Che cos’è l’ANVUR

Tra i suoi compiti c'è quello di decidere i criteri per la valutazione della ricerca, per distribuire una parte del Fondo di Finanziamento Ordinario alle università italiane

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Nell’idea dei suoi fondatori l’ANVUR dovrebbe funzionare come contraltare all’autonomia dell’università per valutare il merito di ciò che viene prodotto. Crediti immagine: Public Domain

L’Italia – denunciava qualche mese fa il fisico Giorgio Parisi dalle pagine di Nature – “trascura gravemente la sua ricerca di base”. La polemica non è certo nuova. Finanziamenti ridotti all’osso, troppa burocrazia, criteri di valutazione poco trasparenti: chi conosce e vive quotidianamente i problemi della ricerca italiana avanza da tempo queste lamentele sulle sue condizioni precarie. Ma quali sono i fondi che il nostro Paese riserva alla ricerca, e in che modo sono distribuiti alle diverse università? In una serie di articoli approfondiremo i dati sui finanziamenti alla ricerca italiana, i tentativi di valutazione e le loro criticità. Partendo proprio da chi ha il compito di stabilire i criteri per l’attribuzione dei fondi.

APPROFONDIMENTO – Il compito è di quelli tosti: valutare la qualità della ricerca e dell’università italiane. L’obiettivo finale è distribuire parte dei fondi ministeriali in modo più meritocratico, premiando gli atenei che soddisfano meglio una serie di parametri. A occuparsi di questo in Italia dal 2010 è l’ANVUR, l’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca, che nasce dopo una gestazione durata anni, sotto la spinta dell’allora ministro dell’Università e della Ricerca Fabio Mussi e del suo sottosegretario Luciano Modica. Fino a quel momento, le risorse erano distribuite agli atenei in base a criteri come le dimensioni dell’università, il numero di iscritti, lo storico e così via.

Come nasce
L’anno che fa da spartiacque è il 1994, quando la legge Finanziaria approvata a dicembre del 1993 cambia il sistema di finanziamento dell’università italiana: da quel momento in poi le risorse non saranno più distribuite agli atenei in singoli capitoli di spesa, ma riunite in un unico fondo. Viene inoltre introdotta la “funzione valutativa”, anche se non sono chiariti i parametri in base ai quali effettuare questa valutazione.
La stessa legge prevede anche l’istituzione dell’Osservatorio per la valutazione del sistema universitario, un organo tecnico del Ministero composto da esperti esterni. Istituito formalmente nel 1996, ha il compito di “valutare l’efficienza e la produttività delle attività di ricerca e di formazione e verificare i piani di sviluppo e di riequilibrio del sistema universitario”. In questo modo si introduce una valutazione esterna svolta da esperti nominati dal Ministero.

Negli anni successivi nascono anche il Civr (Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca) e il Cnvsu (Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario), che saranno poi soppiantati dall’ANVUR, istituita formalmente con la Finanziaria del 2007 per “razionalizzare il sistema di valutazione della qualità delle attività delle università e degli enti di ricerca pubblici e privati destinatari di finanziamenti pubblici, nonché dell’efficienza ed efficacia dei programmi statali di finanziamento e di incentivazione delle attività di ricerca e di innovazione”. Il regolamento dell’Agenzia viene pubblicato in Gazzetta ufficiale nell’aprile 2008, ma nel frattempo cade il Governo di Romano Prodi e per alcuni mesi la questione ANVUR è rimessa parzialmente in discussione dal Governo di centrodestra guidato da Silvio Berlusconi con Mariastella Gelmini come ministro dell’Istruzione. Un nuovo regolamento è approvato a fine 2009 e pubblicato in Gazzetta nel maggio 2010. La nascita di un’Agenzia per la valutazione è accolta positivamente anche da un editoriale di Nature, che invita il Governo a passare dalle parole ai fatti.

Che cos’è
L’ANVUR è un’agenzia nazionale di diritto pubblico autonoma, che risponde al ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur) e nell’idea dei suoi fondatori dovrebbe fungere da contraltare all’autonomia dell’università, essere un sistema di bilanciamento che permetta di valutare il merito di ciò che viene fatto. L’ANVUR decide i parametri per la valutazione e stende report periodici in base ai quali viene distribuita la quota premiale del Fondo di Finanziamento Ordinario (Ffo). Tra gli elementi sottoposti a giudizio c’è la qualità della ricerca (VQR, valutazione della qualità della ricerca appunto). Si tratta di rapporti che abbracciano un arco temporale variabile (la prima VQR era relativa al settennio 2004-2010, quella in corso riguarda invece il periodo 2011-2014) e in cui viene chiesto a università e centri di ricerca di presentare i loro ‘prodotti di ricerca’.

“È un concetto molto ampio perché ci sono dei settori disciplinari come le ‘scienze dure’ che hanno una lunga tradizione di valutazione dei lavori scientifici per via delle riviste con impact factor, che sono il naturale sbocco di quanto viene prodotto – chiarisce Mauro Scanu, che si occupa dei rapporti con i media per l’Agenzia – Ci sono altri ambiti in cui le cose non sono così semplici, per esempio nei settori umanistici, dove il cardine del lavoro di un ricercatore non è la pubblicazione su una rivista. Ci sono altri elementi, come la pubblicazione di monografie, di volumi, di capitoli di libri, l’organizzazione di mostre, le curatele e così via”. Tutti fattori che devono essere valutati.

“Quando Anvur ha iniziato la prima VQR ha intrapreso un grande lavoro di studio di quanto viene prodotto dalla comunità scientifica, interrogandosi su cosa significa produzione scientifica e quindi ha cominciato a catalogare i lavori e pesarli. Con non poche polemiche perché c’erano dei settori che non erano mai stati valutati in modo sistematico. Ci fu un grande dibattito a questo proposito, condotto con la comunità scientifica”. Furono chiamati a valutare professori universitari delle varie materie, divisi secondo le aree disciplinari del Cun (Comitato universitario nazionale) e riuniti in Gruppi di esperti di valutazione (Gev). Il loro compito era attribuire un valore ai diversi prodotti presentati dalle università. “Non si tratta di una valutazione del singolo ricercatore, ma del dipartimento – precisa Scanu – Una volta raccolti tutti i dati e valutati i diversi dipartimenti, ANVUR fornisce al ministero tutta una serie di parametri in base ai quali l’organo politico decide cosa considerare per l’attribuzione dei fondi”.

L’obiettivo è quindi presentare al ministero una fotografia degli atenei italiani, senza stilare classifiche, ma fornendo al dicastero alcuni elementi per valutare come ripartire la quota premiale del Ffo che per il 2016 sarà del 20% rispetto al totale.

Oltre la ricerca
“Oltre alla valutazione della qualità della ricerca ci sono altrui ambiti di cui si occupa ANVUR che attualmente entrano in modo marginale nell’attribuzione dei fondi e che riguardano aspetti come la didattica e la struttura delle università stesse”, spiega Scanu. “Dall’anno scorso per esempio si è stabilito che ogni 5 anni ANVUR vada a fare una visita in loco in tutte le università italiane per l’accreditamento periodico e verifichi una serie di aspetti fondamentali per il posizionamento di quella università. Si tratta di un processo molto lungo, dove viene richiesta prima una serie di documentazione, si istituisce una pratica, ci sono nuclei di valutazione interni all’università che si occupano di organizzare queste informazioni e tutto culmina in un rapporto con cui ANVUR fornisce un giudizio in base ai diversi aspetti (quanti professori, alunni, sedi, dottorandi…).

Questa è una rivoluzione, perché significa che le università devono dimostrare di avere determinate caratteristiche per poter funzionare. L’obiettivo è la creazione di standard minimi qualitativi per tutelare chi si iscrive ai corsi”. Attualmente un corso di laurea o di dottorato prima di aprire deve chiedere l’autorizzazione all’ANVUR dimostrando di soddisfare i criteri dell’Agenzia. In caso contrario, il ministero non darà il via libera per l’apertura. L’anno scorso, per esempio, il ministero, proprio dopo una valutazione negativa ricevuta dell’ANVUR, ha negato il valore legale al titolo dell’università rumena Dunarea de Jos Galati che aveva aperto i battenti a Enna.

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