SCOPERTEULISSE

Scoperta la vita nelle profondità di un lago antartico

SCOPERTE – Nature l’ha definito “the Antarctica’s Secret Garden”, il giardino segreto antartico. A 800 metri di profondità, nella più completa oscurità, con una pressione altissima dovuta al ghiaccio, la vita si è comunque sviluppata e continua a resistere. Succede in Antartide, 800 metri al di sotto della superficie del ghiaccio.
Si tratta del lago Whillans, un lago superficiale dove per la prima volta i ricercatori hanno trovato forme di vita. Si tratta di un lago subglaciale, che si trova cioè al di sotto di una spessa coltre di ghiaccio, e situato nella parte occidentale del continente antartico. Chiamare estrema la vita che brulica lì sotto è riduttivo e per questo alimenta non di poco le speranze di coloro i quali sperano di trovare prima o poi la vita su altri pianeti.

La ricerca è di primaria importanza, tanto da essere stata pubblicata sulla rivista Nature e ha visto la partecipazione, oltre al team americano, anche di un italiano, Carlo Barbante, dell’Istituto per la dinamica dei processi ambientali del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IDPA-CNR) e dell’Università Ca’ Foscari Venezia. In particolare il risultato è frutto del progetto di ricerca internazionale WISSARD, finanziato con oltre 10 milioni di dollari dalla statunitense National Science Foundation, dalle agenzie statunitensi NASA e NOAA e dalla Gordon and Betty Moore Foundation. In Italia è supportato dal Programma Nazionale Ricerche in Antartide (PNRA).

Carlo Barbante non è certo un novellino quanto a ricerca al Polo Sud. Nel 2013 infatti si è recato per alcuni mesi nel continente Antartico proprio nei pressi del lago Whillans per seguire da vicino il progetto WISSARD, che ha poi raccontato giorno dopo giorno nelle pagine del suo seguitissimo blog. La scoperta infatti – è proprio il caso di dirlo – rappresenta solo la punta dell’iceberg di ricerche durate decenni. I ricercatori hanno perforato nel tempo tre laghi dell’Antartide: il Lago Ellsworth a 3,4 km di profondità, il Lago Vostok a 3,7 km e appunto il lago Whillans, ma in quest’ultima occasione a differenza delle precedenti si è utilizzata una tecnica innovativa mai usata prima. “Si tratta di un sistema innovativo di perforazione – spiega Barbante – ad “acqua calda”. il foro di circa 60 centimetri di diametro è stato ‘scavato’ nel ghiaccio iniettando acqua calda filtrata e purificata da fasci di raggi UV. In pratica prende la neve dalla superficie, la scioglie e riempie il tubo perforante di acqua calda. In questo modo siamo riusciti a perforare 800 m di ghiaccio in 3 giorni, quando con i normali carotaggi ci vuole molto di più. Il lato negativo è però che l’acqua all’interno del foro si ricongela in brevissimo tempo, ragione per cui è necessario procedere molto rapidamente inserendo le sonde all’interno del foro e facendole scendere.”

C’è da dire però che la scoperta non ha lasciato di stucco gli scienziati. “Non eravamo sicuri, certo, ma le probabilità che ci fossero delle forme di vita lì sotto c’erano” precisa Barbante. “Ci sono zone molto simili al mondo come condizioni estreme, come ad esempio le Alpi o la Groenlandia, in cui c’è vita, e questa analogia ci ha permesso di ipotizzare che se avessimo scavato avremmo potuto trovare forme di vita simili anche in Antartide.”
Ora la prossima sfida, come è facile intuire sarà utilizzare questa nuova tecnologia in un ambiente extraterrestre all’interno della sempiterna ricerca di vita fuori dal nostro pianeta.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagini: Ufficio stampa Università Ca’ Doscari di Venezia, Carlo Barbante

Cristina Da Rold
Giornalista freelance e consulente nell'ambito della comunicazione digitale. Soprattutto in rete e soprattutto data-driven. Lavoro per la maggior parte su temi legati a salute, sanità, epidemiologia con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 sono consulente social media per l'Ufficio italiano dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il mio blog: www.cristinadarold.com Twitter: @CristinaDaRold

1 Commento

  1. Credo che parte dell’interesse per questa scoperta sia di natura evolutiva: in un ambiente rimasto isolato per tempi lunghissimi la vita dovrebbe essersi evoluta in modo indipendente, producendo forme viventi uniche e forse molto diverse da quelle conosciamo. Ci sono teorie che sostengono che sul nostro pianeta potrebbero esserci addirittura due o piu’ tipi di vita completamente indipendenti, e cioe’ non riconducibili ad un antenato comune. Sarebbe molto interessante se delle risposte al riguardo ci venissero proprio dal lago Whillans.

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