Specie aliene nel Mediterraneo: il monitoraggio dei cittadini

A causa dell'aumento della temperatura media, molte specie aliene trovano nel Mediterraneo un ambiente favorevole per proliferare, causando spesso danni alla biodiversità locale.

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AMBIENTE – “Abbiamo bisogno del tuo contributo! Scendi in campo per aiutare la biodiversità”. Recita così lo slogan di Csmon-life, il primo progetto nazionale di citizen science sulla biodiversità. Un vero e proprio invito diretto ai cittadini, affinché collaborino in modo attivo al monitoraggio delle specie animali e vegetali presenti in Italia.

Il progetto, che fa capo all’Università di Trieste ed è coordinato da Stefano Martellos, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze della vita,  coinvolge l’Istituto agronomico mediterraneo di Bari (Chieam), La Sapienza di Roma e l’Università di Tor Vergata, e si pone diversi obiettivi. In primis, quello di monitorare la perdita di biodiversità nei vari ecosistemi, derivante dalla presenza di specie aliene. “Per quello che riguarda l’ambiente marino, pesci e altre specie aliene giungono nel Mediterraneo attraverso il canale di Suez e lo stretto di Gibilterra, come è sempre accaduto”, spiega Massimo Toma, biologo marino dell’Università di Lecce. “Tuttavia, a differenza del passato, oggi trovano le condizioni ideali per insediarsi e riprodursi, come la temperatura elevata, simile a quella dei mari di provenienza”.

Le specie aliene riscontrate nel Mediterraneo sono molte e, talvolta, si rivelano pericolose per quelle autoctone, magari perché competitive, predatrici oppure patogene. È il caso del pesce flauto (Fistularia commersonii), migrato dalle acque indo-pacifiche. Avvistato per la prima volta nel 2004 nello stretto di Sicilia e in seguito, nel 2006, nel porto di Tricase (Salento), ghiotto di acciughe, zerri e boghe. O ancora, del pesce coniglio (Siganus luridis), un esemplare velenoso proveniente dall’Oceano Indiano, erbivoro e aggressivo, potenzialmente in grado di eliminare altre specie meno offensive con le quali compete per il cibo, come le sarpe. O quello della cosiddetta noce di mare, la Mnemiopsis leidyi, medusa molto temuta, avvistata lungo le coste liguri e tirreniche, e proveniente dall’Oceano Atlantico. Vorace predatrice di zooplancton, ittioplancton e pesci zooplanctivori, in passato ha causato il crollo del pescato nel Mar Nero.

“Il contributo dei cittadini in quest’opera di monitoraggio è fondamentale”, sottolinea Toma, specificando come le segnalazioni  contribuiscano in modo reale ad aiutare i ricercatori nel controllo delle specie. Dare il proprio aiuto è semplice: basta scaricare l’app di Csmon-life e, dopo aver scattato una foto ad animali o piante ritenuti significativi, usare l’applicazione per inviare una segnalazione ai ricercatori (come indicato in questo tutorial). I dati raccolti, dopo una fase di validazione, confluiranno all’interno del Network nazionale sulla biodiversità (Nnb), un sistema di banche dati nazionale promosso dal Ministero dell’Ambiente. Il sistema è pubblico e online, e permette ai cittadini di vedere inserito il proprio nome tra gli “osservatori” (previo consenso), o in una lista di partecipanti al progetto.

“Dalla partenza di Csmon-life  a oggi abbiamo ricevuto circa 3500 segnalazioni, seicento da parte dei ragazzi delle sei scuole che hanno aderito all’iniziativa”. Numeri che, secondo Stefano Martellos, rappresentano il primo successo di un progetto partito solo a dicembre dello scorso anno, ancora in corso e ricco di iniziative. Csmon-life, infatti, organizza anche altre esperienze di citizen science, già condotte con successo all’estero: i Bioblitz, eventi di mobilitazione collettiva della durata di uno o più giorni, in cui i cittadini ricevono una sorta di “chiamata alle armi”.  Scesi in campo al fianco dei ricercatori, svolgono un’attività di raccolta dati in specifiche aree di studio dislocate sul territorio nazionale, per ora in solo in due regioni: Puglia e nel Lazio.

Degno di nota tra i progetti di controllo della biodiversità anche Meteomeduse, una delle iniziative di monitoraggio marino più grandi al mondo. Ideato da Ferdinando Boero, docente di Zoologia e Biologia marina presso l’Università del Salento, Meteomeduse, proprio come Csmon-life, coinvolge ancora una volta i cittadini, invitandoli a segnalare la presenza di meduse tramite app. Attraverso la pagina dedicata al progetto dal sito Focus e grazie all’applicazione Meteomeduse, si può conoscere il nome della medusa avvistata, identificandone le caratteristiche e la pericolosità, data dal grado di irritazione che può provocare. Pertanto il progetto, oltre al monitoraggio della presenza di questa specie, offre anche un servizio utile per i bagnanti. “L’Italia possiede 8500 chilometri di coste”, ricorda Boero. “I ricercatori non riescono a essere ovunque. Con l’aiuto dei cittadini si possono raccogliere dati interessanti e significativi. Proprio come è accaduto tempo fa con la scoperta di Pelagia benovici, una specie sconosciuta ai nostri mari, avvistata per la prima volta nell’Adriatico, grazie a Meteomeduse”.

Audio tratto dall’intervista a Ferdinando Boero,  docente di Zoologia e Biologia marina presso l’Università del Salento, associato a Cnr-Ismar

Crediti immagine Boero: www.lteconomy.it

Leggi anche: L’invasione del Mediterraneo

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Giacomo Carena, Flickr

 

Informazioni su Milly Barba (55 Articles)
Comunicatrice scientifica, social media manager e speaker radiofonica. Curo la rubrica #SenzaBarriere dedicata al tema disabilità.

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