Braccio ingessato? Provate a pensare di muoverlo

Una volta tolto il gesso sappiamo cosa ci aspetta: un crollo della forza fisica al quale ormai ci siamo rassegnati. Ma un po' di immaginazione velocizza i tempi di ripresa

175119264_e5ab911826_zSALUTE – Se vi è mai capitato di rompervi un braccio (o una gamba, o così via) e dover portare il gesso per qualche tempo, la sensazione non vi sarà nuova: una volta rimossa l’ingessatura, recuperare la forza muscolare e muoversi agevolmente è decisamente un’impresa ardua. E richiede del tempo.

Eppure secondo una ricerca recente un modo per accelerare il processo c’è, e risiede nella nostra immaginazione. Fare regolarmente degli esercizi in cui immaginiamo di stare muovendo l’arto immobilizzato, durante tutto il periodo in cui portiamo il gesso, ridurrebbe del 50% i tempi di ripresa una volta che lo avremo tolto. Quando non ci si può muovere, pensare di farlo potrebbe essere la chiave per “combattere” la perdita di massa muscolare alla quale ormai ci eravamo rassegnati.

La forza fisica viene controllata da una serie di fattori differenti e i più studiati fino a oggi risiedono nella muscolatura scheletrica; ma anche il sistema nervoso gioca un suo ruolo importante, seppur rimasto a lungo poco conosciuto (e poco capito), nel determinare la potenza o la debolezza. Per questo motivo Brian C. Clark dell’Ohio Musculoskeletal and Neurological Institute (OMNI) e i suoi colleghi della Ohio University hanno progettato un esperimento, per misurare le modifiche nella capacità di flettere il polso in tre gruppi di soggetti adulti.

29 di questi hanno indossato per quattro settimane un’ingessatura rigida, che andava da subito al di sotto del gomito fino a coprire tutte le cinque dita, immobilizzando così sia la mano che il polso. A 14 persone è stato richiesto di fare regolarmente degli esercizi legati all’immaginazione, che consistevano nel pensare di stare contraendo con decisione il polso per cinque secondi, seguiti da altri cinque di riposo. Un’attività che andava avanti per svariati turni alla volta, cinque volte a settimana.

L’altra metà dei partecipanti non faceva invece nessun esercizio immaginario, limitandosi a tenere immobile il braccio. Un ultimo gruppo di controllo, infine, era formato da 15 soggetti che non indossavano alcuna ingessatura.

Terminate le quattro settimane di esercizi e non-esercizi, entrambi i gruppi che avevano portato il gesso mostravano come previsto una perdita di forza dell’arto immobilizzato rispetto ai soggetti di controllo. Il primo tuttavia, quello che aveva immaginato di muovere il polso varie volte alla settimana, aveva perduto il 50% di forza fisica in meno. Anche la capacità del sistema nervoso di attivare il muscolo, la cosiddetta voluntary activation (VA) in queste persone si è ristabilita molto più velocemente.

“Queste scoperte suggeriscono che dei meccanismi neurologici, probabilmente a livello corticale, contribuiscano in modo significativo alla debolezza legata all’immobilità. E che l’attivazione regolare di queste regioni corticali -attraverso l’immaginazione- riduca non solo la debolezza ma anche la VA, mantenendo normali livelli di inibizione”, spiegano gli scienziati, che hanno pubblicato i risultati sul Journal of Neurophysiology.

@Eleonoraseeing

Leggi anche: Studiare una malattia genetica rara: l’esostosi multipla ereditaria

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: ItzaFineDay, Flickr

Informazioni su Eleonora Degano ()
Giornalista pubblicista, traduttrice e science writer. Collabora con varie realtà come National Geographic Italia, OggiScienza, IN3D dove scrive soprattutto di etologia e cognizione animale e si occupa di copywriting scientifico. Nel 2016 ha vinto il Premio Giornalistico Riccardo Tomassetti - Premio Speciale in Virologia e nel 2017 il premio giornalistico "SID- Diabete Ricerca" promosso dalla Società Italiana di Diabetologia

2 Commenti su Braccio ingessato? Provate a pensare di muoverlo

  1. c’è un libro di oliver sacks al riguardo di arti invisibili “su una gamba sola”…

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