Il lungo percorso verso la Conferenza sul clima di Parigi

Ogni settimana le principali notizie dal mondo della cooperazione scientifica internazionale

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SCIENCE & DIPLOMACY – Il 2015 sarà un anno fondamentale per la definizione delle azioni globali riguardo a temi fondamentali per il futuro: le Nazioni Unite ha presentato l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Soprattutto, a dicembre, si terrà a Parigi la COP 21/CMP 11, da cui dovrebbe uscire un accordo sul clima che, almeno nelle intenzioni, dovrà essere di portata storica.

Innanzitutto sciogliamo gli acronimi. Perché quella che la stampa chiama Conferenza sul Clima si chiama COP21/CMP11 – nome degno, al più, di un robot? COP 21 significa Conference of the Parties, nome generico che indica la Conferenza dei Paesi sottoscrittori di un trattato internazionale (molti trattati prevedono l’istituzione di una COP, come organo “attuativo” del trattato stesso). Il trattato a cui si riferisce la COP 21 non è, come molti pensano, il Protocollo di Kyoto, ma si riferisce alla Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (in sigla UNFCCC). L’UNFCCC fu il risultato più concreto che emerse dopo più di venti anni di discussione promosse dall’UNCED, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’ambiente e lo sviluppo. Tale lunga discussione culminò nella Conferenza di Rio del 1992, chiamata anche “Summit della Terra“, in cui i Paesi partecipanti redassero la Convenzione quadro sui cambiamenti climatici. Tale convenzione prevedeva ogni anno almeno un incontro ufficiale tra i firmatari, le COP appunto.

La COP 1 (che in realtà si svolse nel 1995, ovvero tre anni dopo la redazione dell’UNFCCC, per dare tempo a tutti i paesi di ratificare l’accordo) si tenne a Berlino e subito fu chiaro che la Convenzione era limitata e non efficace. Da questa conferenza emerse quello che fu battezzato il Mandato di Berlino, ovvero una fase di due anni in cui i Paesi firmatari dovevano studiare delle forme attuative del Trattato più vincolanti. Al termine di questi due anni (dopo un incontro più “tecnico” l’anno seguente) si arrivò alla COP 3, dove venne formulato, dopo grandi e difficili trattative, il Protocollo di Kyoto (dal nome della città che ospitò la Conferenza delle Parti), che prevedeva, principalmente, una riduzione della emissione di determinate sostanze inquinanti non inferiore all’8,65% rispetto alle emissioni che ciascun firmatario aveva prodotto nell’anno base, il 1985. Il periodo di applicazione di tale riduzione era quello compreso tra il 2008 e il 2014. Il Protocollo di Kyoto entrò in vigore nel 2005 dopo la ratifica da parte di Canada e Russia. Gli Stati Uniti hanno firmato il Protocollo, ma poi si sono rifiutati di ratificarlo.

A partire dal 2005, quindi, ogni COP (che si riferisce alla Convenzione quadro del 1992, sull’UNFCCC) è affiancata (e, invero, combacia) da una CMP, ovvero una Conferenza dei firmatari del Protocollo di Kyoto (CMP è un acronimo che racchiude tutta la complessità del linguaggio diplomatico, poiché significa “Conference of the Parties serving as the meeting of the Parties to the Kyoto Protocol”). Per questo, a partire dalla COP 11 a Montreal nel 2005 si iniziano a contare le CMP.

La prossima COP21/CMP11 è stata preceduta da quella a Lima dell’anno scorso, che è stata più che altro un incontro tecnico in attesa di Parigi quest’anno. Nel periodo di tempo trascorso tra le due COP/CMP il dibattito sul cambiamento climatico e sulle azioni per contrastarlo è stato molto duro e serrato, con l’intervento di attori in parte inediti come il Vaticano e la possibile adozione di strategie particolari (in particolare quella “a piccoli passi“, di cui parleremo a breve). In questa rubrica, oltre alle consuete notizie di science diplomacy, seguiremo ogni settimana gli sviluppi del rush finale fino a dicembre, quando un nuovo accordo dovrebbe essere presentato al mondo.

Notizie dall’Europa

UNIONE EUROPEA – Da giorni è online la bozza del piano di investimenti dei fondi di Horizon 2020 per il biennio 2016-17. In generale, il piano aderisce alla svolta data dal Presidente della Commissione Juncker che vuole indirizzare la ricerca scientifica più su campi applicativi a discapito della ricerca di base.

GERMANIA – La cancelliera tedesca  è in visita in India, un viaggio che per certi versi appare cruciale sotto il profilo economico, politico e scientifico. In particolare, Angela Merkel ha visitato Bengaluru, la “silicon valley” indiana, dove, assieme al Primo Ministro Narendra  Modi, ha prospettato un insieme di investimenti anche in ricerca nell’ambito delle tecnologie digitali.

UCRAINA – L’Ucraina, al centro di una crisi militare con la Russia, continua il suo percorso di avvicinamento all’Occidente. Dopo aver praticamente smantellato l’intera infrastruttura di ricerca nazionale, devolvendo i fondi all’acquisto di armi, l’Ucraina adesso fa appello al Programma Science for Peace della Nato per salvare il salvabile, divenendone il principale beneficiario.

Notizie dal Mondo

CINA – L’ex “Impero di Mezzo” sta promuovendo una intensa, e per certi versi aggressiva, campagna di science diplomacy. In particolare, attraverso accordi di cooperazione scientifica, culturale e tecnica, sta cercando di sedimentare le proprie posizioni su due fronti caldi della sua politica estera. Da una parte, infatti, promuove accordi di cooperazione scientifica in Africa e Sud America, dove ha ingenti interessi commerciali. Dall’altra, più per motivazioni politiche, finanzia generosamente progetti di ricerca nell’area del Mar Cinese Meridionale, un’area considerata dagli analisti internazionali come fortemente instabile proprio per le mire territoriali cinesi.

IRAN – Il disgelo dei rapporti con l’Occidente porta i suoi frutti… anche in Oriente. Pochi giorni fa, infatti, è stato firmato il primo accordo di cooperazione scientifica tra Iran e Giappone nella storia dei due Paesi.

@gia_destro

Leggi anche: Marte: acqua, pirati e batteri, che succede sul Pianeta Rosso?

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Crediti immagine: Wikimedia Commons

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