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Quel problema con le costole dei mammut

MammouthRICERCA – Gli ultimi mammut lanosi del pianeta potrebbero essere stati fortemente danneggiati da gravi difetti congeniti, e portati (anche) da questi all’estinzione. Lo suggerisce un nuovo studio pubblicato su PeerJ, sulla base di fossili di mammut trovati vicino al mare del Nord e risalenti al tardo Pleistocene. Questi resti, antichi di circa 12.000 anni, mostrano infatti costole in sovrannumero lungo le vertebre cervicali. Si tratta di una caratteristica che di per sé non è pericolosa per l’animale, ma spesso è il segno che qualcosa durante lo sviluppo è andato storto.

Se ne parlava già nel 2006, quando uno studio pubblicato su Evolution ha indagato le conseguenze della presenza di costole cervicali supplementari negli esseri umani. Ne è emerso che circa il 78% dei feti con questa caratteristica muore prima della nascita, e tra i sopravvissuti l’86% difficilmente supera il primo anno di vita. Questo studio sui mammut ebbe inizio con la scoperta di tre vertebre durante un progetto di costruzione nel porto di Rotterdam. Secondo gli esperti, in base ai segni sulle ossa si poteva dedurre che un tempo fossero state attaccate: la superficie era infatti molto liscia dove probabilmente in passato erano unite, e mancavano i segni della presenza di vasi sanguigni e nervi. Come spiega Jelle Reum, paleontologo del Museo di Storia Naturale di Rotterdam, “Sapevamo che questi erano gli ultimi mammut che avevano vissuto là, perciò abbiamo cominciato a sospettare che fosse successo qualcosa”.

Partendo da questi presupposti, il team di Reum ha analizzato le collezioni del Museo di Storia Naturale di Rotterdam e del Naturalis Biodiversity Center di Leiden, nei Paesi Bassi, e trovato 16 vertebre di mammut sulle quali convalidare l’ipotesi. Di queste solo nove erano adatte ad essere analizzate, ma i risultati non hanno deluso gli scienziati: in tre casi c’erano tracce sufficienti a far pensare che un tempo ci fossero attaccate due costole cervicali. Nonostante il campione studiato sia piuttosto ridotto, secondo il team si tratta comunque di una scoperta sorprendente. Nei moderni elefanti solamente il 3,6% presenta infatti le costole cervicali, mentre tra gli esseri umani sono presenti circa in una persona su cento.

La presenza di queste costole è legata a problematiche anche gravi durante il periodo dello sviluppo, e spesso accade, come riportato in uno studio del 2005 sull’European Journal of Medical Genetics, di trovarle in bambini affetti da patologie come leucemia e tumori infantili. Le spiegazioni di un’incidenza così alta nelle popolazioni di mammut, secondo i ricercatori sono fondamentalmente due. La prima è l’alto tasso di riproduzione tra consanguinei, che porta con sé un impoverimento genetico che può sfociare in difetti anche gravi. La seconda possibile causa, secondo il team di Reum, va invece cercata nello stress prenatale, dovuto ad esempio alla scarsità di cibo e alle malattie che affliggevano i mammut nell’ultimo periodo che hanno trascorso sul pianeta. “Questa condizione è associata a malattie e anomalie congenite nei mammiferi, e l’alta incidenza, oltre alle grandi dimensioni delle costole cervicali, indica una forte vulnerabilità che potrebbe aver contribuito all’estinzione dei mammut lanosi”, conclude l’autore dello studio.

Crediti immagine: Hawkins, Wikimedia Commons

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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