Robotica e disabilità: gli studi vincenti dell’Università di Siena

Una protesi robotica per restituire in parte l'autonomia di movimento a chi è stato colpito da ictus: il Sesto Dito realizzato dall'Università di Siena in collaborazione con l'IIT di Genova

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Immagine dal video The Robotic Sixth Finger di SIRSLab

SENZA BARRIERE – Novità sul fronte della ricerca sulla disabilità dall’Università di Siena. Un gruppo di scienziati del Dipartimento di Robotica, in collaborazione con l’Istituto italiano di tecnologia (IIT) di Genova, ha brevettato il “Sesto Dito”, una protesi meccanica in grado di restituire parte dell’autonomia persa a coloro che sono stati colpiti da ictus.

“La protesi costituisce un supporto indispensabile per chi ha subito un trauma ischemico”, spiega Domenico Prattichizzo, docente di Robotica dell’ateneo senese a capo della ricerca, e senior scientist all’IIT. “Ogni anno, in Italia, circa 200 000 persone sono colpite da ictus. Solo il 25% dei pazienti guarisce completamente. Negli altri permangono vari problemi, come quelli riguardanti il controllo motorio, e la probabilità di perdere la funzionalità di un arto è molto elevata. Per questo abbiamo pensato a una tecnica per reintegrare l’utilizzo della mano inerme”, continua Prattichizzo, descrivendo la struttura della protesi.

“Il Sesto Dito è studiato per afferrare gli oggetti e stabilizzarli, sfruttando l’arto con funzionalità limitata. Realizzato anche con l’aiuto di stampanti 3D, è costituito da una fascia indossabile sul polso o sul palmo della mano lesa, alla quale è collegata la parte attiva, il dito meccanico vero e proprio. Il Sesto Dito, aprendosi, può afferrare oggetti di varie dimensioni che, durante la stretta della presa, si contrapporranno alla parte inerme realizzando una chiusura”. Per garantire un pieno controllo della protesi, inoltre, il dito artificiale sarà gestito da un dispositivo ad anello da indossare sulla mano non compromessa, in grado di percepire i movimenti compiuti dall’arto paretico e dalla protesi stessa.

“I risultati dei test condotti per sei mesi all’Ospedale Le Scotte di Siena su pazienti colpiti da ictus in stato cronico hanno evidenziato come la protesi garantisca alla persona il recupero di un’autonomia perduta da tempo. Immaginate quanto possa essere frustrante non riuscire ad afferrare neppure una bottiglietta d’acqua”, sottolinea lo scienziato. Prattichizzo specifica poi come la protesi, oltre a restituire autonomia bilaterale alla persona, contribuisca a incrementare la mobilità del braccio che, nel caso di un arto completamente fermo, resterebbe inattivo.

Anche lo sport senza barriere

Il gruppo di ricerca grazie allo sviluppo della protesi si è aggiudicato il premio per la miglior dimostrazione alla conferenza internazionale IEEE Haptics Symposium 2016 a Philadelphia, negli Stati Uniti, e vanta anche altri successi. Solo pochi mesi fa, Domenico Prattichizzo, in collaborazione con i ricercatori Marco Aggravi e Gionata Salvietti, ha ideato un sistema per consentire a chi è ipovedente e desidera imparare a sciare di comunicare al meglio con il proprio istruttore.

Lo studio “Haptic assistive bracelets for blind skier guidance”, condotto dal SIRSLab del Dipartimento di Ingegneria dell’informazione e scienze matematiche dell’Università di Siena, ha portato alla realizzazione di un’innovativa interfaccia tattile. Come funziona? Lo sciatore riceve dall’istruttore informazioni direzionali attraverso due bracciali vibranti, indossati sugli avambracci. I segnali vengono inviati dall’istruttore durante la discesa mediante l’uso di particolari bastoni da sci, dotati di tecnologia bluetooth. Così, grazie all’interazione tattile – processata più velocemente dal cervello poiché richiede un minore sforzo cognitivo rispetto alla modalità uditiva – lo sciatore ipovedente apprenderà in modo rapido le istruzioni impartite dal maestro, accelerando il processo di apprendimento della tecnica sportiva. Lo studio, ancora una volta, mira a migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità, ribadendo la necessità che anche lo sport sia privo di barriere.

Leggi anche: Stampa 3D e medicina: il progresso corre veloce

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Informazioni su Milly Barba (55 Articles)
Comunicatrice scientifica, social media manager e speaker radiofonica. Curo la rubrica #SenzaBarriere dedicata al tema disabilità.

2 Commenti su Robotica e disabilità: gli studi vincenti dell’Università di Siena

  1. Riccardo Cassinis // 6 maggio 2016 alle 18:33 // Rispondi

    Devo fare un piccolo appunto: non esiste un dipartimento di robotica all’Università di Siena. Anzi, per quanto mi risulta, non esiste un dipartimento di robotica in nessuna università italiana. Questa constatazione, che non toglie nulla al valore e all’importanza delle ricerche che si fanno in Italia nel campo, dimostra come non si sia ancora compreso il messaggio che insieme a tanti colleghi ho inutilmente cercato di trasmettere nell’ultimo trentennio, e cioè che la robotica è una disciplina autonoma, che incorpora, utilizza, stimola la ricerca in tantissime branche della scienza e dell’ingegneria. Non è una propaggine di questa o di quella disciplina, come suggeriscono i nomi dei dipartimenti esistenti.
    Sono fermamente convinto che comprendere questo punto sia fondamentale per il progresso della robotica, e non credo che sia un caso che i paesi dove la ricerca sulla robotica è più avanti siano proprio quelli che per primi hanno creato strutture dedicate esclusivamente alla robotica, a cominciare dl nome. Tanto per dire, il Robotics Institute della Carnegie Mellon è stato fondato nel 1979…

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