento del linguaggio parlato (circonvoluzione angolare e sopramarginale) perennemente impegnate in tale compito, mentre a quanto pare il jazz le disattiva!

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