SALUTEULISSE

Niente più aghi, il vaccino diventa patch

Si preme sulla pelle e rilascia la dose, garantendo la stessa immunizzazione del metodo classico. Nel 2017 i primi trial clinici

150428091654_1_900x600SALUTE – Somministrare i vaccini con un patch dotato di micro-aghi, per portarli anche nelle zone più difficili dove il personale sanitario non è disponibile. Succede al Georgia Institute of Technology che, grazie a una collaborazione con i Centers for Disease Control and Prevention statunitensi (CDC), lavora oggi al progetto del patch, pensato per semplificare il magazzinaggio, la distribuzione e la somministrazione dei vaccini rispetto ai metodi tradizionali.

Misura circa un centimetro quadrato e per vaccinare è sufficiente premerlo con un dito: la parte del patch a contatto con la pelle è dotata di 100 micro-aghi solidi costituiti da un polimero, zucchero e dalla dose di vaccino. Durante l’applicazione gli aghi vengono pressati sulla superficie della pelle e si dissolvono nel giro di pochi minuti, rilasciando il vaccino (qui un video che ne spiega il funzionamento).

“Ogni giorno 400 bambini muoiono per le complicazioni del morbillo in tutto il mondo”, spiega James Goodson dei CDC, Global Immunization Division. “Là dove mancano gli aghi, le siringhe, l’acqua sterile e una dovuta preparazione per somministrare i vaccini, il patch potrà essere una grande speranza. E raggiungere i bambini di tutto il mondo più facilmente, anche nelle aree più remote. Sarebbe un avanzamento nella nostra battaglia per eliminare questa malattia, permettendo di somministrare più vaccini e salvare più vite ma a un costo inferiore”. È da tempo che si ragiona su un miglioramento delle campagne di vaccinazione, e il patch potrebbe essere la svolta tanto attesa.

Per interrompere la trasmissione della malattia in modo decisivo, la copertura vaccinale dovrebbe arrivare al 95% dei territori del pianeta, mentre negli ultimi anni non si è riusciti a raggiungere le aree più difficili, rimanendo a un 85%. Altro elemento a favore del patch è che anche in caso di temperature variabili dovrebbe essere più stabile, oltre al fatto che occupa decisamente meno spazio durante il trasporto. Non servono aghi o altre strumentazioni, e il costo dovrebbe essere paragonabile a quello di un vaccino classico.

I test effettuati finora sono stati condotti su modelli animali, e dalla Georgia Tech arrivano risultati positivi: non ci sono stati effetti collaterali e la dose somministrata è riuscita a scatenare la risposta immunitaria desiderata. Se il lavoro prosegue secondo la tabella di marcia e non ci saranno intoppi, i trial clinici potrebbero avere inizio nel 2017. E se l’idea del patch si confermerà vincente potrebbe estendersi all’immunizzazione di altre patologie, come polio, influenza, rotavirus, rubella e tubercolosi.

@Eleonoraseeing

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Crediti immagine: Gary Meek

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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