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Niente vita nel meteorite marziano

1024px-407310main_jsc2009e243551RICERCA – Il suo nome è Nakhla ed è un meteorite marziano arrivato sulla Terra oltre 1,3 miliardi di anni fa. Forse, all’interno di questo piccolo frammento di suolo marziano, sono racchiuse le informazioni per comprendere se il Pianeta Rosso è mai stato abitato da qualche forma di vita, anche batterica.

Il meteorite Nakhla è giunto sul nostro pianeta oltre un miliardo di anni fa, sbalzato dalla superficie di Marte, probabilmente, come conseguenza di un imponente impatto meteorico sulla superficie del Pianeta Rosso. Approfondite analisi della roccia, anche nei suoi strati più profondi, hanno permesso a Elias Chatzitheodoridis, ricercatore alla National Technical University di Atene, di individuare delle specifiche strutture che per forma e dimensione possono somigliare a cellule fossili molto simili a quelle ritrovate sulla Terra e risalenti agli albori della storia della vita sul nostro pianeta.

Per comprendere al meglio la vera natura di queste strutture il ricercatore ateniese si è rivolto a Ian Lione, professore alla Manchester’s School of Earth, Atmospheric and Environmental Sciences, il quale ha confermato che a una prima analisi la somiglianza a una cellula batterica terrestre era indubbia, ma con ulteriori analisi è emersa la natura geologica di queste strutture, probabilmente legate a molecole d’acqua intrappolate nella roccia sulla superficie marziana e poi evaporate durante le fasi di impatto dell’asteroide sulla Terra.

I risultati emersi da queste analisi approfondite, pubblicate sulla rivista scientifica Astrobiology, hanno permesso di comprendere e confermare che su Marte, soprattutto alcuni miliardi di anni fa, esistevano le condizioni ambientali ottimali per mantenere acqua liquida sulla superficie o appena al di sotto, requisito utile per lo sviluppo di forme di vita come le conosciamo sulla Terra.

Gli stessi ricercatori non escludono che in futuro sarà possibile trovare la prova dell’esistenza, passata o presente, di vita su Marte riuscendo a recuperare campioni direttamente dalla superficie del Pianeta Rosso.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: NASA, Wikimedia Commons

3 Commenti

  1. Niente vita nel meteorite marziano

    Approfondite analisi della roccia, anche nei suoi strati più profondi, hanno permesso(…)di individuare delle specifiche strutture che per forma e dimensione possono somigliare a cellule fossili (…)

    E’ sempre divertente quando un titolo sembra affermare qualcosa e poi, nel corpo dell’articolo sembra si affermi il contrario.
    Prendere una decisione no?

  2. Nel meteorite sembravano esserci tracce di possibili fossili, per questo è stato fatto lo studio, si è poi scoperto che erano strutture geologiche.

    Così è più chiaro, grazie.

  3. In questi casi c’è da considerare anche l’originaria età del reperto, non solo il tempo a cui risale l’impatto. Non è che il passaggio da Marte a Terra sia così immediato. E’ pure da considerare che tali eventi catastrofici erano più frequenti ai primordi del sistema solare, quando i processi organici era difficile che fossero già iniziati o comunque molto propagati. Comunque ritengo arduo individuare forme biotiche su meteoriti. Le rocce arrivate sulla superficie terrestre dovrebbero essere quelle più compatte, più dure e quindi difficilmente penetrabili da lievi tipi di organismi, a meno che pure su Marte non si sia prodotta una massiccia e diversificata proliferazione di essi. Le rocce più morbide e friabili, argillose, presumo che siano quelle più facilmente colonizzabili da strutture simili a batteri, e quindi restino più soggette alla disgregazione, sia al momento del remoto impatto sul pianeta “sorgente”, poi all’uscita dall’atmosfera dello stesso: che in caso di forme viventi probabilmente non era così rarefatta come oggi, e infine nella discesa attraverso l’aria di “casa nostra”.

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