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Quanta Europa c’è nel CERN?

Un tweet di Matteo Renzi in visita al centro di ricerca di Ginevra ha scatenato una polemica politica in rete. Ecco un po' di numeri e dati su come stanno le cose

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ATTUALITÀ – Martedì 7 luglio, di prima mattina, il premier Matteo Renzi ha visitato il CERN di Ginevra, con tanto di passeggiata nell’area sperimentale dell’acceleratore e incontro con un gruppo di giovani ricercatori. Fin qui tutto bene. Poi, come è sua consuetudine fare, Renzi ha condiviso in rete su Facebook e su Twitter una frase che recita, testualmente, “Al Cern di Ginevra, l’Europa che ci piace, l’Europa che funziona”.

Il messaggio pubblicato dal Presidente del Consiglio non è stato accolto con grande entusiasmo, ma anzi ha generato una polemica riguardo all’utilizzo del termine ‘Europa’ nell’elogio all’attività del CERN. Per quale motivo? Perché Ginevra, in Svizzera, non è parte dell’eurozona e nemmeno dell’Unione Europea, due temi che nelle ultime settimane sono indubbiamente al centro del dibattito politico nazionale e continentale a causa della crisi greca. Ovviamente l’occasione per fare propaganda è stata colta al balzo da innumerevoli esponenti politici, e giornali, per proporre la propria interpretazione del pensiero (magari semplicemente geografico) del premier, ciascuno con le proprie ragioni e le immancabili accuse di strumentalizzazione.

Nel migliore dei casi la polemica in sè è sterile, nel peggiore è una pericolosa intromissione della politica nel mondo scientifico, che pone in secondo piano l’interesse per la ricerca. Ma la domanda può essere lecita: il CERN è davvero un’organizzazione europea? Partiamo dal nome. CERN è l’acronimo francese di Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire, che in italiano si può tradurre grossomodo come Organizzazione europea per la ricerca nucleare. Deciso nel 1953 e attivo dal 1954, l’acceleratore si trova in prossimità di Ginevra e a cavallo del confine tra Francia e Svizzera, tanto che ad esempio l’enorme anello dell’acceleratore LHC si trova in parte su suolo svizzero e in parte in territorio francese. Attualmente il CERN conta 21 stati membri, fra cui Israele è l’unico che si trova al di fuori del vecchio continente, mentre Norvegia e Svizzera sono i due soli altri Paesi che non appartengono all’Unione Europea. Dunque 18 Stati UE contro 3 non-UE, o 20 geograficamente appartenenti all’Europa contro uno esterno.

I 12 Paesi fondatori furono Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia, Svizzera, Regno Unito ed (ex-)Jugoslavia, mentre i prossimi ad associarsi al centro di ricerca potrebbero essere, nell’ordine, Romania, Turchia e Serbia. È però doveroso ricordare che le collaborazioni del CERN coinvolgono istituzioni e università di tutto il mondo, dall’India al Giappone, dalla Russia agli Stati Uniti, dal Sud America all’Africa.

Per quanto riguarda i fondi, a oggi i primi quattro Paesi finanziatori sono la Germania (18,5%), la Francia (14,0%), il Regno Unito (12,7%) e l’Italia: la nostra quota, in particolare, corrisponde a 126 milioni di franchi svizzeri (120 milioni di euro), ossia circa al 10,5% del totale. Secondo gli ultimi dati disponibili (relativi all’anno 2014), gli stati membri dell’Unione Europea hanno contribuito per l’86,9% al totale dei finanziamenti, di cui 1,6% è stato elargito direttamente dall’UE.

Volendo poi essere minuziosi sulla localizzazione geopolitica del CERN, il centro di ricerca è uno dei più famosi esempi a livello mondiale di extraterritorialità. Sia la Francia sia la Svizzera hanno infatti rinunciato (in parte) alla propria sovranità su tutte le strutture superficiali e sotterranee. Per comodità, tuttavia, su alcune parti dei tunnel che si trovano oltre il confine francese si è deciso di far valere la giurisdizione svizzera.

La domanda se il CERN sia un’ente dell’Europa oppure non-europeo si presta dunque, senza dubbio, a molteplici interpretazioni. Resta fuori discussione che il CERN sia, storicamente, uno dei primi esempi dal secondo dopoguerra di cooperazione europea continuativa e proficua (un esempio su tutti, la scoperta del bosone di Higgs). Altrettanto indubbio è che il legame dell’acceleratore di particelle più grande al mondo con l’Unione Europea sia, almeno istituzionalmente, molto debole, praticamente limitato all’attività dell’EU Projects Office che si occupa di seguire i progetti europei in corso al CERN. Fortunatamente, però, sia il direttore attuale del CERN, Rolf Heuer, sia quello futuro, Fabiola Giannotti, si sono limitati ad accompagnare nella visita Renzi e il ministro Stafania Giannini, occupandosi di ben altre questioni.

@undotti

Leggi anche: Grecia, bloccato l’accesso alle riviste scientifiche

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti: Tiberio Barchielli, Palazzo Chigi, Flickr

Gianluca Dotti
Giornalista scientifico freelance. Sui social sono @undotti

3 Commenti

  1. Il nome CERN (Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire) pare abbastanza chiaro. L’apertura a paesi extraeuropei è ampiamente positiva; una positività orientata alla (ormai irreversibile e spesso a ragione contestata) globalizzazione. La scienza al servizio dell’umanità (intera), utilizzando la strada della conoscenza, è l’obiettivo e l’augurio. Il merito europeo è sicuramente quello di avervi dato avvio e impulso. L’Enciclica di Papa Francesco “Laudato sii” è un buon contributo in tal senso. Interpretare positivamente, in tal senso, le parole di Renzi sarebbe la cosa migliore.

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