Con un pizzico di mindfulness

Quando il lavoro del genitore si fa difficile, l'attenzione consapevole può dare una mano. Qualche dritta in un libro di Carla Naumburg

https://www.flickr.com/photos/stevendepolo/4613540568/sizes/o/
GRAVIDANZA E DINTORNI – Piove a dirotto, siamo in ritardo, al lavoro ci aspetta una riunione delicata e nostro figlio non vuole saperne di mettersi scarpe e impermeabile per andare all’asilo. Glielo chiediamo con le buone, poi una seconda volta con un tono già alterato dal nervosismo, infine urlando come pazzi. Magari funziona, il bambino si veste e sale in macchina, ma spesso a noi resta addosso un certo disagio, la sensazione che qualcosa non funzioni. Prima o poi – e più o meno sovente – capita a tutti i genitori di perdere le staffe, o di faticare a morte per non perderle, oppure di distrarsi, di andare avanti con il pilota automatico, anche rendendosi conto che no, così non va. Un’alternativa a questo stato di cose, però, potrebbe esserci e si chiama mindfulness, letteralmente “attenzione consapevole”, un particolare atteggiamento o stato mentale utilizzato anche nell’ambito di alcune psicoterapie, per esempio per la riduzione dello stress. A proporre il ricorso alla mindfulness anche per affrontare meglio il difficile mestiere di genitore è un libro (per ora solo in inglese) dell’americana Carla Naumburg, assistente sociale, blogger e appunto esperta di questa pratica. Si intitola Parenting in the Present Moment. How to Stay Focused on What Matters, che potremmo tradurre così: “Essere genitori qui e ora. Come rimanere concentrati su ciò che importa davvero”.

Ma di che cosa stiamo parlando, esattamente? Secondo la definizione del Greater Good Science Center dell’Università di Berkeley, dedicato alla ricerca scientifica su particolari aspetti del benessere emotivo e sociale, dall’empatia all’altruismo, mindfulness significa mantenere, istante per istante, una profonda consapevolezza sui nostri pensieri, i nostri sentimenti, le nostre sensazioni corporee. Significa concentrarsi sul presente, evitando che pensieri confusi e caotici relativi a eventi del passato o ad aspettative per il futuro prendano il sopravvento. Non solo: mindfulness significa accettazione, cioè capacità di prestare attenzione ai nostri pensieri e alle nostre sensazioni senza giudicarle, senza stabilire se è giusto o sbagliato quello che stiamo pensando o provando.

Complice il fatto che affonda le sue radici nel pensiero buddhista e zen, la mindfulness potrebbe sembrare qualcosa di esoterico, di new age, ma non è affatto così. Non solo la sua pratica può essere del tutto svincolata da qualsiasi credenza, anche religiosa, ma ci sono studi che ne mettono in evidenza effetti fisici, per esempio sul sistema nervoso e su quello immunitario, oppure come supporto per migliorare la qualità della vita in alcune condizioni.

A questo punto, però, la domanda sorge spontanea: che cosa c’entra tutto ciò con l’essere genitori? Per Carla Naumburg c’entra eccome, se la mindfulness diventa un modo più gratificante per interagire con i propri figli, per entrare in contatto con i loro bisogni e per rispondere a questi bisogni con coerenza e non sulla base dell’emotività del momento, dei fantasmi del passato o delle ansie per il futuro. Il punto è che quando arriva un bambino, che lo si voglia o no le cose si complicano. Magari non dorme, oppure non mangia o, crescendo, non vuole stare con gli altri bambini. Magari ci irritano le sue opposizioni, i tanti perché?, le liti con i fratelli, i musi lunghi. Magari non ci piacciono i suoi amici o la sua fidanzatina. E per di più non dobbiamo preoccuparci solo di lui, ma fare i conti anche con il nostro lavoro, con i genitori che invecchiano, con il ricordo di qualche trauma infantile, con la nostra insopportabile capacità di sentirci peggiori degli altri (e Facebook in questo non aiuta).

Come tratteggia efficacemente Naumburg, nella nostra testa si agita una scimmia che corre come impazzita tra quello che abbiamo fatto ieri e quello che ci aspetta domani, tra preoccupazioni, aspettative e confronti impietosi. Il risultato è che spesso reagiamo in modo esagerato alle richieste o alle manifestazioni dei nostri figli. A meno che non impariamo a tenere a freno quella scimmia, per concentrarci su quello che è importante “qui e ora” e cioè, in ultima analisi, il rapporto con i nostri bambini. A questo proposito Naumberg non offre ricette preconfezionate o regole ferree, ma si limita a indicare tre “stelle polari” a cui tendere. Consapevoli che per definizione sono irraggiungibili, ma ci aiutano a mantenere la rotta nella giusta direzione.

Prima stella: cercare di rimanere connessi il più possibile con i propri figli. Mostrarsi presenti, farli sentire sicuri, far capire che sono “visti”, accettati, amati e sostenuti per quello che sono. Ciascuno troverà il proprio modo per farlo, compatibilmente con una serie infinita di fattori che vanno dal carattere dei bambini al tempo a disposizione. Naturalmente questo non significa che i bambini potranno fare quello che vogliono: l’autrice si sofferma spesso a sottolineare la differenza tra quello che i bambini sono e quello che fanno, tra far capire che sono amati incondizionatamente e approvare ogni loro comportamento.

Seconda stella: rimanere sempre attenti e presenti a noi stessi, consapevoli dei nostri bisogni, dei nostri pensieri, dei nostri punti di forza e debolezza. Perché per essere empatici nei confronti degli altri, dobbiamo esserlo prima di tutto nei nostri confronti, accettando di non essere perfetti – no, non siamo genitori degeneri se non abbiamo voglia di mettere in tavola ogni giorno un pasto perfettamente bilanciato, sanissimo e appena cucinato – e impegnandoci a prenderci cura di noi stessi. A partire dalla soddisfazione di un bisogno fondamentale, che è quello di dormire. E se da soli non ce la facciamo, basta chiedere aiuto. Tra partner, genitori, amici, parenti e babysitter qualcuno potrà pure darci una mano.

Terza stella: esserci, essere presenti, rallentare il ritmo quando serve, semplificarsi la vita. Senza dimenticare uno dei principi chiave della mindfulness: assaporare il più possibile ogni momento  della nostra esistenza.  E proprio la mindfulness può aiutare a seguire ciascuna di queste stelle, con pratiche quotidiane che Naumberg riassume con piccoli acronomi, come STOP, che sta per Stop (fermati un attimo) – Take a breath (respira profondamente) – Observe (osserva i tuoi pensieri e sentimenti) – Proceed (agisci consapevolmente, sulla base di quanto hai osservato). Oppure WAIT: Why Am I Talking? (Perché sto parlando?).

Sembra semplice, ma non lo è e l’autrice lo sa perfettamente. Essere presenti a sé stessi significa attraversare anche sentimenti negativi, come dolore, rabbia, sconforto. Per accantonarli e far sì che non invadano la nostra mente come scimmie impazzite serve molto esercizio, bisogna fare pratica ogni giorno. E del resto, essere genitori è proprio questo: un impegno quotidiano, che non si impara mai una volta per tutte.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Credit immagine: stevendepolo/Flickr

Informazioni su Valentina Murelli (264 Articles)
Giornalista scientifica, science writer, editor freelance

1 Commento su Con un pizzico di mindfulness

  1. Claudio Casonato // 30 dicembre 2014 alle 16:36 // Rispondi

    L’ha ribloggato su bUFOle & Co..

2 Trackbacks / Pingbacks

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