Sono tribalista, ma cerco di smettere

Gli scienziati Jankovic e Schultz descrivono le quattro premesse di quella che chiamano "atmostrizza", la comunicazione di scenari terrificanti riguardo al clima.

L’arrivo del Diluvio universale, un evento meteorologico sicuramente estremo, e l’imbarco sull’Arca di Noè, visti dal pittore americano Edward Hicks nel 1846. Dominio pubblico.

IL PARCO DELLE BUFALE – OggiScienza fa da palestra per gli studenti del master in comunicazione della scienza organizzato dalla SISSA. Un tempo la custode del Parco ci aveva insegnato. Ora vorrebbe tornarci da studentessa perché ha capito di essere un’odiosa tribalista. Per decenni ha ripetuto quello che dicono gli scienziati, invece di ascoltare coloro che pensano il cambiamento climatico sia una truffa.

Per l’esame di ammissione, i docenti le hanno dato il sunto dell’articolo di Vladimir Jankovic e David Schultz intitolato “Atmosfear: Communicating the Effects of Climate Change on Extreme Weather“:

Gli effetti potenziali e seri del cambiamento climatico sono spesso comunicati con il refrain che il cambiamento climatico antropico produrrà eventi meteo più estremi. Il refrain è diventato popolare tra gli scienziati e sui media allo scopo di far agire il pubblico e i governi contro ulteriori aumenti della temperatura globale ed effetti associati, attraverso la comunicazione di scenari terrificanti che chiamiamo con il termine “atmostrizza”.

L’aspirante matricola deve mostrare un pentimento sincero illustrando con impegni inderogabili di aver introiettato gli argomenti fantoccio le giuste critiche rivolte da Jankovic e Schultz a scienziati e comunicatori che fanno un allarmismo deleterio. Gli atmostrizzatori sostengono infatti che il riscaldamento globale contribuisce a un aumento tendenziale della frequenza o dell’intensità degli eventi meteo estremi: alluvioni, siccità, ondate di calore, tempeste e dissesti annessi.

Posto che i dati della tendenza sono truffaldini e che l’energia aggiunta all’atmosfera dai nostri gas serra non modifica né la dinamica dell’atmosfera né le sue interazioni con la superficie terrestre, il compito è venuto così:

La seduzione dell’atmostrizza poggia su quattro premesse. 1. L’atmostrizza riduce la complessità del cambiamento climatico a un bersaglio identificabile nella forma di eventi meteo estremi forzati.

a. Mi impegno (“solennemente” ci va o è un tantino sopra le righe?) a scrivere per la prima volta in vita mia dell’aumento stimato in 2-3,5 °C della temperatura e relativi rischi se la concentrazione atmosferica di CO2 raddoppiasse rispetto a due secoli fa.

2. Gli eventi estremi antropogenici impongono la responsabilità di agire per proteggere il pianeta e la società da un rischio crescente e dannoso.

b. Prometto di dire che antropogenici o meno, gli eventi estremi non comportano alcun rischio, copiando paragrafi  interi di Bjørn Lomborg, Roger Pielke Jr e Sua Signoria Christopher Monckton.

3. Il raggiungimento del bersaglio si basa sulle politiche di riduzione delle emissioni.

c. Ripeterò che sono politiche assurde copiando i commenti del vice-presidente di Assocarboni e la sua raccomandazione di credere ciecamente al blog Climate Monitor.

4. Si postula che il risultato ultimo di queste politiche – un clima non-antropico – è più benefico di uno influenzato antropicamente.

d. Postulerò che i benefici del secondo sono certi, mentre i rischi del primo sono talmente incerti da essere improbabili, adattando il capitolo sulle sigarette che giovano alla salute tant’è che sempre più dottori fumano Camel, in Mercanti di dubbi di Oreskes e Conway.

L’atmostrizza sovra-semplifica e e travisa il vero stato delle questioni scientifiche e politiche in tre modi. 1. Gli eventi estremi sono soltanto uno degli effetti del cambiamento climatico previsti, e si affrontano meglio con misure diverse dalla riduzione delle emissioni.

e. Ridurle è insensato poiché da oltre 20 anni la temperatura cala, insieme agli eventi estremi, di pari passo con l’aumento delle emissioni e delle scie chimiche come dimostrato da un allevatore australiano di mucche, dal senatore Rubbia in Parlamento e dal senatore Malcolm Roberts in tv;

2. Un clima pre-industriale può restare uno scopo politico, ma in realtà è irrealizzabile.

f. (Un unico clima pre-industriale! Questa è tosta. Serve l’aiuto di astronomi e astrofisici). Giuro di calcolare un’inclinazione assiale della Terra, un’eccentricità e una precessione della sua orbita perfettamente stabili da 4 miliardi di anni fa fino all’invenzione della macchina a vapore, e l’assenza di minimi dell’attività solare, di eruzioni vulcaniche e altri fattori non antropici sulle variazioni climatiche avvenute prima dell’era industriale.

3. I danni causati da un qualunque evento estremo antropico possono essere eclissati dai danni causati da un’esposizione e da una vulnerabilità al rischio futuro.

h. Mi recherò nel Bangladesh, in Florida, nelle megalopoli costruite sui delta, nella fascia dei monsoni, sulla traiettoria di tempeste, uragani, tifoni e twitterò che è da pezzenti rimanerci quando a Cortina ci sono ville vuote tutto l’anno.

In realtà, i recenti aumenti di perdite e danni dovuti agli eventi meteo estremi, sono dovuti a fattori sociali. Pertanto invocare l’atmostrizza attraverso per esempio ricerche di attribuzione, non è un mezzo efficace per stimolare o legittimare politiche climatiche.

Questa chiusa di Jankovic e Schultz sarà l’oggetto di due tesine:

  • la prima sull’irrilevanza dei trilioni di dollari in valore attuale e dei milioni di vite spesi nella storia dell’umanità per mitigare gli effetti degli eventi meteo estremi;
  • la seconda sull’assurdità di risparmiare l’acqua in California, India, Australia, Medioriente, Africa sub-sahariana e in generale nelle zone siccitose o dove (non) si allunga il periodo degli incendi di foreste, savana, taiga o arbusti storpi che crescono dove (non) si scioglie il permafrost.

Occorreranno grafici – meglio se a colori – che smentiscono i dati falsificati sui danni da eventi estremi registrati dai tempi in cui l’imperatore Yu, in piedi su una tartaruga gigante e scettro alzato, fermava le alluvioni del Fiume Giallo, fondava la Cina e la prima dinastia degli idraulici.

Leggi anche: La biopsicocibernetica dell’aureola

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

4 Commenti su Sono tribalista, ma cerco di smettere

  1. Cara aspirante matricola e tribalista pentita,
    tutti questi impegni ti fanno onore e fissano il *nuovo standard etico per la corretta comunicazione scientifica*. Ma non serviranno a nulla se non riuscirai a far sentire amati e vezzeggiati, coccolati e compresi intimamente i tuoi lettori affamati di affetto.
    Tanti bacini dolci dolci,
    Dora.

  2. L’ha ribloggato su bUFOle & Co.e ha commentato:
    StraLOL!!! Grandiosa come sempre!

  3. Sarò tontolone, ma qui colgo bene sarcasmo e paradosso, grazie.

  4. Dora,
    vezzeggiati, coccolati
    eh lo so, ho ancora tanto da imparare. Sto cercando scrivere quanto voglio bene ai gameti italiani che fondano una famiglia, ma mi viene un po’ osé. Magari entro il Fertility Day ci riesco.
    Smack!

    Bernardo,
    macché tontolone, aveva gli occhi ancora in vacanza e non ha visto che in fondo alla prima puntata, c’è scritto “Cont.”.

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