Dieta sana? Migliori risultati anche a scuola

Già alle elementari si vede la differenza tra i bambini che mangiano sano e gli altri: i primi sono più abili nella lettura, nella comprensione del testo e negli esercizi di aritmetica

Quest’estate è stata depositata una proposta di legge da tre parlamentari del Partito Democratico per dire basta al cibo spazzatura nelle macchinette delle scuole e aprire le porte ad alimenti sani. Crediti immagine: romanov, Pixabay

SPECIALE SETTEMBRE – Cosa ha a che fare una dieta bilanciata e sana con l’essere abili nella lettura e in aritmetica? A quanto pare molto, specialmente se mangiamo in modo sano ed equilibrato fin da piccoli. È la scoperta appena pubblicata sull’European Journal of Nutrition, dopo che un gruppo di ricercatori ha monitorato 161 bambini finlandesi tra i sei e gli otto anni dalla prima alla terza elementare.

La dieta dei bambini è stata valutata sfruttando le raccomandazioni per la nutrizione della Baltic Sea Diet and Finnish nutrition, che suggeriscono di consumare molta verdura, frutta e bacche, integrando con pesce, cereali integrali, grassi insaturi e una quantità ridotta di carne rossa, prodotti ricchi di zucchero e grassi saturi. Più i “diari del cibo” tenuti dai partecipanti si avvicinavano a questo standard, più sana era considerata la loro alimentazione.

Così i ricercatori hanno scoperto che i bambini con una dieta più sana e variegata erano anche quelli che raggiungevano risultati migliori nei test di lettura, superando i loro compagni con una dieta di minor qualità: la loro lettura era più fluida, come la comprensione del testo e i risultati ottenuti in una serie di esercizi di aritmetica.

L’aspetto interessante è che i risultati sono indipendenti da altri fattori: a prescindere dallo status socio-economico della famiglia, dall’attività fisica e dall’indice di adiposità corporea (BAI) i bambini che mangiano meglio sono anche più abili nella lettura. Evidenze come queste sono fondamentali per ricordare quanto sia importante il ruolo dell’alimentazione durante la crescita, sia per la salute dei bambini che per i loro risultati scolastici. La responsabilità? È condivisa tra famiglia, scuola e istituzioni.

Ma non serve andare nei paesi del Nord Europa per capire che -anche se lentamente- la consapevolezza sta aumentando. Anche in Italia. Sembra infatti andare in questa direzione la proposta di legge depositata quest’estate da tre parlamentari del Partito Democratico, Umberto D’Ottavio, Massimo Fiorio e Luigi Dallai, per dire basta al cibo spazzatura nelle macchinette delle scuole e aprire le porte ad alimenti sani. Nel testo della proposta si legge l’intenzione di evitare così il consumo di «alimenti e bevande contenenti un elevato apporto di acidi grassi saturi, acidi grassi trans, zuccheri semplici aggiunti, sodio, nitriti e nitrati utilizzati come additivi, dolcificanti, teina, caffeina e taurina». Via il junk food e benvenuta frutta di stagione, in onore di quella dieta mediterranea della quale siamo tanto fieri ma che spesso è solo un miraggio.

Un esperimento che alcune scuole superiori tra Milano e Varese stanno già facendo dalla fine del 2015, quando hanno introdotto negli edifici macchinette “sane” a fianco di quelle che conosciamo tutti, piene di patatine e merendine. Le difficoltà non sono poche, a partire dal fatto che frutta e verdura deperiscono molto più rapidamente di uno snack confezionato. Ma complicato non vuol dire impossibile, come ha spiegato in un’intervista a il Fatto Alimentare la tecnologa alimentare che ha seguito il progetto lombardo.

L’obiettivo è in comune con l’iniziativa Frutta nelle Scuole promossa a partire dal 2009 dal Ministero della Salute, che ha portato in più di 80 scuole superiori distributori automatici di merende sane insieme a una serie di iniziative che spingono non solo a un’alimentazione più salutare, anche a una conoscenza -dunque un maggior rispetto- della biodiversità. Negli incontri, visite e conferenze previste per gli studenti si parla infatti anche di variare tra i diversi alimenti e rispettare la stagionalità dei prodotti, quindi scegliere frutta e verdura tipici della stagione in corso. Comunicare questi concetti ai bambini significa poi vederli arrivare nelle famiglie, influenzando il modo di fare la spesa e rendendolo più sano ma anche più sostenibile.

Cambiare approccio sull’alimentazione a partire dall’età scolare è importante quanto urgente: i dati parlano chiaro e quelli dei bambini italiani sono tra i più preoccupanti. Secondo le indagini nazionali, portate avanti dall’Istituto Superiore di Sanità a partire dal 2007 con “Okkio alla salute”, il 20,9% dei bambini nelle scuole primarie è sovrappeso tra gli 8 e i 9 anni, mentre il 9,8% è obeso. Rispetto al primo rapporto pubblicato nel 2008 c’è stato un lieve e progressivo miglioramento, segno che la comunicazione e la corretta informazione nelle aule (ma anche ai genitori) servono. Ora non resta che aspettare gli ultimissimi dati, raccolti nella V campagna ISS che ha coinvolto oltre 50.000 bambini in 2600 classi e si è conclusa a fine giugno.

@Eleonoraseeing

Leggi anche: E se la scuola iniziasse più tardi?

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Informazioni su Eleonora Degano (703 Articles)
Giornalista pubblicista, traduttrice e science writer. Collaboro con varie realtà come National Geographic Italia, OggiScienza, pagina99, dove mi occupo principalmente di zoologia, etologia e cognizione animale; nel 2016 ho vinto il Premio Giornalistico Tomassetti - Premio Speciale in Virologia

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