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La selezione dei pescatori sulle tartarughe malate di tumore

Nell'arcipelago delle isole Turks e Caicos l'industria ittica sta involontariamente selezionando le tartarughe malate di fibropapillomatosi, catturando per uso alimentare solo quelle sane

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AMBIENTE – Nell’arcipelago caraibico delle isole Turks e Caicos le tartarughe verdi (la specie Chelonia mydas) vengono catturate dai pescatori e consumate come fonte di cibo. Se la specie secondo la Lista Rossa IUCN è considerata oggi endangered, minacciata, ai Caraibi è ancora possibile catturarla legalmente, per il consumo alimentare, entro precisi limiti. Ma ora c’è un elemento di preoccupazione in più: i pescatori prelevano solamente gli individui sani, ributtando invece in acqua le tartarughe colpite dalla fibropapillomatosi (FP), un particolare tipo di tumore causato da herpesvirus, ed effettuando così una selezione importante sulla popolazione locale.

La fibropapillomatosi è stata scoperta negli anni Trenta del secolo scorso, e da allora ha attirato sempre di più l’attenzione, poiché è diffusa in tutto il pianeta e la sua epidemiologia è strettamente legata a fattori ambientali come l’inquinamento: è una malattia che colpisce prevalentemente gli individui giovani, in particolar modo quelli di maggiori dimensioni, affliggendo gli organi interni ed esterni delle tartarughe marine sotto forma di tumori rosa o di colore chiaro visibili sulla pelle. Nella sua progressione arriva a danneggiare la vista degli animali, la loro capacità di muoversi e quella di procacciarsi il cibo e nutrirsi. Sebbene questa neoplasia dei rettili non sia considerata pericolosa per gli esseri umani, come è prevedibile chi va per oceani sceglie comunque di riportare a riva con sé solamente gli esemplari sani, “scartando” quelli malati e selezionandoli così per la sopravvivenza.

In uno studio coordinato dall’Università di Exeter e pubblicato su Frontiers in Marine Science, una squadra di ricercatori ha monitorato per due anni la popolazione di tartarughe verdi dell’arcipelago Turks e Caicos, l’incidenza della malattia e la quantità di animali malati arrivati in porto nelle navi dei pescatori: hanno scoperto che su 239 delle tartarughe catturate il 13% era stato colpito dalla fibropapillomatosi, ma i pescherecci non avevano riportato indietro nessun animale malato. Nonostante si spingessero proprio nelle aree in cui la malattia era prevalente.

“La maggior parte dei pescatori con cui abbiamo parlato ha confermato che gli è capitato di catturare tartarughe malate, ma che non volendo mangiare animali con dei tumori le hanno ributtate in acqua. Siamo a conoscenza dei risultati dell’abbattimento selettivo delle creature malate, per rimuoverle da una popolazione, e questa pratica sortisce l’effetto opposto. Aumenta la proporzione di animali malati nella popolazione totale”, spiega Tom Stringell del Centre for Ecology and Conservation all’Università di Exeter.

“Nonostante le tartarughe verdi siano classificate come minacciate su scala mondiale, dopo secoli di catture selvagge, molte popolazioni sono ora in via di recupero e in futuro potrebbe diventare sempre più comune lo sfruttamento della specie come fonte di cibo”, commenta Annette Broderick, collega di Stringell e co-autrice dello studio. “Per questo è importante monitorare la fibropapillomatosi, sia per la conservazione della fauna selvatica che per tenere sotto controllo quelle che saranno le problematiche future legate alla salute umana e al cibo che mangiamo”.

La situazione è grave o uno spunto, gestibile, per ragionare sulla conservazione di questa specie marina? Fortunatamente, precisano i ricercatori, l’industria ittica dell’arcipelago Turks e Caicos è piccola e regolata in modo equilibrato. Inoltre le più ampie popolazioni caraibiche di tartarughe verdi contribuiscono a variegare quella dell’arcipelago, riducendo così l’impatto della selezione effettuata dai pescatori. Un aspetto interessante e cruciale da monitorare nei prossimi anni, concludono, sarà l’eventuale aumento di animali malati legato alle attività di cattura.

@Eleonoraseeing

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Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Crediti immagini: Jim Trodel, Flickr

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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