Estate in Umbria, alla scoperta di terrecotte e laterizi

Nel comune di Marsciano un museo vi accompagna nella tradizione umbra legata all'argilla: materie prime povere, terra e acqua cotte con il fuoco

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SPECIALE AGOSTO – Dopo avervi portati a Roma, a Torino, a Napoli, a Milano, a Cervia con un percorso dedicato al sale e a Genova dai mostri marini, in un tour estivo delle città italiane, continuiamo il viaggio nella verde Umbria, tra colline e campagne. Per la precisione ci fermiamo nella città di Marsciano, il maggiore centro della Media Valle del Tevere che si trova proprio in mezzo a un territorio caratterizzato, in tutta la sua storia, dalla produzione di terrecotte e laterizi.

Una tradizione che ha portato alla fondazione del Museo Dinamico del Laterizio e delle Terrecotte, nel Palazzo Pietromarchi di Marsciano, che tra scavi, trasporto, raffinamento, impasto e foggiatura accompagna i visitatori grandi e piccoli in un percorso che affonda le sue radici proprio nell’argilla. L’abbiamo visitato per voi.

Storie di argilla e fornaciai

Il terreno umbro era adatto più che mai alla fabbricazione dei laterizi (alla fine del Miocene, circa cinque milioni di anni fa, l’area fu soggetta a complessi fenomeni geologici): ricco d’acqua per rendere l’argilla malleabile, e di legname, per cuocerla. Nella produzione pre-industriale, raccontata al museo di Marsciano, si iniziava tra l’autunno e l’inverno con la raccolta dell’argilla, che veniva disposta in due mucchi a seconda che fosse più o meno resistente (“gagliarda”). Quella più robusta era destinata alla produzione di coppi mentre quella meno forte, scavata spingendosi meno in profondità, alla produzione di tegole e pianelle.

Da lì, gli agenti atmosferici facevano il loro corso: il freddo disaggregava le zolle favorendo l’assorbimento dell’acqua e il processo andava avanti fino a maggio quando, tempo permettendo, si procedeva alla foggiatura approfittando del calore del sole che faceva asciugare i laterizi.

Quello del fornaciaio era decisamente un mestiere impegnativo, si lavorava dall’alba al tramonto, 17 ore al giorno. Nelle prime fasi dell’infornatura occorreva ci fossero almeno due persone all’opera: uno metteva i pezzi nel forno, l’altro li prendeva al volo e li sistemava sul fondo, a strati. Quando la buca era quasi ricolma gli ultimi strati venivano poggiati in modo diverso rispetto ai primi, sul lato più lungo e più largo, e ricoperti dalla cosiddetta “cocciolata” ovvero scarti della produzione e piccoli cocci.

Come si cuoceva? La buca di alimentazione del forno, piena di legna, veniva mantenuta costantemente piena per tre giorni dopo aver acceso il fuoco (la fase di “tempera” del forno). Poi il fuoco si alzava e il fornaciaio doveva impegnarsi a mantenerla “chiara” per non fondere i pezzi infornati.

La tradizione rivive al museo

Nel Museo Dinamico del Laterizio e delle Terrecotte di Marsciano sono conservati gli attrezzi del fornaciaio, pochi strumenti semplici che nel corso del tempo sono rimasti sempre gli stessi. Vanghe e pale usate per estrarre l’argilla, carriole per trasportarla, una verga di ferro per raffinarla, strumenti per lisciarla e poi gli stampi per darle infine la forma desiderata. Ma anche, nella sezione terrecotte, pregiati vasi, pentole, orci da olio e vino ottocenteschi, antiche brocche cinquecentesche e il corredo tombale di Villanova risalente alla fine del IV secolo a.C. (numerosi vasi in argilla ritrovati nel 1987 presso Villanova, un piccolo centro rurale del comune di Marsciano).

Quanto si produceva in un giorno? Qualcosa come 500 “terzini”, pianelle o “mezzane”, 250 “doppioni”, coppi o “pianelloni”, 125 tegole. I pezzi essiccati al sole venivano conservati in una semplice capanna, di solito costruita proprio accanto alla fornace, in attesa della cottura.

Oggi chi visita il museo può non solo ammirare tutti questi oggetti fabbricati con materie prime povere, terra e acqua cotte con il fuoco, ma improvvisarsi artigiano, lavorando in prima persona. Succede alla fornace di San Fortunato di Compignano, parte del percorso museale di Marsciano, dove ci sono un piano di lavoro, stampi, torni e ovviamente un forno a disposizione di chiunque volesse ripercorrere in prima persona le fasi di fabbricazione del mattone. Partendo dalla materia grezza.

Dopo aver ammirato la collezione del museo, i bambini si possono dedicare ai laboratori didattici organizzati per loro durante tutto l’anno come “Benvenuti a casa”, un percorso per la definizione di casa come abitazione, “Uno più uno” e “Mani nell’argilla”, per stimolare la loro creatività con la lavorazione dell’argilla e “4 elementi o 4 ingredienti?”, una sorta di “scova l’intruso” tra i materiali poveri della tradizione.

Un’apposita sezione del museo racconta invece l’evoluzione della produzione industriale dei laterizi, così come avviene ora. Impastatrice, mattoniera, pressa a filiera: nel corso dei decenni ogni fase è stata meccanizzata.

Per informazioni sul museo visitate il sito web. Il biglietto del Museo Dinamico del Laterizio e delle Terrecotte di Marsciano vale anche per la visita dell’antenna museale di Spina, “Rossana Ciliani”, situata all’interno del caratteristico castello medievale di Spina e dove troverete in mostra una raccolta di strumenti di lavoro che testimoniano gli antichi mestieri artigiani ed agricoli.

@Eleonoraseeing

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Informazioni su Eleonora Degano ()
Giornalista pubblicista, traduttrice e science writer. Collabora con varie realtà come National Geographic Italia, OggiScienza, IN3D dove scrive soprattutto di etologia e cognizione animale e si occupa di copywriting scientifico. Nel 2016 ha vinto il Premio Giornalistico Riccardo Tomassetti - Premio Speciale in Virologia e nel 2017 il premio giornalistico "SID- Diabete Ricerca" promosso dalla Società Italiana di Diabetologia

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