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Alzheimer, tutto comincia nel reticolo

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SALUTE – “Premessa: è impreciso dire che abbiamo svelato il meccanismo che origina l’Alzheimer – ci tiene a precisare Antonino Cattaneo, autore di uno studio apparso su Nature Communication e ripreso dalle varie agenzie di stampa – quello che abbiamo effettivamente scoperto è qual è la parte esatta della cellula nervosa dove si formano le strutture tossiche che sono responsabili della malattia, ovvero il reticolo endoplasmico.”

Questa è una precisazione assai importante per evitare fraintendimenti e facili sensazionalismi, e fondamentale anche per comprendere la rilevanza di una scoperta come quella del gruppo del dottor Cattaneo, neurobiologo, direttore del laboratorio sulle Malattie neurodegenerative dell’Ebri (European Brain Research Institute) e docente della Scuola Normale Superiore di Pisa. Non si tratta dunque di aver capito come si origina e dunque come sconfiggere l’Alzheimer, ma di aver trovato la sorgente che produce le sostanze tossiche che danneggiano il cervello, gli oligomeri, e di aver capito che la sede cellulare dove venivano prodotti era proprio il reticolo endoplasmico. E il tutto utilizzando un metodo innovativo, cioè isolando un anticorpo che riconosce selettivamente gli oligomeri e modificandoli geneticamente rendendoli capaci di essere indirizzati verso un obiettivo intracellulare preciso. Come un piccolissimo drone.

“L’idea è la seguente – spiega Cattaneo – avevamo bisogno di un metodo in grado di riconoscere gli oligomeri e finora quel metodo non esisteva. Gli oligomeri infatti, a differenza dei peptidi da cui si originano, sono difficili da individuare perché sono il frutto di un particolare ‘ripiegamento’ del peptide stesso. Individuare il peptide, quindi, non è complesso, ma mettere a punto un metodo che riconosca come il peptide si è ripiegato in modo tale da formare un oligomero, è decisamente più arduo. La nostra idea, che si è rivelata vincente, è stata quella di generare degli anticorpi in grado di riconoscere selettivamente gli oligomeri, e non il peptide, e di modificarli geneticamente ‘programmandoli’ in modo che si dirigessero proprio verso la zona della cellula nervosa che ci interessava, in questo caso il reticolo endoplasmico, per capire se lì erano presenti oligomeri ed eventualmente inibirne la produzione. E ci siamo riusciti.” Questo minuscolo drone infatti è riuscito a riconoscere gli oligomeri, cioè a legarsi a essi, all’interno del reticolo, fatto che ha permesso agli scienziati di capire che era proprio lì che queste molecole si originavano.

L’importanza della scoperta sta proprio l’aver capito dove hanno origine le molecole responsabili della malattia, cosa fino ad oggi sconosciuta. L’unica cosa nota da qualche tempo era che il vero bersaglio da abbattere nelle prime fasi di insorgenza della malattia non fossero i peptidi, ma appunto gli oligomeri, ma conoscere il responsabile senza saperlo stanare è un po’ come non conoscerlo” racconta Cattaneo. “Oggi invece grazie a questa scoperta è come se potessimo costruire una ‘diga’, chiudere il rubinetto che produce queste sostanze tossiche per le cellule nervose, anche se – è il caso di precisarlo – è sempre necessario proseguire in questi nostri studi per accertare che non vi siano siti anche più ‘a valle’ dove gli oligomeri si possono originare.”

Ma c’è anche un altro punto che gli scienziati hanno precisato, ovvero il fatto che anche “chiudendo il rubinetto” gli oligomeri non si vanno ad accumulare nel reticolo provocando danni, ma addirittura si dissolvono per opera dell’anticorpo.
La scoperta è dunque di quelle che possono dettare una nuova linea di ricerca per quanto riguarda l’Alzheimer, certo è che affinché se ne sfruttino appieno i benefici è necessario che studi come questo vadano di pari passo con la scoperta di marcatori per la diagnosi precoce della malattia. “Il punto è che ce ne facciamo poco di una conoscenza dettagliata della formazione degli oligomeri se poi non possiamo intervenire sul paziente, e l’unico modo ad oggi per intervenire è trovare il modo di individuare i primissimi segnali della malattia” spiega Cattaneo. “In un cervello dove è in atto l’Alzheimer questi oligomeri, responsabili del danno cerebrale sono infatti già fuori dalla cellula e per questo la sfida è bloccarli prima che entrino in azione, quando cioè sono ancora dentro la cellula, non appena si formano. Per questo aver scoperto dove si formano è di primaria importanza per esempio per la futura messa a punto di molecole, o farmaci, in grado di inibirne la formazione nel reticolo endoplasmico o distruggerli una volta formati.”

Due aspetti dunque: aver finalmente individuato una sede privilegiata dove le molecole tossiche si formano e aver messo a punto un metodo innovativo per indirizzare un anticorpo in una specifica zona cellulare, come un piccolissimo drone telecomandato.
Anche se non si è “scoperto il meccanismo tramite cui si origina la malattia” dunque, i risultati pubblicati su Nature sono comunque a detta dei ricercatori tra i più significativi degli ultimi anni in tema di Alzheimer.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: _annamo, Flickr

Cristina Da Rold
Giornalista freelance e consulente nell'ambito della comunicazione digitale. Soprattutto in rete e soprattutto data-driven. Lavoro per la maggior parte su temi legati a salute, sanità, epidemiologia con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 sono consulente social media per l'Ufficio italiano dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il mio blog: www.cristinadarold.com Twitter: @CristinaDaRold

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